alessandro giuli pietrangelo buttafuoco la biennale venezia

UNA BIENNALE DA PERDERE LA FACCIA - A VENEZIA ARRIVANO GLI ISPETTORI DEL MINISTERO DELLA CULTURA E BRUXELLES SOSTIENE LA LINEA DURA DI GIULI CONTRO BUTTAFUOCO (COLPEVOLE DI AVER APERTO LE PORTE AI RUSSI) - IL COMMISSARIO EUROPEO ALLA CULTURA MICALLEF ANNUNCIA CHE NON METTERÀ PIEDE NEI GIARDINI DELL'ESPOSIZIONE “FINO A QUANDO LA RUSSIA SARÀ INVITATA” – SOTTO ESAME ANCHE LA DECISIONE DI ESTROMETTERE DAI PREMI LA FEDERAZIONE RUSSA E LO STATO EBRAICO - I RUSSI CURANO L'ALLESTIMENTO DEL PADIGLIONE: LA DELEGAZIONE DI MOSCA È GUIDATA DALLA COMMISSARIA PUTINIANA KARNEEVA IN SOCIETÀ CON LA FIGLIA DI LAVROV…

Serena Riformato per la Repubblica - Estratti

 

ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO

A Ca' Giustinian, la sede della Biennale a Venezia, è una giornata nera. Intorno alle 15 arrivano gli ispettori del Collegio romano. Nel tardo pomeriggio, il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef annuncia che non metterà piede nei Giardini dell'esposizione «fino a quando la Russia sarà invitata». E tuttavia, insospettabilmente, la ragione dei controlli del Mic – già ventilati a marzo – non è da cercare nel padiglione del Cremlino.

 

Il focolaio, questa volta, è altrove. Dopo la decisione della giuria di estromettere dalla premiazione la Federazione russa e lo Stato ebraico, gli avvocati dell'artista israeliano Belu-Simion Fainaru hanno diffidato la fondazione, evocando la Corte europea dei diritti dell'uomo e minacciando un ricorso.

 

La contestazione è grave: «Sono vittima di una discriminazione razziale», argomenta lo scultore al telefono con Repubblica. Convinto che l'esclusione sia addirittura mossa da sentimenti di «antisemitismo» (nonostante l'intenzione dichiarata dalla giuria fosse colpire due Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l'umanità dalla Cpi).

 

Sta di fatto che nelle acque della laguna sta nascendo un nuovo problema legale. E così, nonostante i rapporti tesi, il presidente Pietrangelo Buttafuoco e il direttore generale Andrea Del Mercato, in questo caso, avrebbero citofonato a Roma per capire come uscirne senza creare un nuovo caso diplomatico o arrivare in tribunale.

padiglione usa biennale

 

La diffida dell'avvocato di Fainaru sarebbe stata girata sia al ministero della Cultura che a palazzo Chigi. A quel punto il Collegio romano ha risposto, sì, ma forse non nel modo auspicato dalla fondazione: già martedì sera l'istituzione culturale era informata della visita ministeriale.

 

Gli ispettori arrivati ieri a Venezia sono quattro, guidati da Angelo Piero Cappello, il direttore della creatività contemporanea del Mic. Saranno lì anche oggi e poi ripartiranno. Parlando con i suoi collaboratori, Giuli ha cercato di smorzare il suono "punitivo" dell'ispezione: «Andiamo lì con gli estintori, non con i lanciafiamme».

 

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

Lettura che non coincide con lo stato d'animo con cui il presidente Buttafuoco – irritato, riferiscono – ha accolto lo slancio ispettivo del Mic. Ieri, intanto, per contenere l'incendio, il ministro ha sentito al telefono l'artista Fainaru, a cui ha assicurato «che la sua opera sarà valorizzata in Italia attraverso una iniziativa promossa dal ministero della Cultura». Ci sarà un incontro al Collegio romano dopo la pre-apertura dell'esposizione.

 

Ma il nodo rimane lontano dalla risoluzione: a un primo vaglio, il regolamento della fondazione non prevede che la giuria possa escludere dei Paesi dai premi, quale che sia la ragione. Fainaru per questo tira in causa proprio l'istituzione lagunare: «Devono difendere i miei diritti umani, i giurati non hanno alcun titolo per fare scelte politiche».

 

Una grana dopo l'altra, mentre si avvicina il 9 maggio, la data dell'inaugurazione. Le sedie vuote cominciano a moltiplicarsi, sempre più pesanti: dopo quella di Giuli e del commissario Ue alla Cultura, sono attese altre defezioni dal resto d'Europa, in polemica con lo spazio del Cremlino. Del governo per ora l'unico confermato è sempre il vicepremier Matteo Salvini (...)

 

la biennale

I RUSSI GIÀ AL LAVORO CURANO L'ALLESTIMENTO DEL PADIGLIONE

Brunella Giovara per la Repubblica - Estratti 

 

Tira un'aria di burrasca — non solo meteo — su questo grazioso Padiglione russo, che riapre i finestroni sulla laguna e si riempie dei suoi legittimi proprietari. I russi, arrivati senza fanfara e già al lavoro per allestire la loro performance. Come minimo, rischiano alte grida di protesta, lanci di uova marce, buuh. Ma chi se ne importa, l'importante è esserci, all'appuntamento del 5 maggio, preinaugurazione della Biennale, e vedremo come andrà.

 

PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA

Intanto, tutta l'area resta proibita per via dei lavori in corso, e soprattutto questa, la villa costruita nel 1914 — lo zar Nicola II ancora regnante — dall'architetto Aleksej Shchusev, che dieci anni dopo progettò il mausoleo di Lenin, sulla piazza Rossa. Nulla è cambiato, da allora, in questo padiglione di un tenue verde, a parte una corona di telecamere e l'impianto di condizionamento.

 

Sul tetto a vetrate vola ancora l'aquila bicipite, tornata simbolo della Russia dopo la fine dell'Unione Sovietica, ma qui nessuno aveva mai pensato di toglierla, e lì è rimasta.

Anastasia Karneeva

 

(…) Su tutto vigila la commissaria Anastasia Karneeva, intravista dietro i finestroni e poco propensa al dialogo, neanche con l'intercessione di un moldavo di buona volontà, «la commissaria parla inglese, spagnolo e russo. Che lingua sceglie?». Ma poi lei non si affaccia, e adieu.

 

Ma forse è meglio così, perché la temibile Karneeva è putiniana di ferro, e tutti sbattono i tacchi al suo cospetto. Figlia di Nikolaj Volobuoev, vice amministratore delegato di Rostec (settore difesa e alte tecnologie), studi a Londra, e prima direttrice di Christie's a Mosca, nel 2008. Socia di affari in SmartArt (consulenze artistiche) con Ekaterina Vinokurova, figlia del ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Insomma, due famiglie di primo piano nella Russia di oggi, collezioniste d'arte e anche di molte sanzioni. Usa e Ue.

 

Cosa succederà, se già ora si pensa a come tenere separati gli artisti ucraini (che hanno spazio all'Arsenale) da quelli russi, e già ieri qualcuno si disperava — su e giù tra i vialetti — pensando a come proteggere gli israeliani, da eventuali contestazioni, o peggio, e speriamo di no.

PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA

 

 

SERGEI LAVROV - FOTO LAPRESSE

 

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