POLLAIO BERLUSCONI - PIÙ POTERE A LETIZIA MORATTI: DOPPIO INCARICO PER L'EXPO (GLISENTI AD) - UN ALTRO SCHIAFFO A FORMIGONI - IL CAI-NANO ALLA LEGA: BASTA FRASI ROZZE - BORGHEZIO: MEGLIO CHE FIGHETTI FORZAITALIOTI...
Natalia Lombardo per "l'Unità"
Da giorni alle prese con il via vai di pretendenti tra Arcore e Palazzo Grazioli, o con le impuntature di Roberto Formigoni che non vuole restare fino alla pensione incatenato al Pirellone, Berlusconi sembra non poterne più del «teatrino della politica» e del valzer delle poltrone. La coperta è corta, lamenta Berlusconi ieri mattina a una radio romana, nel rush finale della campagna per il Campidoglio a favore di Gianni Alemanno, promettendo «poteri speciali per Roma» anche sulla sicurezza. Interesse sleale: con Rutelli il futuro premier non intende collaborare. Silvio dà già Alemanno come vincitore, tanto più se dovesse confermarsi la voce della nomina bipartisan di Piero Ichino come ministro del Welfare (scartata l'ipotesi De Gennaro). A quel punto vorrebbe un'altra poltrona o un vicepremier.
Però che fatica per Silvio III rassicurare tutti sul fatto che la Lega abbaia ma non morde: «Da 21 anni è un partito democratico, ma dovrebbe cambiare il linguaggio fatto d'iperboli e un po' rozzo». Rozzo a chi? s'infuria il leghista Borghezio: «Noi siamo gente autentica, i fighetti forzaitalioti sono figli di papà e di gente che non ha mai lavorato». Fini concorda con Silvio.
Se questi sono i rapporti idilliaci con la Lega, sono peggiori quelli con Formigoni. Il Governatore della Lombardia si dev'essere rassegnato e, dopo una telefonata col Capo, per nulla intenzionato a cedere la regione alla Lega, la seconda puntata dell'incontro, prevista per ieri sera a Roma è scivolata a oggi, domani, o nel nulla. Berlusconi di grane ne ha già molte, da Alitalia alla sicurezza, per la quale vorrebbe trattare un'impossibile «moratoria su Schengen» o prendere le impronte digitali agli immigrati.
Nel frattempo si mostra fattivo e ricompensa chi considera più fidato: il pegno da pagare alla Lega è dovuto ma va limitato. Sul fronte affaristico - industriale Silvio III sta pianificando il futuro: a Letizia Moratti, sindaco di Milano che ieri è andata a trovarlo a Palazzo Grazioli, ha assicurato la doppia nomina di commissario e di presidente del comitato coordinatore, con amministratore delegato della società di gestione - pubblica con diritto privato - che sarà Paolo Glisenti. Il cavaliere le ha promesso che, nella lista dei primi consigli dei ministri, sempre più zeppa, varerà il «pacchetto sicurezza» più duro e il decreto per l'Expo. Tanto potere sull'evento al sindaco di Milano non deve aver fatto piacere a Formigoni. E il potente ciellino rischia anche di vedere retrocesso il suo uomo di fiducia, il teocon Maurizio Lupi. Per non parlare delle beghe nell'ancora Forza Italia se Bondi andasse ai Beni Culturali e l'editore del Foglio, Verdin, diventasse coordinatore...
Tutto questo annoia Silvio, che si diverte di più a ricevere nel palazzo nobiliare romano l'Ad di Microsoft, Steve Ballmer, insieme a Lucio Stanca, il futuro ministro che dovrà digitalizzare l'Italia che non digitalizzò in cinque anni... Invece no: ogni giorno c'è la telefonata col democristiano Rotondi, che rivendica i suoi 300mila voti, il pareggio con l'Mpa di Lombardo, e vuole un posto da «ministro anche senza deleghe», Il capo ha contro-offerto la vicepresidenza della Camera, ma per la Dca il governo è governo. E appena rientrato a casa, Berlusconi si ritrova Lombardo a battere cassa. Alessandra Mussolini lo adula: «È come Sean Connery in "Highlander"», ma indossa la maglietta: ministro offresi.
Dagospia 24 Aprile 2008
Da giorni alle prese con il via vai di pretendenti tra Arcore e Palazzo Grazioli, o con le impuntature di Roberto Formigoni che non vuole restare fino alla pensione incatenato al Pirellone, Berlusconi sembra non poterne più del «teatrino della politica» e del valzer delle poltrone. La coperta è corta, lamenta Berlusconi ieri mattina a una radio romana, nel rush finale della campagna per il Campidoglio a favore di Gianni Alemanno, promettendo «poteri speciali per Roma» anche sulla sicurezza. Interesse sleale: con Rutelli il futuro premier non intende collaborare. Silvio dà già Alemanno come vincitore, tanto più se dovesse confermarsi la voce della nomina bipartisan di Piero Ichino come ministro del Welfare (scartata l'ipotesi De Gennaro). A quel punto vorrebbe un'altra poltrona o un vicepremier.
Però che fatica per Silvio III rassicurare tutti sul fatto che la Lega abbaia ma non morde: «Da 21 anni è un partito democratico, ma dovrebbe cambiare il linguaggio fatto d'iperboli e un po' rozzo». Rozzo a chi? s'infuria il leghista Borghezio: «Noi siamo gente autentica, i fighetti forzaitalioti sono figli di papà e di gente che non ha mai lavorato». Fini concorda con Silvio.
Se questi sono i rapporti idilliaci con la Lega, sono peggiori quelli con Formigoni. Il Governatore della Lombardia si dev'essere rassegnato e, dopo una telefonata col Capo, per nulla intenzionato a cedere la regione alla Lega, la seconda puntata dell'incontro, prevista per ieri sera a Roma è scivolata a oggi, domani, o nel nulla. Berlusconi di grane ne ha già molte, da Alitalia alla sicurezza, per la quale vorrebbe trattare un'impossibile «moratoria su Schengen» o prendere le impronte digitali agli immigrati.
Nel frattempo si mostra fattivo e ricompensa chi considera più fidato: il pegno da pagare alla Lega è dovuto ma va limitato. Sul fronte affaristico - industriale Silvio III sta pianificando il futuro: a Letizia Moratti, sindaco di Milano che ieri è andata a trovarlo a Palazzo Grazioli, ha assicurato la doppia nomina di commissario e di presidente del comitato coordinatore, con amministratore delegato della società di gestione - pubblica con diritto privato - che sarà Paolo Glisenti. Il cavaliere le ha promesso che, nella lista dei primi consigli dei ministri, sempre più zeppa, varerà il «pacchetto sicurezza» più duro e il decreto per l'Expo. Tanto potere sull'evento al sindaco di Milano non deve aver fatto piacere a Formigoni. E il potente ciellino rischia anche di vedere retrocesso il suo uomo di fiducia, il teocon Maurizio Lupi. Per non parlare delle beghe nell'ancora Forza Italia se Bondi andasse ai Beni Culturali e l'editore del Foglio, Verdin, diventasse coordinatore...
Tutto questo annoia Silvio, che si diverte di più a ricevere nel palazzo nobiliare romano l'Ad di Microsoft, Steve Ballmer, insieme a Lucio Stanca, il futuro ministro che dovrà digitalizzare l'Italia che non digitalizzò in cinque anni... Invece no: ogni giorno c'è la telefonata col democristiano Rotondi, che rivendica i suoi 300mila voti, il pareggio con l'Mpa di Lombardo, e vuole un posto da «ministro anche senza deleghe», Il capo ha contro-offerto la vicepresidenza della Camera, ma per la Dca il governo è governo. E appena rientrato a casa, Berlusconi si ritrova Lombardo a battere cassa. Alessandra Mussolini lo adula: «È come Sean Connery in "Highlander"», ma indossa la maglietta: ministro offresi.
Dagospia 24 Aprile 2008