"LE RANE" E QUEL CONIGLIO DI RONCONI: "UN ARTISTA, ALLE MINACCE, DEVE SAPER DISOBBEDIRE."
Lettera di Gianluca Guidotti, Firenzuola, a l'Unità
Luca Ronconi avrebbe dovuto avere più coraggio, essere più limpido, più netto: sarebbe dovuto andare in scena con la scenografia che aveva pensato. La trinità ritratta (Bossi-Fini-BerIusconi) avrebbe reso un rito culturale, Le Rane a Siracusa, un pasoliniano rito politico. Questo era uno dei ruoli del teatro nella democrazia ateniese. Invece siamo all'autocensura e all'amarezza: il grande regista dice che se ne andrà all'estero, sdegnato, come tanti altri geniali cervelli.
Troppo facile! Credo invece, per il potere che ha e la carica che ricopre, che avrebbe dovuto, in quella inquietante cena che M. G. Gregori ha descritto, alzare la voce e alzare i tacchi o forse avrebbe dovuto non andarci proprio. E invece c'era, era là con la nomenklatura a non avere il coraggio di difendere le proprie idee. Non basta un comunicato. Mi dispiace dirlo ma in questo caso ha ragione il volgare nemico e non l'artista: la censura non è stata vera censura ma un invito o una minaccia e agli inviti e soprattutto alle minacce l'artista deve saper disobbedire.
Alla prima de Le Nuvole Socrate ascoltò la commedia per tutto il tempo in piedi: lui era l'oggetto del feroce sarcasmo aristofanesco. Chinando il capo Ronconi ha detto obbedisco! Ma nessuno glielo aveva chiesto. La nomenklatura rimase sbracata ad abboffarsi e a digerire nei salotti e a dar lezioni sul totalitarismo, lo spettacolo si fece «ripolito» e «quindi» tra un rutto e un peto non ri «uscimmo a riveder» sputi e manganelli. Ma questa fu un'altra commedia...
Dagospia.com 21 Maggio 2002
Luca Ronconi avrebbe dovuto avere più coraggio, essere più limpido, più netto: sarebbe dovuto andare in scena con la scenografia che aveva pensato. La trinità ritratta (Bossi-Fini-BerIusconi) avrebbe reso un rito culturale, Le Rane a Siracusa, un pasoliniano rito politico. Questo era uno dei ruoli del teatro nella democrazia ateniese. Invece siamo all'autocensura e all'amarezza: il grande regista dice che se ne andrà all'estero, sdegnato, come tanti altri geniali cervelli.
Troppo facile! Credo invece, per il potere che ha e la carica che ricopre, che avrebbe dovuto, in quella inquietante cena che M. G. Gregori ha descritto, alzare la voce e alzare i tacchi o forse avrebbe dovuto non andarci proprio. E invece c'era, era là con la nomenklatura a non avere il coraggio di difendere le proprie idee. Non basta un comunicato. Mi dispiace dirlo ma in questo caso ha ragione il volgare nemico e non l'artista: la censura non è stata vera censura ma un invito o una minaccia e agli inviti e soprattutto alle minacce l'artista deve saper disobbedire.
Alla prima de Le Nuvole Socrate ascoltò la commedia per tutto il tempo in piedi: lui era l'oggetto del feroce sarcasmo aristofanesco. Chinando il capo Ronconi ha detto obbedisco! Ma nessuno glielo aveva chiesto. La nomenklatura rimase sbracata ad abboffarsi e a digerire nei salotti e a dar lezioni sul totalitarismo, lo spettacolo si fece «ripolito» e «quindi» tra un rutto e un peto non ri «uscimmo a riveder» sputi e manganelli. Ma questa fu un'altra commedia...
Dagospia.com 21 Maggio 2002