UNA BELLA COPPIA: PIPPO INZAGHI E BERLUSCONI. MOLTO ITALIANA. RE D´EUROPA. BULIMICI TUTTI E DUE, SEMPRE IN CERCA DELL´APPLAUSO, DEI RIFLETTORI, SEMPRE IN GUERRA CON CHI LI VUOLE MANDARE A CASA. CAPACI TUTTI E DUE DI RESUSCITARE.

Emanuela Audisio per "la Repubblica"


Una bella coppia: Pippo e il presidente Berlusconi. Molto italiana. Re d´Europa. Bulimici tutti e due, sempre in cerca dell´applauso, dei riflettori, sempre in guerra con chi li vuole mandare a casa. Capaci tutti e due di resuscitare. Un passo indietro? Mai, siamo mica matti. Il presidente sfila, appoggiandosi a Ronaldo, sotto la curva dei tifosi del Milan. Si capisce che dopo aver accompagnato in autobus la squadra, seduto accanto al mister, gli piacerebbe pure entrare in campo e magari anche dirigere il coro dei tifosi, peccato manchi la chitarra di Apicella.

Pippo, un rapace. Berlusconi, un accentratore. Si intendono benissimo. Il presidente lo chiama al telefono: «Io vado a Piacenza, nella tua città, ma tu mi raccomando fai gol, anzi fanne due». E Pippo al 45´segna. Oddio, la formazione del presidente prevedeva prima Gilardino e poi Inzaghi. Ancelotti ha deciso diversamente. Ma Pippo sa farsi perdonare. C´è da deviare con la spalla una punizione dal limite di Pirlo? Et voilà c´è Pippo. Di quei gol un po´ così. Però pesanti. All´italiana, si diceva una volta. Da scippatore, da quello che arriva all´ultimo minuto, da manuale dell´egoismo vincente. Il calcio è così: ti aspetti il genio di Kakà, ti arriva l´opportunismo di Inzaghi.

Pippo arraffa, ci prova sempre, non demorde. Non consente: e all´82´su assist di Kakà, scatta, scarta il portiere, la ributta dentro. Sbuffando un po´, come il bambino che si deve concentrare prima di consegnare il compito. Ma quando esce e il Liverpool segna è stizzito e butta via l´asciugamano. «Only angry people win football games», diceva il coach americano Darrell Royal. «Solo chi è arrabbiato vince la partite di calcio». E Pippo Inzaghi è sempre arrabbiatissimo. Ce l´ha con chi non gliela passa, con chi lo vuole mettere in ombra, nell´angolo, fuori dal campo. Con chi lo considera un sopravvissuto.

Farà 34 anni ad agosto, mica è da buttare. Pippo come Berlusconi non si metterebbe mai da parte, non regalerebbe mai un gol a un compagno. Anzi se potesse li devierebbe tutti lui. C´è gente timida, che si vergogna ad approfittare del lavoro altrui. Inzaghi invece si esalta, non ha problemi a metterci lo zampino. Il suo istinto di cacciatore del gol gli dice di buttarsi. Prima segni, poi magari pensi. L´altruismo in area da rigore è da fessi, da chi si traveste da buono è uno che vuol dare un altro nome alla paura. Pippo ai tempi della Juve non fece un favore nemmeno ad Alex Del Piero che stava attraversando un bruttissimo momento, due anni senza gol, e in una domenica a Venezia, Inzaghi fece finta di non vedere il compagno sulla linea di porta. Regalare un gol? Nemmeno morto.



Pippo è un calciatore, mica è un santino. Infatti fino a qualche anno fa Inzaghi era l´attaccante più mal sopportato dai difensori italiani (soprattutto per le sue cadute in area). Eppure difficile trovarne un altro così: sempre motivato, convinto che il gol sia tutto nella vita, e che la sostituzione sia un po´ come la morte. Il Milan stellare che aspettava l´esperienza di Seedorf e la classe di Kakà, alla fine si prende la notte europea più importante e scaccia il groppo di Istanbul, con un vecchio ragazzo di San Nicolò (Piacenza) cresciuto a salame (quello di Amedeo ad Agazzano) e a tortelli (quelli di Giovanelli a Sarturano). Pippo come il presidente non le manda mai a dire: «Io penso di finire la carriera al Milan, però sono stato sempre abituato a sentirmi importante nelle squadre in cui ho giocato».

E infatti nelle Coppe Europee con 58 gol ha superato Eusebio. «E dire che da piccolo sentivo sempre parlare di lui». Pippo si lamenta spesso: non dei comunisti, ma di chi non gli dà spazio. Però dice che il rapporto con Ancelotti è buono: « Il nostro è un rapporto da padre a figlio, c´è stima e rispetto». E naturalmente se il presidente fa le corna, Inzaghi è scaramantico: «I miei compagni sostengono che il giorno della partita, a tavola, mi cospargo apposta i vestiti della farina del pane, perché porta bene. Se è per questo mi metto anche lo stesso paio di scarpe da ginnastica».

Nel 2005 Pippo esultò come un matto in una partita contro il Palermo. Rientrava dopo un lungo infortunio e dopo venti mesi di digiuno. Andò fuori di testa, perché lui senza gol non ci sta stare, è il suo modo di esistere, di urlare al mondo. Corse per cinquanta metri verso la panchina, abbracciò Ancelotti, e descrisse la fine dell´incubo: «Ho visto Jankulovski che caricava il cross, Bobo che andava sul primo palo, Grosso che esitava, ho deciso di prendermi il secondo palo, la palla è arrivata lì, davanti a me di un paio di metri. Non so neanche come ho fatto, perché avevo i crampi da un pezzo, ma mi sono tuffato, l´ho colpita di testa. Poi l´ho vista dentro e non ho capito più niente».

Nemmeno il miglior telecronista avrebbe potuto fare una cronaca così particolare di uno stato d´animo. C´era da resuscitare la squadra anche nella notte di Atene per cacciarla lontana dall´incubo di Istanbul e dalle critiche di chi in fondo pensava che dopo Calciopoli forse il Milan non aveva diritto a partecipare a questa Coppa. Però Pippo e il presidente sanno come sopravvivere. 2-1 a quei cattivoni del Liverpool che si ostinano ancora a vestirsi in rosso. E l´Europa consente, consente.


Dagospia 24 Maggio 2007