PERCHE' LO STATO ITALIANO HA PAURA DEL FASCIO CARTACEO?
LO STRANO DESTINO DEL DIARIO DI CLARETTA E DELLE LETTERE DI BENITO

Mauro Suttora, corrispondente dagli Usa del settimanale "Oggi", ha scritto questo articolo - che abbiamo tradotto - per "Newsweek" del 19 maggio 2003.



Ero venuto a Phoenix, fra i cactus saguaro dell'Arizona a diecimila chilometri da casa, per indagare su uno dei segreti meglio conservati del mio Paese. Ed ecco li', mentre innaffia i fiori davanti alla sua roulotte, un 61enne alto e bello che vive col sussidio di disoccupazione. Mi accoglie con un sorriso triste pieno di dignita'. Ferdinando Petacci e' l'ultimo erede vivente di Clara Petacci, che nell'aprile 1945 volle essere uccisa col suo amante Benito Mussolini, il dittatore italiano. I loro cadaveri vennero poi appesi a testa in giu' in una piazza di Milano.

In Italia soltanto gli zingari vivono nelle roulottes. In America invece e' normale perdersi on the road. Quest'uomo potrebbe essere un miliardario se il governo italiano gli restituisse i diari di sua zia e le migliaia di lettere che Mussolini le spedi' durante i dodici anni del loro amore. Molto tempo fa i guardiani dei segreti di stato gli dissero che avrebbe potuto riaverli dopo 50 anni. Ma nel 1995 si inventarono una nuova legge che li tiene lontani dalle sue mani (e da quelle del pubblico) fino al 2015. Lui si chiede: "Perche' hanno tanta paura?"

Ferdinando aveva solo tre anni e fuggiva con tutta la famiglia su un'Alfa Romeo lungo il lago di Como, quando i partigiani comunisti li catturarono. Suo padre, che apparteneva all'entourage di Mussolini, fu giustiziato in loco, come la zia che chiese di condividere il destino del Duce. Sua madre venne violentata per giorni; il suo fratello maggiore non supero' mai lo choc e mori' giovane. Quanto a Ferdinando, ha fatto una brillante carriera come dirigente di una multinazionale francese in Europa e Sudamerica. Poi si e' trasferito negli Stati Uniti con i figli, ha divorziato, ha messo su un servizio di catering in California, ma gli affari non sono andati bene. Ha perso il suo ultimo lavoro in un ristorante del Colorado pochi mesi fa.



La roulotte di Ferdinando e' fornita di computer, telefono, fax, e-mail. Lui e' sempre in contatto col suo avvocato italiano. Zia Clara divento' la confidente politica di Mussolini durante i suoi ultimi anni, spiega. Diversi storici ritengono che le lettere di lui e il diario di lei potrebbero contenere la prova dei contatti fra il dittatore fascista e Winston Churchill nel 1944. Pare che il premier britannico abbia cercato di persuadere Mussolini ad accettare una pace separata, in cambio di una tregua sul fronte del sud, e perfino di spingere Hitler a indirizzare tutte le sue forze contro i russi.

Fantasie da un posto in mezzo al nulla nel deserto americano? Forse no. Ferdinando mi fa vedere un documentario dell'History Channel, che avanza proprio questa ipotesi. Un'altra suggerisce che il Duce, abbandonando Milano poche ore prima che arrivassero gli americani, prese con se' in una borsa di cuoio i documenti comprovanti i suoi contatti con Churchill. Evidentemente pensava che avrebbero potuto salvare la sua vita. E invece, mi dice Ferdinando, proprio quei documenti forse lo hanno condannato alla morte immediata, senza un processo pubblico. Alcuni storici ipotizzano che sia stato fucilato in fretta da agenti britannici per neutralizzare il suo ultimo ricatto. E Clara Petacci fu uccisa perche' anche lei sapeva.

Mi gira la testa. Fa troppo caldo in questa roulotte. Torno al mio albergo, passando davanti ai lussuosi campi da golf di Scottsdale, e passo la sera leggendo due o tre libri di storia, appassionanti come gialli. Apprendo che Churchill ando' in vacanza nell'estate del 1945... indovinate dove? Sul lago di Como. A dipingere, naturalmente. Ma stava anche cercando una borsa di cuoio?

Non molto tempo dopo, notizie dall'Italia. Il governo ha deciso finalmente di rendere pubblico il primo anno dei documenti segreti Petacci. Peccato che non li trovino piu'. Il direttore degli archivi di stato ha denunciato un furto. Povero Ferdinando. Forse e' meglio che si trovi un lavoro, venda la roulotte e metta su casa. Magari a Las Vegas. Quella famigerata Alfa Romeo e' finita li', in un casino'.


Dagospia.com 24 Maggio 2003