VIVA LA PAPPA DI TREVI COL POMODORO (WARHOL DE NOANTRI SPAVENTA WALTER)
NESPOLO: "IL GESTO DI ROMA DISTURBA PERCHÉ È FUORI DALLA VACUITA' DELL'ARTE"
SGARBI: VANDALO, VERO ARTISTA. MEGLIO DELLE BAGGIANATE DI CATTELAN E CHRISTO
NESPOLO: "IL GESTO DI ROMA DISTURBA PERCHÉ È FUORI DALLA VACUITA' DELL'ARTE"
SGARBI: VANDALO, VERO ARTISTA. MEGLIO DELLE BAGGIANATE DI CATTELAN E CHRISTO
1 - POSTAAAAAAAAAA!
Riceviamo e pubblichiamo:
Lettera 1
Improvvisamente, dopo il gesto futurista che ha scandalizzato il milieu petit-bourgeois; tutti i graffitari da strapazzo appaiono per quello che sono: dei vecchi. Stupidi e stupiti hanno invidiato invano un gesto che avrebbero voluto fare loro. Forse, quando si saranno ripresi dai vinacci e dagli spinelli, capiranno che l'ARTE non danneggia nessuno.
Basettoni
PS. L'Ansa ha scritto un'altra delle sue. A proposito di Fontana di Trevi, la cui acqua è stata colorata rosso fuoco, scrive: "movimento futurista di cui si ricorda la nascita a Parigi nel 1909". Il Futurismo nasce a Milano ed è l'unico vanto culturale dell'Italia Unita.
Lettera 2
Molto più moderna, elegante e significativa la fontana tinta di rosso, di quella inutile festa del cinema, ricca solo di madrine matronali e film mediocri.
Mary
Lettera 3
Il liquido non era corrosivo e il monumento non è stato danneggiato.
Quindi, è stato un bel gesto, una botta di vita in una città così persuasa della sua bellezza al punto che da 200 anni non ne produce più.
Prevedibili e noiosi Veltroni e Rutelli, come sempre. Vigoroso Sgarbi, come sempre. Ci vogliamo rendere conto che i monumenti di Roma sono lasciati a essere simulacri di morte e pare vivano ora solo per gli obiettivi dei turisti? Diamo nuova vita a Roma e ai suoi bellissimi monumenti, e spogliandoli della retorica da quattro soldi di sindaci e ministri potremo dar loro una nuova luce e un nuovo ruolo.
Antonio Balla
Lettera 4
L'arte moderna sta diventando sempre più una forma di terrorismo psicologico. Ricordo i fantocci impiccati agli alberi di Cattelan. In questo senso l'attacco alla Fontana di Trevi è un forma di arte estrema e pura. Con la grande differenza che Cattelan viene strapagato e sponsorizzato dalle amministrazioni comunali mentre quei poveri futuristi di Roma dovranno sopportare una multa da brivido e la pubblica gogna.
Ezzelino - Treviso
Lettera 5
Caro Dago, diciamo la verità: quella nota di colore nella Fontana di Trevi è piaciuta a molti. E in molti pensano che Veltroni stia a rosica' per non averci pensato lui e nessuno dei suoi prezzolati e sopravvalutati amici artisti.
Perché le monetine si possono gettare nella Fontana e un po' di inchiostro simpatico no? Francamente non si capisce questa persecuzione nei confronti del simpatico dimostrante, le cui 'motivazioni' trovano pure un certo consenso nell'opinione pubblica.
Cosa ha mai fatto costui, a parte aver offeso la sensibilità del permalosissimo Walter?
Da Catanzaro a Roma, c'è aria di fascio-manganello. Sono stati spesi milioni di euro per danneggiare la città di Roma con installazioni indelebili...e ora si vuol arrestare un burlone con più senso estetico di tal Sakul Intakul, di mestiere 'apparatore' per la Festa di Roma.
Se il tintore della Fontana fosse stato amico di Walter ora sarebbe già al Moma di New York.
Herrera
2 - IL COLORE CHE SPAVENTA IL POTERE
Ugo Nespolo per "La Stampa"
Quanti Zang Tumb Tumb gettati al vento quanta meschina e sconclusionata retorica e coretti con vesti stracciate, echi di punizioni esemplari e vociare di spregio alla bellezza, all'eternità del benpensare che da ogni dove si leva.
Fontana di Trevi Rossa. Finalmente! Evviva! Non c'è bisogno di confrontarla con Adrianopoli 1912 tra gorgheggiare di urli e ombre sui musi e ganasce postmarinettiane di «maledizione canaglia canaglia gridare gridare urlare e muggire» giù fino a «scoppio di cuori turchi». Non è davvero successo niente di esecrabile, d'irrimediabile si tratta appena appena di una plastica bianca tanichetta colma di anilina rosso porpora a far brillare (esplodere?) un molle stereotipo colmo di quelle monetine che si propinano anche ora a mendicanti e lavavetri di estrazione varia.
Ma già si vocifera di un'Azione Futurista 2007 che proditoriamente connota di sugo politico il gesto birbo, l'attacco, lo scempio tutto. Maialata diretta pare a Veltroni stesso, alla Festa del Cinema in persona, su su fino (si dice) al Pd stesso. Si sa. Futurismo uguale Destra e destra magari più a destra di quella benpensante destra tanto innocua quanto culturalmente sprovveduta ed intenta da sempre a rimestare tra gli inaciditi avanzi di un mal compreso evolismo buono per tutti gli usi.
Tutti grandemente sovraeccitati son pronti ad upgradare una coloratissima provocazione per molti versi davvero sorprendente alla stregua di un torbido complotto munito di bestemmia dissacrante. Disturba davvero la connotazione vagamente cultural futurista, la citazione paramarinettiana per un gesto di bassa e decisa provocazione urbana, di rovesciamento del visivo consueto, di scardinamento del funzionalismo turistico.
Pensare che tutta la storia delle avanguardie storiche è farcita di schiaffi e provocazioni, è sostanziata dal ribaltamento voluto del senso comune, di spregio caustico alla logica allora detta borghese. Nessuno s'era mai davvero scandalizzato o preoccupato, come si sono affrettati a fare Ministri, Questori, Assessori, Legislatori pronti ad invocare adesso pene esemplari, gogna, galera tutta mercanzia che dalle parti nostre non è neppure riservata a falsari, mafiosi, stupratori e killers di varia natura ed estrazione.
Solo quando pare far comodo, sull' onda magari di un'emozione stavolta internazionale, ci si ricorda che il caro patrimonio artistico non è la somma di un ammasso di rovine fatiscenti magari mal amministrate, una Pompei alla sbaraglio, musei senza capo né coda, veneziepizzerie.
Adesso davvero a Roma s'intende tutelare persino il buon senso, quasi dall'enfasi par capire s'intenda equiparare questo gesto provocatorio e vitalistico all'attentato vile delle bombe sul metrò in un coro che oscilla senz'anima né fantasia tra Sinistra Lega e Destra stessa.
Niente paura. Si ricordi che i gesti di presunta ribellione delle avanguardie erano sempre stati concepiti con l'anestetizzante incluso. Chi si era davvero stupito, incazzato per il Cesso di Duchamp o la Merda di Manzoni o il Taglio (molto innocuo) di Fontana?
Quelle operazioni stavano tutte tranquillamente all'interno dei dettami del sistema dell'arte e quindi erano materiale prezioso per la costruzione di fama e prezzi. Il gesto di Roma disturba perché è fuori da questa logica e pure deturpando di meno ad esempio delle idiozie educate di un Christo con le sue invasioni plastiche sulla natura, disturba maggiormente. Se il gesto si potesse (e non è escluso) connotare di valore economico sarebbe ben presto dominio delle case d'asta internazionali impunite tiranne assolute del monopolio dei prezzi e dei valori.
Per dirla davvero tutta non credo che lo scandalo sia rappresentato da una fontana repentinamente arrossata ma dalla vacuità piuttosto del mondo dell'arte, dalla sua assenza totale di contatto con la vita reale. L'arte non è certo morta, l'arte è scomparsa semplicemente. L'arte è un luogo appartato, regno di benpensanti in vena al più di lucrosi investimenti di cui non sono neppure arbitri. L'arte come decoro per il salotto minimale, roba da esibire ad amici come segno di appartenenza e potere. Lo scandalo (comprensibile) se si vuole è che l'Italia - ad esempio - sia poi totalmente esclusa (salvo frattaglie minori) dalla eccellenza del sistema. I suoi scarsi musei d'arte moderna sono pallide ombre delle grandi istituzioni internazionali che dettano leggi, prezzi e valori. Di questo si preoccupino i nostri turbati Ministri, i nostri politici tutti.
Il Rosso di Trevi ci riporta al colore, forse ci spinge di nuovo a portar l'arte fuori dal chiuso delle aste televisive, ci dice che l'arte può essere una questione di straniamento, magari un gesto velleitario ma vitale, una via d'uscita persino al grigiore delle nostre città. Non solo Roma ha bisogno di vita e colore. Paradossalmente questo gesto dai contenuti culturali certo minimi e vaghi ci trascina fuori dal buon senso degli oggetti ben confezionati che trovi al Moma o alla Tate, ci spinge oltre il puro business dei Guggenheim, al di là della noia che pervade gazzette e biennali, i kassel e gli impiccatini milanesi delle boutiques cattellanesche.
3 - I VANDALI ROSSI DELLA FONTANA? VERI ARTISTI.
Vittorio Sgarbi per "Il Giornale"
A sentirne parlare, nel pomeriggio di ieri, la reazione fu di immediata simpatia per l'autore del gesto, non conoscendone l'entità, e valutandone il carattere di burla senza danni per il monumento. Così le mie dichiarazioni alle agenzie furono sdrammatizzanti e paradossali rispetto alla dominante «verde» che, indignata, esecrava. Ma a vederla, a vederla oggi nelle fotografie sui giornali! Quale rinnovato divertimento che le parole non possono descrivere!
Quell'effetto di gazpacho, di zuppa di pomodoro fredda nel piatto settecentesco, e il felice contrasto con il bianco del prospetto e delle sculture. Da ringraziare, e da conservarla così per qualche tempo e invece la smodata reazione del nuovo segretario del Partito democratico, le parole pronunciate con tono grave e voce bassa: «Quanto è accaduto oggi alla fontana di Trevi è stato davvero molto grave. È un'offesa a Roma per fortuna senza gravi conseguenze. C'è gente che non perde occasione per dimostrare di voler male alla città».
Fatico a capire. Dov'è il male; quali sono le conseguenze, se non gravi; e perché davvero. In quel «davvero» c'è tutto Veltroni. Come può un gesto divertente offendere la città? D'altra parte non doveva essere «davvero» così grave se nel resoconto del vicecapo gabinetto del sindaco, Luca Odevaine, si dice che, già alle 22, «a tempo di record, la fontana era completamente ripulita». Si può discutere la quantità di valore estetico del divertimento, ma non si può discutere che il gesto si sia fermato nel più autentico spirito dell'avanguardia.
E non si capisce perché le baggianate di Maurizio Cattelan o, prima, gli impacchettamenti di Christo abbiano avuto ammiratori deliranti e critici assolutamente favorevoli. Così come i concerti al Colosseo e tutte le imprese Son et lumière che hanno illustrato Roma e i suoi monumenti per maggior gloria del sindaco. E perché Veltroni invece di preoccuparsi della grave offesa di un gesto innocuo non si è pronunciato sull'immondo ascensore che svetta dietro il Vittoriano?
La ragione potrebbe essere nel fatto che l'ignoto, e forse presto riconosciuto autore della coloritura, ha agito nell'illegalità senza essere autorizzato come l'architetto Richard Meier che ha stuprato l'Ara Pacis o i due vandali che hanno «sistemato» piazza San Cosimato. Quelli sono stati benedetti da Veltroni. Ma intanto per qualche ora la fontana di Trevi si è rivista con la stessa emozione di quando vi si bagnò Anita Ekberg. Un ritorno della Dolce Vita. Ma anche, per Veltroni un richiamo a quel rosso da cui si è voluto allontanare. Lui che non è mai stato comunista.
Dagospia 22 Ottobre 2007
Riceviamo e pubblichiamo:
Lettera 1
Improvvisamente, dopo il gesto futurista che ha scandalizzato il milieu petit-bourgeois; tutti i graffitari da strapazzo appaiono per quello che sono: dei vecchi. Stupidi e stupiti hanno invidiato invano un gesto che avrebbero voluto fare loro. Forse, quando si saranno ripresi dai vinacci e dagli spinelli, capiranno che l'ARTE non danneggia nessuno.
Basettoni
PS. L'Ansa ha scritto un'altra delle sue. A proposito di Fontana di Trevi, la cui acqua è stata colorata rosso fuoco, scrive: "movimento futurista di cui si ricorda la nascita a Parigi nel 1909". Il Futurismo nasce a Milano ed è l'unico vanto culturale dell'Italia Unita.
Lettera 2
Molto più moderna, elegante e significativa la fontana tinta di rosso, di quella inutile festa del cinema, ricca solo di madrine matronali e film mediocri.
Mary
Lettera 3
Il liquido non era corrosivo e il monumento non è stato danneggiato.
Quindi, è stato un bel gesto, una botta di vita in una città così persuasa della sua bellezza al punto che da 200 anni non ne produce più.
Prevedibili e noiosi Veltroni e Rutelli, come sempre. Vigoroso Sgarbi, come sempre. Ci vogliamo rendere conto che i monumenti di Roma sono lasciati a essere simulacri di morte e pare vivano ora solo per gli obiettivi dei turisti? Diamo nuova vita a Roma e ai suoi bellissimi monumenti, e spogliandoli della retorica da quattro soldi di sindaci e ministri potremo dar loro una nuova luce e un nuovo ruolo.
Antonio Balla
Lettera 4
L'arte moderna sta diventando sempre più una forma di terrorismo psicologico. Ricordo i fantocci impiccati agli alberi di Cattelan. In questo senso l'attacco alla Fontana di Trevi è un forma di arte estrema e pura. Con la grande differenza che Cattelan viene strapagato e sponsorizzato dalle amministrazioni comunali mentre quei poveri futuristi di Roma dovranno sopportare una multa da brivido e la pubblica gogna.
Ezzelino - Treviso
Lettera 5
Caro Dago, diciamo la verità: quella nota di colore nella Fontana di Trevi è piaciuta a molti. E in molti pensano che Veltroni stia a rosica' per non averci pensato lui e nessuno dei suoi prezzolati e sopravvalutati amici artisti.
Perché le monetine si possono gettare nella Fontana e un po' di inchiostro simpatico no? Francamente non si capisce questa persecuzione nei confronti del simpatico dimostrante, le cui 'motivazioni' trovano pure un certo consenso nell'opinione pubblica.
Cosa ha mai fatto costui, a parte aver offeso la sensibilità del permalosissimo Walter?
Da Catanzaro a Roma, c'è aria di fascio-manganello. Sono stati spesi milioni di euro per danneggiare la città di Roma con installazioni indelebili...e ora si vuol arrestare un burlone con più senso estetico di tal Sakul Intakul, di mestiere 'apparatore' per la Festa di Roma.
Se il tintore della Fontana fosse stato amico di Walter ora sarebbe già al Moma di New York.
Herrera
2 - IL COLORE CHE SPAVENTA IL POTERE
Ugo Nespolo per "La Stampa"
Quanti Zang Tumb Tumb gettati al vento quanta meschina e sconclusionata retorica e coretti con vesti stracciate, echi di punizioni esemplari e vociare di spregio alla bellezza, all'eternità del benpensare che da ogni dove si leva.
Fontana di Trevi Rossa. Finalmente! Evviva! Non c'è bisogno di confrontarla con Adrianopoli 1912 tra gorgheggiare di urli e ombre sui musi e ganasce postmarinettiane di «maledizione canaglia canaglia gridare gridare urlare e muggire» giù fino a «scoppio di cuori turchi». Non è davvero successo niente di esecrabile, d'irrimediabile si tratta appena appena di una plastica bianca tanichetta colma di anilina rosso porpora a far brillare (esplodere?) un molle stereotipo colmo di quelle monetine che si propinano anche ora a mendicanti e lavavetri di estrazione varia.
Ma già si vocifera di un'Azione Futurista 2007 che proditoriamente connota di sugo politico il gesto birbo, l'attacco, lo scempio tutto. Maialata diretta pare a Veltroni stesso, alla Festa del Cinema in persona, su su fino (si dice) al Pd stesso. Si sa. Futurismo uguale Destra e destra magari più a destra di quella benpensante destra tanto innocua quanto culturalmente sprovveduta ed intenta da sempre a rimestare tra gli inaciditi avanzi di un mal compreso evolismo buono per tutti gli usi.
Tutti grandemente sovraeccitati son pronti ad upgradare una coloratissima provocazione per molti versi davvero sorprendente alla stregua di un torbido complotto munito di bestemmia dissacrante. Disturba davvero la connotazione vagamente cultural futurista, la citazione paramarinettiana per un gesto di bassa e decisa provocazione urbana, di rovesciamento del visivo consueto, di scardinamento del funzionalismo turistico.
Pensare che tutta la storia delle avanguardie storiche è farcita di schiaffi e provocazioni, è sostanziata dal ribaltamento voluto del senso comune, di spregio caustico alla logica allora detta borghese. Nessuno s'era mai davvero scandalizzato o preoccupato, come si sono affrettati a fare Ministri, Questori, Assessori, Legislatori pronti ad invocare adesso pene esemplari, gogna, galera tutta mercanzia che dalle parti nostre non è neppure riservata a falsari, mafiosi, stupratori e killers di varia natura ed estrazione.
Solo quando pare far comodo, sull' onda magari di un'emozione stavolta internazionale, ci si ricorda che il caro patrimonio artistico non è la somma di un ammasso di rovine fatiscenti magari mal amministrate, una Pompei alla sbaraglio, musei senza capo né coda, veneziepizzerie.
Adesso davvero a Roma s'intende tutelare persino il buon senso, quasi dall'enfasi par capire s'intenda equiparare questo gesto provocatorio e vitalistico all'attentato vile delle bombe sul metrò in un coro che oscilla senz'anima né fantasia tra Sinistra Lega e Destra stessa.
Niente paura. Si ricordi che i gesti di presunta ribellione delle avanguardie erano sempre stati concepiti con l'anestetizzante incluso. Chi si era davvero stupito, incazzato per il Cesso di Duchamp o la Merda di Manzoni o il Taglio (molto innocuo) di Fontana?
Quelle operazioni stavano tutte tranquillamente all'interno dei dettami del sistema dell'arte e quindi erano materiale prezioso per la costruzione di fama e prezzi. Il gesto di Roma disturba perché è fuori da questa logica e pure deturpando di meno ad esempio delle idiozie educate di un Christo con le sue invasioni plastiche sulla natura, disturba maggiormente. Se il gesto si potesse (e non è escluso) connotare di valore economico sarebbe ben presto dominio delle case d'asta internazionali impunite tiranne assolute del monopolio dei prezzi e dei valori.
Per dirla davvero tutta non credo che lo scandalo sia rappresentato da una fontana repentinamente arrossata ma dalla vacuità piuttosto del mondo dell'arte, dalla sua assenza totale di contatto con la vita reale. L'arte non è certo morta, l'arte è scomparsa semplicemente. L'arte è un luogo appartato, regno di benpensanti in vena al più di lucrosi investimenti di cui non sono neppure arbitri. L'arte come decoro per il salotto minimale, roba da esibire ad amici come segno di appartenenza e potere. Lo scandalo (comprensibile) se si vuole è che l'Italia - ad esempio - sia poi totalmente esclusa (salvo frattaglie minori) dalla eccellenza del sistema. I suoi scarsi musei d'arte moderna sono pallide ombre delle grandi istituzioni internazionali che dettano leggi, prezzi e valori. Di questo si preoccupino i nostri turbati Ministri, i nostri politici tutti.
Il Rosso di Trevi ci riporta al colore, forse ci spinge di nuovo a portar l'arte fuori dal chiuso delle aste televisive, ci dice che l'arte può essere una questione di straniamento, magari un gesto velleitario ma vitale, una via d'uscita persino al grigiore delle nostre città. Non solo Roma ha bisogno di vita e colore. Paradossalmente questo gesto dai contenuti culturali certo minimi e vaghi ci trascina fuori dal buon senso degli oggetti ben confezionati che trovi al Moma o alla Tate, ci spinge oltre il puro business dei Guggenheim, al di là della noia che pervade gazzette e biennali, i kassel e gli impiccatini milanesi delle boutiques cattellanesche.
3 - I VANDALI ROSSI DELLA FONTANA? VERI ARTISTI.
Vittorio Sgarbi per "Il Giornale"
A sentirne parlare, nel pomeriggio di ieri, la reazione fu di immediata simpatia per l'autore del gesto, non conoscendone l'entità, e valutandone il carattere di burla senza danni per il monumento. Così le mie dichiarazioni alle agenzie furono sdrammatizzanti e paradossali rispetto alla dominante «verde» che, indignata, esecrava. Ma a vederla, a vederla oggi nelle fotografie sui giornali! Quale rinnovato divertimento che le parole non possono descrivere!
Quell'effetto di gazpacho, di zuppa di pomodoro fredda nel piatto settecentesco, e il felice contrasto con il bianco del prospetto e delle sculture. Da ringraziare, e da conservarla così per qualche tempo e invece la smodata reazione del nuovo segretario del Partito democratico, le parole pronunciate con tono grave e voce bassa: «Quanto è accaduto oggi alla fontana di Trevi è stato davvero molto grave. È un'offesa a Roma per fortuna senza gravi conseguenze. C'è gente che non perde occasione per dimostrare di voler male alla città».
Fatico a capire. Dov'è il male; quali sono le conseguenze, se non gravi; e perché davvero. In quel «davvero» c'è tutto Veltroni. Come può un gesto divertente offendere la città? D'altra parte non doveva essere «davvero» così grave se nel resoconto del vicecapo gabinetto del sindaco, Luca Odevaine, si dice che, già alle 22, «a tempo di record, la fontana era completamente ripulita». Si può discutere la quantità di valore estetico del divertimento, ma non si può discutere che il gesto si sia fermato nel più autentico spirito dell'avanguardia.
E non si capisce perché le baggianate di Maurizio Cattelan o, prima, gli impacchettamenti di Christo abbiano avuto ammiratori deliranti e critici assolutamente favorevoli. Così come i concerti al Colosseo e tutte le imprese Son et lumière che hanno illustrato Roma e i suoi monumenti per maggior gloria del sindaco. E perché Veltroni invece di preoccuparsi della grave offesa di un gesto innocuo non si è pronunciato sull'immondo ascensore che svetta dietro il Vittoriano?
La ragione potrebbe essere nel fatto che l'ignoto, e forse presto riconosciuto autore della coloritura, ha agito nell'illegalità senza essere autorizzato come l'architetto Richard Meier che ha stuprato l'Ara Pacis o i due vandali che hanno «sistemato» piazza San Cosimato. Quelli sono stati benedetti da Veltroni. Ma intanto per qualche ora la fontana di Trevi si è rivista con la stessa emozione di quando vi si bagnò Anita Ekberg. Un ritorno della Dolce Vita. Ma anche, per Veltroni un richiamo a quel rosso da cui si è voluto allontanare. Lui che non è mai stato comunista.
Dagospia 22 Ottobre 2007