GRANDI OMICIDI (XIV puntata)

Il funzionario di polizia si precipita nel commissariato dell'aeroporto di Fiumicino, lì è seduta Chiara che ha già preannunciato di voler precisare meglio i suoi ricordi. Dopo quasi tre mesi dal primo interrogatorio e quasi due dall'ultimo, viene sentita nuovamente, su sua richiesta per fornire ulteriori particolari di interesse. Ed ecco infatti che dalla memoria remota vengono rielaborati altri ricordi. Ci tiene a dichiarare:
"Nelle precedenti verbalizzazioni, vista l'estrema gravità dei fatti, ho riferito solo tutte quelle circostanze di cui allora avevo un ricordo nitido e certo. Via via, riflettendo e cercando di ricordare ... sono arrivata a rammentare con certezza altri particolari di cui adesso ho un ricordo preciso".

"Ecco le novità", spiega il professor Strata. "Mentre nella seconda seduta del 21 maggio iniziata alle ore 22.00 la Lipari aveva detto: "Non ho sentito alcun rumore che possa somigliare ad uno sparo in tutto il periodo in cui sono rimasta all'interno della stanza", ora con la riflessione e cercando di ricordare, la versione cambia in: "Ho sentito un rumore sordo, un tonfo".
"E qui si compie la quadratura del cerchio", osserva Giuseppe Scattone.
"Già, ed emerge un nuovo ricordo: "Altra immagine che adesso ricordo con precisione è la figura di Salvatore Ferraro all'interno della stanza 6. In particolare ho focalizzato l'espressione del suo volto, che appena sono entrata era volto verso di me appena mi ha visto, si è voltato di scatto verso la finestra. Era pallido. Subito dopo che l'ho visto è uscito dalla stanza".
"La memoria cambia continuamente in questa ragazza".

"Sì, infatti tutto è ancorato all'espressione "Ho avuto l'impressione", invece di "ho visto".".
"E' sconcertante, professore.quando dice: "Ho avuto l'impressione che non uscisse una sola persona che mi ha salutato, ma due persone. Di questo ora sono certa.... per quanto riguarda l'altra persona che è uscita con Ferraro, non ho un ricordo nitido e chiaro. Quando sono riuscita a ricostruire il ricordo ho avuto l'impressione", ancora un'impressione!, "che potesse essere Scattone". Mio figlio entra in questa storia trascinato proprio per i capelli.".

"Condivido la sua amarezza, ingegnere. Nessun teste può essere preciso con il passare del tempo più di quanto non lo sia nell'immediatezza dei fatti. E stato dimostrato, ad esempio, che la probabilità che un testimone oculare, in un confronto all'americana, riconosca falsamente qualcuno come la persona vista sulla scena del crimine, può essere fortemente aumentata, ad esempio facendo indossare al sospetto abiti simili.
E' stato anche dimostrato che perfino testimoni attenti ed esperti, come poliziotti ed avvocati, sono estremamente soggetti a influenze di questo genere. Le ricerche confermano le numerose prove che l'identificazione da parte di testimoni oculari è molto meno affidabile di quanto di solito pensino le giurie".
"In conclusione? Qual è il suo giudizio definitivo?".

"Per quanto riguarda la testimonianza della Lipari, i ricordi forniti nel primo interrogatorio del 21 maggio che si è concluso alle ore 19.30, si possono classificare come memorie che corrispondono ad eventi realmente accaduti e per i quali esistono riscontri oggettivi, ma c'è la possibilità che in questo tipo di ricordo, che nel complesso offre un alto grado di affidabilità, si siano inseriti alcuni elementi di distorsione.
Alla categoria delle memorie interamente ricostruite, appartiene l'identificazione delle persone che la Lipari dice di aver visto nell'aula Questi ricordi, infatti, partono dal nulla e vengono gradualmente elaborati nei quasi tre mesi successivi. Qui si tratta di memorie interamente ricostruite a posteriori, senza un iniziale nucleo centrale di ricordi. Esse sono state ottenute con un intenso sforzo di ricostruzione, come ha ammesso ripetutamente la stessa Lipari".

"Ma insomma le può essere attribuita una patente di totale inattendibilità?". "Come risulta dall'intera documentazione che ho dettagliamente analizzato, nei ricordi della Lipari si parte dal nulla o talvolta dal subliminale, da sensazioni vaghe che poi diventano meno vaghe e che infine con "lampi" diventano certezze ricche di dettagli e di interpretazioni. Non è da sottovalutare che la Lipari si è sottoposta volontariamente ad analisi per oltre quattro anni, e pertanto crede molto nella teoria psicoanalitica del recupero del ricordo. Ella presenta inoltre una forte motivazione, assumendo un ruolo eroico per cercare la verità".
"Ma secondo lei ha subito pressioni?".

"Certo. La ragazza è stata oggetto di dichiarate pressioni e suggerimenti durante i vari interrogatori. Ha espresso molto spesso sensazioni ed impressioni soggettive e ha dichiarato di aver avuto condizionamenti e suggerimenti da parte degli investigatori. Anche l'aver avuto telefonate e colloqui privati con questi ultimi, in cui sono stati ripassati i fatti, può contribuire al convincimento del ricordo.
Quando le viene chiesto: "Riferisca se per caso ha udito frasi o notato atteggiamenti minacciosi nei suoi confronti", la Lipari risponde: "Beh, c'è stata quella frase, si.... ci sono state delle frasi che sono state intercettate, e finite sui giornali, che sono state da parte del dottor Ormanni che ha detto: "Perché qui insomma se lei è reticente o qualcosa del genere, io sputtano lei". Anche se poi ha aggiunto: "Però la cosa non mi ha scosso", rimane il fatto che in una situazione di ricordi così delicata, tali frasi possono costituire un condizionamento".
"Cosa si può concludere, professore?".

"Gli eventi relativi all'identificazione delle persone nell'aula Assistenti appaiono altamente inaffidabili. Ciò non significa che essi debbano essere necessariamente falsi. Oltretutto la Lipari appare in perfetta buona fede ed all'ansiosa ricerca della verità. Tali testimonianze possono essere utilizzate per la ricerca di prove, ma non possono costituire elementi di prova".
"Quindi, buona fede a parte, come definirebbe il racconto dell'assistente che ha contribuito a mandare in galera mio figlio?". "Una saga di ricordi emersi lentamente e con fatica dal nulla.
Le ombre restano dunque ombre, anche se la scena vista da Chiara nell'aula 6 diventa, contro ogni regola scientifica, nitida con il passare del tempo. Ferraro era pallido, Scattone lo ricorda solo vagamente ("ma ho avuto l'impressione che fosse lui") e soprattutto, "non è vero che rendo queste dichiarazioni dopo aver seguito la vicenda sui mass-media". Letto firmato e sottoscritto.
E buone vacanze a Maria Chiara che, accompagnata dal fratello Vito, lascia alle sue spalle Roma e il caso Marta Russo, l'istituto di filosofia del diritto e il dottorato di ricerca. E si immola sull'altare della verità. Aveva "respirato la cacca", adesso a diecimila metri d'altezza l'aria è davvero più pulita.
(continua)

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