SCHICCHISSIME PER ARMANI, ZOCCOLE PER VERSACE
NON SI UCCIDE COSI' UNO STILISTA MORTO
NON SI UCCIDE COSI' UNO STILISTA MORTO
Alle nove del mattino i telefonini della Milano impelagata nell'ago e nel filo della moda già brontolavano come una pentola di fagioli.
Ne abbiamo intercettato uno. "Hai letto le dichiarazioni di Giorgio Armani? No? E' su tutti i quotidiani... Insomma, a "Vanity Fair" ha rivelato di "aver avuto uomini e donne"... Sì, bravo, un "coming-out" timido, gay/non-gay, non solo etero, alla Pecoraro Scanio, oggi qui domani là, a vela e a vapore.... così retorico-ipocrito da non scontentare la pruderie di nessuno... Ecco, c'è la sua storia con Sergio Galeotti... Sì, racconta tutto, anche la sua scomparsa per Aids.. Ti ricordi: all'epoca nessun giornale poteva scrivere che il povero Sergio era morto per Aids... Le donne di Giorgio? Vuoi sapere con chi è stato insieme? Ma va là... Chiedi al mago Otelma... Aspetta, aspetta: il peggio deve ancora arrivare.
Ti leggo il pezzo su "Repubblica": "E nella sua intervista più vera Giorgio Armani trova spazio da dedicare a Gianni Versace. Ricorda un incontro in piazza di Spagna. "Mi disse "Tu vesti donne eleganti, io vesto delle zoccole". In quel momento capii che era sincero".... Non è incredibile? Devi sapere che tra Gianni e Giorgio non c'è mai stato mai un rapporto non dico di amicizia... si e no si scambiavano un saluto... Eppoi Gianni che liquida le sue clienti, princessa Diana compresa, come "zoccole"! E' vero, ha ragione Donatella Versace: trattasi di un doppio omicidio per Gianni: il primo avvolto nel mistero, il secondo alla luce del sole... Che caduta di stile per il re dello stile!".
RITRATTO DI GIORGIO ARMANI
Armani Giorgio.
Lo Spirito Sarto del buon gusto meneghino. Il "vestiti e cammina" della pompa sobria e dell'eleganza spoglia. Armani decolla iconicamente perché disarma il Valentino infiocchettato e smaccato; è il rifiuto di ogni forma di stracciaculismo mondano e di barocchismo da parrucchiere informato-gay.
Ha raggiunto un tale punto a croce di semplicità, equilibrio e raffinatezza da diventare l'ago della noia, l'imbastitura del ripetitivo, la spallina del moralismo, la fodera che sta sulle sue.
E su quelle degli altri sarti, invidiosi a morte del suo massimo successo, quando ebbe il genio di cucire la celebre "giacca a uomo" per la sciura in carriera.
Tale l'abito, tale è l'arbiter: maschera di gelo, occhio a bottoncino, naso a squillo, capelli surgelati, carattere timido, schivo, scontroso, quindi accentratore, si fida solo di se stesso, non ammette che la devozione. Uno dei rari italiani copertinati del settimanale Time. Un trenta e loden che ha ripagato la tenacia di un provinciale partito dal disagio impiegatizio di vetrinista della Rinascente per approdare all'agio miliardario di stilista del neo-Rinascimento anni Ottanta.
Ma le passerelle passano. Oggi, il filo-Armani s'è ammosciato: trionfa Prada, dilaga Gucci, si sente odore di abitucci.
OMO DI STILE
Diciamo "moda", facciamo seguire la parola omo-bi-sesso e la nostra fantasia parte a ruota libera. In una biografia non autorizzata, "Obsession", si racconta che lo stilista Calvin Klein si sposò l'ex modella Kelly Rector, soltanto perché lei era stata amante di Warren Beatty e a lui pareva, in quel modo, di avere conquistato un pezzo di quell'attore oggetto dei suoi desideri. In casa nostra, "Sette" fa il botto con il "coming out" più tenero del mondo, quello di Dolce & Gabbana. Anche Egon Fustenberg, in occasione del Gay Pride, svela quello che tutti sanno a Laura Laurenzi di "Repubblica".
Insomma, basta nascondersi: la "frocitudine" non è più una scelta da giustificare o una "malattia" vista dal buco della serratura del pettegolezzo, ma un fatto di vita. E di cinema: al recente Pestival veneziano ha dilagato trionfalmente la Culonia Babilonia. E all'improvviso, gli italiani sono diventati una nazione di esperti delle più ardite prassi di comunicazione sessuale. Le insospettabili casalinghe, per le quali l'arricchimento erotico era solo l'ultimo fiancé di Naomi o il nuovo boy di Alba Parietti, ora sanno tutto di "outing", il fenomeno di rivelare nei giornali nomi di personaggi famosi e di figure pubbliche che scelgono di tenere segreta la loro omosessualità, e di "comin' out", quando il diritto alla privacy cede e il Volto Noto rivela il proprio "lato oscuro".
Ai benpensanti inclinanti verso Er Pecora danno ancora un po' di sollievo quelle dichiarazioni di Er Pecoraro secondo le quali sarebbe assai "bipartisan" nei suoi affetti: "Mamma sa che non sono gay, ma sa anche che non mi ritrovo in un rapporto solo eterosessuale".
Saremo tutti moderni, comprensivi e aperti, ma chissà se nel "coming out" di Pecoraro sia pesato ciò che è accaduto all'indomani della dichiarazione di Giuliano Amato che si rammaricava di non poter vietare il Gay Pride dal momento che "purtroppo" c'è questa Costituzione....
Quella sera, infatti, un manipolo di gay furibondi si presentò sotto l'abitazione di Pecoraro Scanio. Urlavano in coro, come gli ultras della Curva Sud: "Pecoraro scendi giù - sei frocio anche tu". Il giorno dopo, il tentativo di "outing" messo in opera nei riguardi del ministro delle Politiche Agricole, riceve cassa di risonanza da una radio FM romana, RTL. Ed è subito gay-diluvio.
Sarà che "Tutti gli uomini sono omosessuali in potenza, devono solo saperlo, imbattersi nell'incidente o nell'evidenza che glielo rivelerà", come miagolava Marguerite Duras, ma la smania di etichettare non passa mai: soprattutto quella di indicare l'omosessuale, non più col famoso triangolo rosa nazista, ma con qualcosa che lo renda comunque riconoscibile, "diverso", proprio quando diverso non è più. In soccorso di chi teme promiscuità di "checche velate" e "machi effeminati" arriva in prima persona il movimento gay americano. Il bisbiglio si trasforma in subbuglio quando riviste gay come "Outweek" e "The Advocate" iniziano a tirar fuori i primi nomi.
Si sparla di John Travolta, Tom Selleck, Burt Reynolds, Richard Chamberlain, George Michael, David Bowie, Whitney Houston. Ma dopo le star dello showbiz, iniziano a puntare in alto e a fare i nomi di quelli che comandano. raccontano di Michael Eisner, all'epoca amministratore delegato della Disney, di Barry Diller, numero uno della Fox, dello stilista Calvin Klein. Nel 1990 "Outweek" fa scalpore con una copertina intitolata così: "La segreta vita gay di Malcom Forbes". Anche il mega-miliardario, editore del mensile che porta il suo stesso nome, era in realtà un "closet gay", un omosessuale che teneva nascosta nell'armadio (closet) la propra identità sessuale. Il pudore del criptofinocchio svanisce con la morte: scesa la lapide, si può svelare il segreto di Raymond Burr, Duke Ellington, Tony Perkins, Laurence Olivier (divenne gay grazie a Danny Kaye), James Dean e Cary Grant.
L'effetto è strepitoso, le polemiche anche. Si editorialeggia di maccartismo sessuale, di caccia alle streghe, di gay contro gay. Ecco una comunità divisa e disorientata dalla pratica dell'"outing". E' il 1985 quando Rock Hudson, ricoverato in una clinica parigina perché malato di Aids, fu praticamente costretto a rivelare la propria omosessualità.
Ed è proprio l'avanzare del virus Hiv, la consapevolezza di dover condurre una crociata a viso scoperto contro la peste del secolo, che determina la prima grande ondata di "coming out". In prima fila, gli oltraggiosi del pop. Nei brevi anni del suo grande successo, Boy George ha incantato per la grazia delle sue canzoni, ma anche per suo aspetto da massaia eccessivamente truccata, pronta ad ogni efferatezza, prontissima nell'affermare: "Sono un finocchio con i muscoli".
Con Elton John, prevale l'idea che l'identità sessuale sia opinabile, modificabile, aleatoria. Come nelle schedine del Totocalcio: 1-2-X. Ha ragione George Michael, gay svelato in un bagno pubblico di Los Angeles con i pantaloni a mezz'asta, quando afferma con tono malizioso: "Non capite. Non è che per essere una star ci voglia qualcosa di più. E' che ci vuole qualcosa in meno".
Basta nascondersi: la "frocitudine" non è più una scelta da giustificare o una "malattia" vista dal buco della serratura del pettegolezzo, ma un fatto di vita per i cineasti Pedro Almodovar e Gus van Sant. Si è dichiarato David Geffen, che con una fortuna di mille miliardi è subito assurto al ruolo di omosessuale più potente degli Stati Uniti: "Essere arrivato dove sono ora è stato reso ancora più difficile dal mio essere gay".
Nel 1994 il magnate avrebbe sposato l'attore bonazzo Keanu Reeves con una toccante cerimonia hawaiana. Non lo ha nascosto l'attore Jason Gould, figlio di Barbra Streisand e di Elliot Gould, facendo inviperire la nasuta mamma. Oliver Stone, il regista di "JFK", sposato con prole, ha confessato, in un'intervista, di aver avuto rapporti omosessuali. E quando l'intervistatore ha insistito con "Può darmi qualche dettaglio?", ha ironizzato: "Quali marinai? In quali porti? E' questo che volete sapere?".
"Sì, sono omosessuale ma anche cattolico e così non posso liberarmi del senso di colpa. Ora sono omosessuale ma non lo sono sempre stato. Non credo che ognuno debba "sempre" essere l'uno o l'altro", ci ha fatto sapere Rupert Everett. L'eccentrico protagonista del film "Ballando con uno sconosciuto" ha scandalizzato Londra con il suo primo, scottante, romanzo autobiografico, "Ciao cara, stai lavorando?", imperniato sulla prostituzione omosessuale. Espliciti, in questo senso, l'attore Leopoldo Mastelloni, il cantante Umberto Bindi, lo stornellatore Cristiano Malgioglio, il popparolo Ivan Cattaneo, il truccatore Diego Dalla Palma.
Si è esposto in prima persona Leo Gullotta: "L'omosessualità è una posizione mentale, un percorso di vita". Il "coming out" di Gullotta è il miglior argomento per seppellire i pregiudizi di sempre. La dichiarata professione di omosessualità non può più rovinare la carriera. Nemmeno se va in onda su Raiuno.
Si comincia col serpente di Adamo ed Eva, passando attraverso Giulio Cesare, Michelangelo e Luchino Visconti, si salta Helmut Berger, si ammira Giuseppe Patroni Griffi e si arriva subito a Paolo Poli. L'attore fiorentino ha sempre interpretato con autoironia e chiarezza le sue predilezioni sessuali e, come nessun altro ha saputo percepire l'"Omo di garbo": "Sono diventato frocio per un atto d'amore. Forse per amor del mi' babbo, io sempre ho cercato un omone grosso".
E poi c'è il regista Franco Zeffirelli, che nel 1989 alla tivù francese confessò a dentiera stretta di essere stato l'amante di Luchino Visconti, e che con Piero Chiambretti ha rincarato la dose: "Io sono una gran troia, andrei a letto con tutti, anche con Silvio Berlusconi, ma lui non ci sta purtroppo. E' tutto d'un pezzo". Ma è sulla pagina del "Gazzettino" di Venezia, in data 5/9/88) che la gayezza di Zeffirelli si supera. Alla domanda del cronista, perché usa il bastone?, il regista di "Gesù di Nazareth" risponde: "Sono caduto da cavallo. Stavo facendo l'amore con un fantino, e poiché mi piacciono le cose complicate, siamo andati al galoppo. E così siamo caduti".
E' nel destino del libertino, come diceva Voltaire, morire baciando il Crocifisso. Così si può riassumere la parabola di Renato Zero. Il fantasmagorico "re dei sorcini", che aveva fatto del travestimento-omosex la sua chiave per rompere la scena musicale italiana, dominata in parti uguali dal perbenismo melodico filodemocristiano e da quello alternativo filocomunista, ha definitivamente smesso di vendersi. Non canta più la travolgente "Mi vendo" ("Se io ti do il pelo, tu cosa mi dai?") o la struggente "Onda Gay" ("Chiunque tu sia, se tu lo vorrai, ti chiamerò gay! Gay... incontriamoci dai! Lo sai che tu puoi fidarti di me"). Convertito da don Mazzi ai buoni sentimenti, è passato dal Sexy Triangolo alla Santa Trinità.
(Copyright Dagospia.com 12-09-2000)
Ne abbiamo intercettato uno. "Hai letto le dichiarazioni di Giorgio Armani? No? E' su tutti i quotidiani... Insomma, a "Vanity Fair" ha rivelato di "aver avuto uomini e donne"... Sì, bravo, un "coming-out" timido, gay/non-gay, non solo etero, alla Pecoraro Scanio, oggi qui domani là, a vela e a vapore.... così retorico-ipocrito da non scontentare la pruderie di nessuno... Ecco, c'è la sua storia con Sergio Galeotti... Sì, racconta tutto, anche la sua scomparsa per Aids.. Ti ricordi: all'epoca nessun giornale poteva scrivere che il povero Sergio era morto per Aids... Le donne di Giorgio? Vuoi sapere con chi è stato insieme? Ma va là... Chiedi al mago Otelma... Aspetta, aspetta: il peggio deve ancora arrivare.
Ti leggo il pezzo su "Repubblica": "E nella sua intervista più vera Giorgio Armani trova spazio da dedicare a Gianni Versace. Ricorda un incontro in piazza di Spagna. "Mi disse "Tu vesti donne eleganti, io vesto delle zoccole". In quel momento capii che era sincero".... Non è incredibile? Devi sapere che tra Gianni e Giorgio non c'è mai stato mai un rapporto non dico di amicizia... si e no si scambiavano un saluto... Eppoi Gianni che liquida le sue clienti, princessa Diana compresa, come "zoccole"! E' vero, ha ragione Donatella Versace: trattasi di un doppio omicidio per Gianni: il primo avvolto nel mistero, il secondo alla luce del sole... Che caduta di stile per il re dello stile!".
RITRATTO DI GIORGIO ARMANI
Armani Giorgio.
Lo Spirito Sarto del buon gusto meneghino. Il "vestiti e cammina" della pompa sobria e dell'eleganza spoglia. Armani decolla iconicamente perché disarma il Valentino infiocchettato e smaccato; è il rifiuto di ogni forma di stracciaculismo mondano e di barocchismo da parrucchiere informato-gay.
Ha raggiunto un tale punto a croce di semplicità, equilibrio e raffinatezza da diventare l'ago della noia, l'imbastitura del ripetitivo, la spallina del moralismo, la fodera che sta sulle sue.
E su quelle degli altri sarti, invidiosi a morte del suo massimo successo, quando ebbe il genio di cucire la celebre "giacca a uomo" per la sciura in carriera.
Tale l'abito, tale è l'arbiter: maschera di gelo, occhio a bottoncino, naso a squillo, capelli surgelati, carattere timido, schivo, scontroso, quindi accentratore, si fida solo di se stesso, non ammette che la devozione. Uno dei rari italiani copertinati del settimanale Time. Un trenta e loden che ha ripagato la tenacia di un provinciale partito dal disagio impiegatizio di vetrinista della Rinascente per approdare all'agio miliardario di stilista del neo-Rinascimento anni Ottanta.
Ma le passerelle passano. Oggi, il filo-Armani s'è ammosciato: trionfa Prada, dilaga Gucci, si sente odore di abitucci.
OMO DI STILE
Diciamo "moda", facciamo seguire la parola omo-bi-sesso e la nostra fantasia parte a ruota libera. In una biografia non autorizzata, "Obsession", si racconta che lo stilista Calvin Klein si sposò l'ex modella Kelly Rector, soltanto perché lei era stata amante di Warren Beatty e a lui pareva, in quel modo, di avere conquistato un pezzo di quell'attore oggetto dei suoi desideri. In casa nostra, "Sette" fa il botto con il "coming out" più tenero del mondo, quello di Dolce & Gabbana. Anche Egon Fustenberg, in occasione del Gay Pride, svela quello che tutti sanno a Laura Laurenzi di "Repubblica".
Insomma, basta nascondersi: la "frocitudine" non è più una scelta da giustificare o una "malattia" vista dal buco della serratura del pettegolezzo, ma un fatto di vita. E di cinema: al recente Pestival veneziano ha dilagato trionfalmente la Culonia Babilonia. E all'improvviso, gli italiani sono diventati una nazione di esperti delle più ardite prassi di comunicazione sessuale. Le insospettabili casalinghe, per le quali l'arricchimento erotico era solo l'ultimo fiancé di Naomi o il nuovo boy di Alba Parietti, ora sanno tutto di "outing", il fenomeno di rivelare nei giornali nomi di personaggi famosi e di figure pubbliche che scelgono di tenere segreta la loro omosessualità, e di "comin' out", quando il diritto alla privacy cede e il Volto Noto rivela il proprio "lato oscuro".
Ai benpensanti inclinanti verso Er Pecora danno ancora un po' di sollievo quelle dichiarazioni di Er Pecoraro secondo le quali sarebbe assai "bipartisan" nei suoi affetti: "Mamma sa che non sono gay, ma sa anche che non mi ritrovo in un rapporto solo eterosessuale".
Saremo tutti moderni, comprensivi e aperti, ma chissà se nel "coming out" di Pecoraro sia pesato ciò che è accaduto all'indomani della dichiarazione di Giuliano Amato che si rammaricava di non poter vietare il Gay Pride dal momento che "purtroppo" c'è questa Costituzione....
Quella sera, infatti, un manipolo di gay furibondi si presentò sotto l'abitazione di Pecoraro Scanio. Urlavano in coro, come gli ultras della Curva Sud: "Pecoraro scendi giù - sei frocio anche tu". Il giorno dopo, il tentativo di "outing" messo in opera nei riguardi del ministro delle Politiche Agricole, riceve cassa di risonanza da una radio FM romana, RTL. Ed è subito gay-diluvio.
Sarà che "Tutti gli uomini sono omosessuali in potenza, devono solo saperlo, imbattersi nell'incidente o nell'evidenza che glielo rivelerà", come miagolava Marguerite Duras, ma la smania di etichettare non passa mai: soprattutto quella di indicare l'omosessuale, non più col famoso triangolo rosa nazista, ma con qualcosa che lo renda comunque riconoscibile, "diverso", proprio quando diverso non è più. In soccorso di chi teme promiscuità di "checche velate" e "machi effeminati" arriva in prima persona il movimento gay americano. Il bisbiglio si trasforma in subbuglio quando riviste gay come "Outweek" e "The Advocate" iniziano a tirar fuori i primi nomi.
Si sparla di John Travolta, Tom Selleck, Burt Reynolds, Richard Chamberlain, George Michael, David Bowie, Whitney Houston. Ma dopo le star dello showbiz, iniziano a puntare in alto e a fare i nomi di quelli che comandano. raccontano di Michael Eisner, all'epoca amministratore delegato della Disney, di Barry Diller, numero uno della Fox, dello stilista Calvin Klein. Nel 1990 "Outweek" fa scalpore con una copertina intitolata così: "La segreta vita gay di Malcom Forbes". Anche il mega-miliardario, editore del mensile che porta il suo stesso nome, era in realtà un "closet gay", un omosessuale che teneva nascosta nell'armadio (closet) la propra identità sessuale. Il pudore del criptofinocchio svanisce con la morte: scesa la lapide, si può svelare il segreto di Raymond Burr, Duke Ellington, Tony Perkins, Laurence Olivier (divenne gay grazie a Danny Kaye), James Dean e Cary Grant.
L'effetto è strepitoso, le polemiche anche. Si editorialeggia di maccartismo sessuale, di caccia alle streghe, di gay contro gay. Ecco una comunità divisa e disorientata dalla pratica dell'"outing". E' il 1985 quando Rock Hudson, ricoverato in una clinica parigina perché malato di Aids, fu praticamente costretto a rivelare la propria omosessualità.
Ed è proprio l'avanzare del virus Hiv, la consapevolezza di dover condurre una crociata a viso scoperto contro la peste del secolo, che determina la prima grande ondata di "coming out". In prima fila, gli oltraggiosi del pop. Nei brevi anni del suo grande successo, Boy George ha incantato per la grazia delle sue canzoni, ma anche per suo aspetto da massaia eccessivamente truccata, pronta ad ogni efferatezza, prontissima nell'affermare: "Sono un finocchio con i muscoli".
Con Elton John, prevale l'idea che l'identità sessuale sia opinabile, modificabile, aleatoria. Come nelle schedine del Totocalcio: 1-2-X. Ha ragione George Michael, gay svelato in un bagno pubblico di Los Angeles con i pantaloni a mezz'asta, quando afferma con tono malizioso: "Non capite. Non è che per essere una star ci voglia qualcosa di più. E' che ci vuole qualcosa in meno".
Basta nascondersi: la "frocitudine" non è più una scelta da giustificare o una "malattia" vista dal buco della serratura del pettegolezzo, ma un fatto di vita per i cineasti Pedro Almodovar e Gus van Sant. Si è dichiarato David Geffen, che con una fortuna di mille miliardi è subito assurto al ruolo di omosessuale più potente degli Stati Uniti: "Essere arrivato dove sono ora è stato reso ancora più difficile dal mio essere gay".
Nel 1994 il magnate avrebbe sposato l'attore bonazzo Keanu Reeves con una toccante cerimonia hawaiana. Non lo ha nascosto l'attore Jason Gould, figlio di Barbra Streisand e di Elliot Gould, facendo inviperire la nasuta mamma. Oliver Stone, il regista di "JFK", sposato con prole, ha confessato, in un'intervista, di aver avuto rapporti omosessuali. E quando l'intervistatore ha insistito con "Può darmi qualche dettaglio?", ha ironizzato: "Quali marinai? In quali porti? E' questo che volete sapere?".
"Sì, sono omosessuale ma anche cattolico e così non posso liberarmi del senso di colpa. Ora sono omosessuale ma non lo sono sempre stato. Non credo che ognuno debba "sempre" essere l'uno o l'altro", ci ha fatto sapere Rupert Everett. L'eccentrico protagonista del film "Ballando con uno sconosciuto" ha scandalizzato Londra con il suo primo, scottante, romanzo autobiografico, "Ciao cara, stai lavorando?", imperniato sulla prostituzione omosessuale. Espliciti, in questo senso, l'attore Leopoldo Mastelloni, il cantante Umberto Bindi, lo stornellatore Cristiano Malgioglio, il popparolo Ivan Cattaneo, il truccatore Diego Dalla Palma.
Si è esposto in prima persona Leo Gullotta: "L'omosessualità è una posizione mentale, un percorso di vita". Il "coming out" di Gullotta è il miglior argomento per seppellire i pregiudizi di sempre. La dichiarata professione di omosessualità non può più rovinare la carriera. Nemmeno se va in onda su Raiuno.
Si comincia col serpente di Adamo ed Eva, passando attraverso Giulio Cesare, Michelangelo e Luchino Visconti, si salta Helmut Berger, si ammira Giuseppe Patroni Griffi e si arriva subito a Paolo Poli. L'attore fiorentino ha sempre interpretato con autoironia e chiarezza le sue predilezioni sessuali e, come nessun altro ha saputo percepire l'"Omo di garbo": "Sono diventato frocio per un atto d'amore. Forse per amor del mi' babbo, io sempre ho cercato un omone grosso".
E poi c'è il regista Franco Zeffirelli, che nel 1989 alla tivù francese confessò a dentiera stretta di essere stato l'amante di Luchino Visconti, e che con Piero Chiambretti ha rincarato la dose: "Io sono una gran troia, andrei a letto con tutti, anche con Silvio Berlusconi, ma lui non ci sta purtroppo. E' tutto d'un pezzo". Ma è sulla pagina del "Gazzettino" di Venezia, in data 5/9/88) che la gayezza di Zeffirelli si supera. Alla domanda del cronista, perché usa il bastone?, il regista di "Gesù di Nazareth" risponde: "Sono caduto da cavallo. Stavo facendo l'amore con un fantino, e poiché mi piacciono le cose complicate, siamo andati al galoppo. E così siamo caduti".
E' nel destino del libertino, come diceva Voltaire, morire baciando il Crocifisso. Così si può riassumere la parabola di Renato Zero. Il fantasmagorico "re dei sorcini", che aveva fatto del travestimento-omosex la sua chiave per rompere la scena musicale italiana, dominata in parti uguali dal perbenismo melodico filodemocristiano e da quello alternativo filocomunista, ha definitivamente smesso di vendersi. Non canta più la travolgente "Mi vendo" ("Se io ti do il pelo, tu cosa mi dai?") o la struggente "Onda Gay" ("Chiunque tu sia, se tu lo vorrai, ti chiamerò gay! Gay... incontriamoci dai! Lo sai che tu puoi fidarti di me"). Convertito da don Mazzi ai buoni sentimenti, è passato dal Sexy Triangolo alla Santa Trinità.
(Copyright Dagospia.com 12-09-2000)