giuli buttafuoco biennale padiglione russo

BIENNALE NEL KAOS, ARMATA BRANCA-MELONI A PEZZI – BUTTAFUOCO IRONIZZA SULL'ASSENTE GIULI (“GRAZIE AL MINISTRO CHE SOSTIENE LE NOSTRE INIZIATIVE...”) E STUZZICA GIORGIA MELONI, SULLA RIAPERTURA DEL PADIGLIONE RUSSO, CON UN DISCORSO-SUPERCAZZOLA IN CUI RIVENDICA LA SUA AUTONOMIA – RONCONE: “L’UNICO DATO SICURO È CHE A PALAZZO CHIGI NON POSSONO STUPIRSI: LO SAPEVANO E LO SANNO CHE BUTTAFUOCO ÈINCONTROLLABILE. IL PADIGLIONE RUSSO È UN PO’ STILE PALAZZO D’INVERNO, UN PO’ SALONE MASSAGGI TURCO. DOMINA IL VERDE. E LA VODKA. A FIUMI. ARTE DI REGIME. DEL RESTO ANASTASIA KARNEEVA, COMMISSARIA DEL PADIGLIONE, È IN SOCIETÀ CON EKATERINA VINOKUROVA, FIGLIA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI RUSSO SERGEJ LAVROV" – LA PROTESTA DELLE PUSSY RIOT: VIDEO

https://tg.la7.it/cronaca/pussy-riot-biennale-venezia-irruzione-padiglione-russia-protesta-putin-06-05-2026-256370

 

Fabrizio Roncone per corriere.it - Estratti

PADIGLIONE RUSSO PROTESTE BIENNALE

 

Sulla banchina dell’Arsenale ecco gli sguardi dei primi visitatori, donne diafane con i capelli inzuppati e nobili decaduti in vecchi trench gocciolanti, metrosexual avvolti in mantelle dai toni pastello, critici d’arte, tutti con l’aria allietata e un po’ sognante.

 

«È l’effetto dei vodka tonic», spiega un fotografo.

 

Scusa, in che senso? «Quei furbi dei russi, al primo piano del loro padiglione, hanno aperto un bar». Ma non è nemmeno mezzogiorno. «Sì, però danno da bere gratis».

Diciamo che i servizi segreti di Putin conoscono bene le debolezze dell’animo umano.

Qui vanno d’alcol, sempre meglio l’alcol del plutonio.

 

manifestanti davanti al padiglione russo della biennale di venezia

Poi andiamo a vedere cos’hanno combinato (gira voce che l’allestimento sia d’una tristezza efferata). Comunque alla fine ci sono anche loro, i russi, ed è così che s’arriva alla pre apertura di questa molto annunciata Biennale, edizione numero 61: sotto una pioggerella fitta, con un vento di scirocco che soffia dalla laguna, con pozzanghere di melma giallastra dentro cui camminiamo in un miscuglio di curiosità ed eccitazione.

 

 

Le file sono lunghissime. I cronisti s’intruppano dietro quella del Teatro Piccolo. La conferenza stampa del presidente Pietrangelo Buttafuoco inizierà tra pochi minuti e lui, il feroce saracino, per citare il titolo d’un suo libro di qualche tempo fa, quando girò voce si fosse convertito all’Islam assumendo il nome di Giafar al-Siqilli, è già lì, in fondo al corridoio: sta per venirci a dire che nella clamorosa e lunga polemica della vigilia, in un irripetibile e impeccabile packaging che mischia l’imbarazzo della premier Meloni, certe ambizioni sprecate per una nuova egemonia culturale destrorsa, la furia filo ucraina del potente sottosegretario Fazzolari, non ha vinto, ma stravinto 

manifestanti davanti al padiglione russo della biennale di venezia

 

(...)

 

La platea è affollata, i primi interventi sono molto tecnici, qualcuno visionario, un po’ pallosi. Poi però prende la parola Buttafuoco e, subito, sfotte Giuli. «Grazie al ministro che sostiene le nostre iniziative...»: un modo elegante per ricordare che, su ordine di Giovanbattista Fazzolari, furibondo, Giuli gli ha addirittura spedito gli ispettori, non partiti su notizie di irregolarità, ma piuttosto venuti a cercarle, tipo pesca a strascico. Quindi, un pensiero alla presidente del Consiglio, e ai suoi dubbi legati alla partecipazione della Russia: «...ha detto non sono d’accordo ma... ed è proprio con quel “ma” che, da par suo, e la ringrazio, ha confermato, sgargiante e definitiva, la libertà e l’autonomia... che sono alla radice dello ius, della civiltà del diritto: quella dottrina di cui Sergio Mattarella, il capo dello Stato, è maestro».

 

Un Buttafuoco in purezza.

 

polizia davanti al padiglione russo della biennale di venezia

Buttafuoco è questo. Voleva riammettere la Russia, e c’è riuscito. Così come ha voluto pure Israele (padiglione, letteralmente, blindato). Poi, va bene: gli si è dimessa la giuria in blocco, sono arrivate lettere di fuoco da Bruxelles. La sensazione, però, è che lui avesse previsto tutto, o quasi. Vogliamo dire che ha provocato per il gusto di provocare? Forse, può darsi, ne sarebbe certo il tipo, ma non c’è certezza.

 

L’unico dato sicuro è che a Palazzo Chigi non possono stupirsi, perché lo sapevano e lo sanno che Buttafuoco è un intellettuale meraviglioso e incontrollabile, sguinzagliato nel suo mondo destro e irregolare, di dottrine psichedeliche, capace di vagabondare, in prosa scritta o memorabili orazioni, tra il barocco e il lirico, trastullandosi pure in feroci frequentazioni giornalistiche e sfolgoranti incursioni teatrali (...)

PROTESTE DI FRONTE AL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA

 

Il ministro Giuli aveva ringhiato: «Non gli faremo fare il martire!». Guardi, ministro, che Buttafuoco è qui tutto magretto nella sua giacca scura ed elegante, ben sbarbato, e sembra tutt’altro che affranto mentre sogghigna e sotto sotto si sciala e indica la strada, e dice che se è alle radici del pasticcio che vogliamo andare, bisogna uscire dall’Arsenale e arrivare ai Giardini. Il padiglione russo, superato l’ingresso, è sulla destra. Un po’ stile Palazzo d’Inverno, un po’ salone massaggi turco. Domina il verde. E la vodka. A fiumi.

 

L’altra sera hanno organizzato pure un dj set, ma adesso c’è un certo Alexey Khovalyg che si esibisce, un mongolo con la faccia identica a quella dei tanti mongoli disgraziati che Putin usa come carne da macellare sul fronte ucraino. Lo applaudono, anche se così fatti di vodka, applaudirebbero pure un gatto alla chitarra e un coniglio alla batteria, come nella famosa barzelletta.

PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026

Noto che l’unica istallazione, oltre al bar, è un gigantesco mazzo di fiori. Forse farebbero meglio a metterli nei loro cannoni. Ma è chiaro che questi — come Buttafuoco per primo sa — non rappresentano l’arte che resiste al regime: ma sono arte di regime (del resto Anastasia Karneeva, commissaria del padiglione, è in società con Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov).

 

Fuori ci sono gli agenti del reparto mobile, perché un paio d’ore fa sono arrivate Pussy Riot e Femen, fumogeni rosa, bandiere dell’Ucraina, cori anti Putin.

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

 

(..) Ma la vera chicca, in realtà, è nel padiglione dell’Austria, dove la ricca e assai glamour Eva Dichand, filantropa e collezionista d’arte e pure editrice del quotidiano Heute, ha finanziato un’istallazione dove una povera performer è costretta a starsene, nuda e a testa in giù, dentro una campana.

 

Sul significato dell’opera, ai tavoli del bistrot con vista mare, s’è aperto un dibattito serrato, al quale prende parte, invitato da una incantevole fotomodella francese, anche un certo Mikhail Mostovoi, o Mostovoijc, o qualcosa di simile, non s’è capito bene. Sostiene d’essere un mercante d’arte internazionale. Sulla quarantina, modi raffinati, sfoggia un ottimo italiano, che alterna al tedesco e all’inglese: tutti fingiamo di credere che sia come dice, un mercante, ma nessuno ci toglie dalla testa il sospetto che sia qui a osservare per conto dello Zar.

performer nuda padiglione austriaco della biennale 1giovanbattista fazzolari e giorgia meloniPIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026 PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026 apertura padiglione russo alla biennale di venezia - festa technoapertura padiglione russo alla biennale di venezia - festa technoapertura padiglione russo alla biennale di venezia apertura padiglione russo alla biennale di venezia apertura padiglione russo alla biennale di venezia - festa technoapertura padiglione russo alla biennale di venezia - festa technoGIULI BUTTAFUOCO BIENNALE PADIGLIONE RUSSO

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