donald trump mohammed bin salman iran

BIN SALMAN, UN PARACULO CON IL TURBANTE – IL PRINCIPE EREDITARIO SAUDITA FA IL DOPPIO GIOCO: PUBBLICAMENTE FINGE DI MOSTRARSI EQUIDISTANTE, MA IN PRIVATO STA FACENDO PRESSIONI SU TRUMP PER PROSEGUIRE LA GUERRA CONTRO L’IRAN – RIAD CREDE CHE IL CONFLITTO SIA UNA “OPPORTUNITÀ STORICA” PER RIDISEGNARE IL MEDIO ORIENTE. MA SI NASCONDE DIETRO I CACCIA AMERICANI E ISRAELIANI – MBS È IN GROSSA DIFFICOLTÀ PER GLI ATTACCHI DEI PASDARAN, MA TEME CHE UN EVENTUALE PASSO INDIETRO DI TRUMP LASCI L’ARABIA SAUDITA E IL RESTO DEL MEDIO ORIENTE A FRONTEGGIARE DA SOLI UN IRAN RAFFORZATO E FURIOSO. A QUESTO PUNTI, TANTO VALE ANDARE FINO IN FONDO (E, IN PROSPETTIVA, RIAPRIRE IL DIALOGO CON ISRAELE SUGLI ACCORDI DI ABRAMO, E AGGIRARE IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ CON OLEODOTTI VERSO OVEST …)

trump bin salman casa bianca 1

WSJ, GLI INCONTRI FRA GLI INTERMEDIARI DIETRO LA RETROMARCIA DI TRUMP SULL'IRAN

(ANSA) -  Una serie di incontri a porte chiuse fra i ministri degli esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan a Riad ha aperto la strada al cambio di rotta di Donald Trump sull'Iran.

 

L'intelligence egiziana - riporta il Wall Street Journal - è riuscita ad aprire la scorsa settimana un canale di comunicazione con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e avanzare una proposta per una sospensione delle ostilità di cinque giorni nel tentativo creare le premesse per un cessate il fuoco.

 

Gli Stati Uniti hanno aperto alla via diplomatica in seguito agli sforzi degli intermediari e Trump ha annunciato che le trattative erano in corso. Nonostante questo, fra i mediatori arabi c'è scetticismo sulla possibilità che un'intesa possa essere raggiunta a breve fra Washington e Teheran visto che le posizioni sono ancora molto distanti.   

 

MOHAMMED BIN SALMAN DONALD TRUMP

Come condizione per mettere fine alla guerra, l'Iran ha chiesto che Stati Uniti e Israele si impegnino a non sferrare futuri attacchi. Teheran chiede anche un risarcimento per i danni subiti durante il conflitto.

 

Nel corso delle trattative dei giorni scorsi, particolare attenzione è stata dedicata alla riapertura dello Stretto di Hormuz con la richiesta che sia supervisionato da un comitato neutrale. L'Iran però ha chiesto di essere pagato per il transito delle navi, così come l'Egitto fa per il Canale di Suez. Un'idea a cui l'Arabia Saudita si è opposta non essendo intenzionata a concedere a Teheran la leva maggiore nelle operazioni nello Stretto.

 

SI DICE CHE UN PRINCIPE SAUDITA ABBIA SPINTO TRUMP A CONTINUARE LA GUERRA CONTRO L'IRAN DURANTE RECENTI TELEFONATE.

abdel fattah al sisi donald trump cheikh tamim ben hamad al thani

Traduzione dell'articolo di  Julian E. Barnes, Tyler Pager and Eric Schmitt per il “New York Times”

 

Il leader de facto dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, ha spinto il presidente Donald Trump a proseguire la guerra contro l’Iran, sostenendo che la campagna militare americano-israeliana rappresenti una «opportunità storica» per ridisegnare il Medio Oriente, secondo persone informate sui colloqui da funzionari statunitensi.

 

In una serie di conversazioni nell’ultima settimana, il principe Mohammed avrebbe detto a Trump che è necessario arrivare fino alla distruzione del governo iraniano più intransigente.

 

resti di missili iraniani in israele

Secondo le stesse fonti, il principe ha sostenuto che l’Iran rappresenta una minaccia di lungo periodo per il Golfo che può essere eliminata solo rimuovendo l’attuale regime.

 

Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu considera l’Iran una minaccia strutturale, ma gli analisti osservano che Israele vedrebbe probabilmente come un successo uno Stato iraniano fallito, troppo impegnato nei propri disordini interni per rappresentare un pericolo.

 

L’Arabia Saudita, al contrario, considera un collasso dello Stato iraniano una minaccia grave e diretta alla propria sicurezza.

 

MOHAMMED BIN SALMAN CON DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA

Alti funzionari sia sauditi sia americani temono però che, se il conflitto dovesse protrarsi, l’Iran possa infliggere attacchi sempre più devastanti contro le infrastrutture petrolifere saudite e che gli Stati Uniti possano restare intrappolati in una guerra senza fine.

 

In pubblico, Trump ha oscillato tra l’ipotesi di una rapida conclusione del conflitto e segnali di possibile escalation. Lunedì il presidente ha scritto sui social che la sua amministrazione e l’Iran avevano avuto «colloqui produttivi per una risoluzione completa e totale delle ostilità», affermazione contestata da Teheran, che ha negato l’esistenza di negoziati.

 

missili sui cieli del qatar risposta iraniana all attacco usa 3

Le conseguenze della guerra per l’economia e la sicurezza nazionale saudita sono enormi. Gli attacchi iraniani con droni e missili, lanciati in risposta all’offensiva americano-israeliana, hanno già provocato gravi perturbazioni nel mercato petrolifero.

 

Funzionari sauditi hanno respinto l’idea che il principe Mohammed abbia spinto per prolungare il conflitto.

 

«Il Regno dell’Arabia Saudita ha sempre sostenuto una soluzione pacifica, anche prima che la guerra iniziasse», ha dichiarato il governo in una nota, aggiungendo che i contatti con l’amministrazione Trump restano stretti e che «il nostro impegno non è cambiato».

 

«La nostra priorità oggi è difenderci dagli attacchi quotidiani contro la nostra popolazione e le nostre infrastrutture civili», ha aggiunto il governo. «L’Iran ha scelto una pericolosa strategia di brinkmanship invece di soluzioni diplomatiche serie. Questo danneggia tutti gli attori coinvolti, ma più di tutti l’Iran stesso».

 

Trump, secondo le fonti, si è mostrato a tratti aperto a ridurre l’intensità del conflitto, ma il principe saudita lo avrebbe esortato a non farlo, sostenendo la necessità di colpire le infrastrutture energetiche iraniane per indebolire il governo di Teheran.

 

missile iraniano lanciato verso la base usa di al udeid.

L’articolo si basa su interviste a persone che hanno parlato con funzionari americani e che hanno descritto i colloqui in forma anonima, data la sensibilità delle discussioni tra Trump e i leader mondiali.

 

Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato che l’amministrazione «non commenta le conversazioni private del presidente».

 

Il principe Mohammed, leader autoritario che ha condotto una dura repressione del dissenso, gode della stima di Trump e ha già influenzato in passato le sue decisioni. Secondo le fonti, avrebbe anche suggerito di considerare l’invio di truppe in Iran per impadronirsi delle infrastrutture energetiche e costringere il governo a cadere.

 

MOHAMMED BIN SALMAN - VOLODYMYR ZELENSKY

 

Negli ultimi giorni, Trump ha preso più seriamente in considerazione un’operazione militare per conquistare l’isola di Kharg, nodo centrale dell’infrastruttura petrolifera iraniana. Un’operazione del genere, con forze aviotrasportate o un assalto anfibio dei Marines, sarebbe estremamente rischiosa.

 

Secondo le stesse fonti, il principe saudita ha sostenuto l’idea di operazioni terrestri nei colloqui con Trump.

 

La posizione saudita sulla guerra è influenzata tanto da fattori economici quanto politici. Dall’inizio del conflitto, gli attacchi di ritorsione iraniani hanno di fatto strozzato lo Stretto di Hormuz, paralizzando l’industria energetica della regione. La maggior parte del petrolio saudita, emiratino e kuwaitiano deve transitare da lì per raggiungere i mercati internazionali.

 

Sebbene Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti abbiano costruito oleodotti per aggirare lo stretto, anche queste rotte alternative sono finite sotto attacco.

 

immagine satellitare del sito nucleare di natanz dopo l attacco usa

Secondo analisti vicini al governo saudita, sebbene Mohammed bin Salman preferisse probabilmente evitare la guerra, teme che un eventuale passo indietro di Trump lasci l’Arabia Saudita e il resto del Medio Oriente a fronteggiare da soli un Iran rafforzato e furioso.

 

In questa prospettiva, un’offensiva incompleta esporrebbe il Regno a attacchi frequenti e lascerebbe a Teheran la capacità di chiudere periodicamente lo Stretto di Hormuz.

 

«I funzionari sauditi vogliono certamente che la guerra finisca, ma è fondamentale come finisce», ha affermato Yasmine Farouk, direttrice del progetto Golfo e Penisola Arabica dell’International Crisis Group.

 

PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE

Un attacco del 2019 contro impianti petroliferi sauditi attribuito all’Iran — che mise temporaneamente fuori uso metà della produzione del Regno — spinse il principe a riconsiderare la sua linea dura verso la Repubblica islamica.

 

Successivamente, i sauditi hanno perseguito una distensione diplomatica, ristabilendo relazioni con l’Iran nel 2023, anche perché avevano compreso che l’alleanza con gli Stati Uniti offriva solo una protezione parziale.

 

Altri Paesi della regione, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, hanno seguito una strategia simile negli ultimi anni.

 

Dopo la decisione di Trump di entrare in guerra — contro il parere di diversi governi del Golfo — l’Iran ha risposto lanciando migliaia di missili e droni nella regione, compromettendo i tentativi di integrazione diplomatica.

MOHAMMED BIN SALMAN - VOLODYMYR ZELENSKY

 

«Quel poco di fiducia che esisteva è stato completamente distrutto», ha dichiarato il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan.

 

L’Arabia Saudita dispone di un ampio arsenale di intercettori Patriot per difendersi dagli attacchi iraniani su giacimenti, raffinerie e città.

 

Ma questi sistemi sono scarsi a livello globale. Gli attacchi hanno già colpito una raffineria e l’ambasciata statunitense, mentre i detriti dei missili intercettati hanno ucciso due lavoratori migranti bengalesi e ferito oltre una dozzina di residenti stranieri.

 

Dall’inizio della guerra, Netanyahu ha spinto per operazioni militari capaci di provocare il collasso del regime iraniano. I funzionari americani si sono invece concentrati sull’indebolimento delle capacità missilistiche e navali dell’Iran, mostrando maggiore scetticismo sulla possibilità di rovesciare il governo.

 

Nonostante gli attacchi israeliani abbiano eliminato numerosi leader, il regime iraniano resta al potere.

JEFFREY EPSTEIN CON MOHAMMED BIN SALMAN

 

I funzionari sauditi temono da tempo che un eventuale collasso dello Stato iraniano rappresenti una minaccia grave: anche in caso di caduta del governo, elementi militari o milizie emergenti nel vuoto di potere potrebbero continuare ad attaccare, probabilmente concentrandosi sugli obiettivi petroliferi.

 

Alcuni analisti dell’intelligence ritengono che Mohammed bin Salman veda nella guerra un’opportunità per aumentare l’influenza saudita in Medio Oriente, convinto che il Regno possa proteggersi anche in caso di conflitto prolungato.

 

Nei colloqui, Trump ha espresso preoccupazione per l’aumento dei prezzi del petrolio e i danni all’economia. Il leader saudita lo avrebbe rassicurato sostenendo che si tratta di effetti temporanei.

 

Ma funzionari americani e regionali sono scettici sulla capacità dei mercati energetici di riprendersi rapidamente. L’Arabia Saudita non può compensare le perdite causate dalla guerra, poiché il suo oleodotto terrestre trasporta solo una frazione del petrolio che normalmente passa attraverso lo Stretto di Hormuz.

 

attacco iraniano all ambasciata americana a riad

Pur essendo meglio posizionata rispetto ad altri Paesi del Golfo, l’Arabia Saudita rischia conseguenze gravi se lo stretto non verrà riaperto rapidamente.

 

Già prima della guerra, Mohammed bin Salman affrontava difficoltà finanziarie significative mentre si avvicina al 2030, scadenza fissata per trasformare il Paese in un hub globale.

 

Il governo prevede deficit di bilancio per diversi anni, a causa dei megaprogetti e degli investimenti massicci nell’intelligenza artificiale.

 

mohammed bin salman intervistato dalla cbs nel 2018

Una guerra prolungata metterebbe tutto questo a rischio: il successo del principe dipende dalla creazione di un ambiente sicuro per investitori e turisti.

 

Alla domanda se Riad preferisca una fine immediata del conflitto o un conflitto più lungo che riduca le capacità iraniane, il ministro degli Esteri Faisal ha risposto che l’unica priorità è fermare gli attacchi iraniani contro Arabia Saudita e Paesi vicini.

 

«Useremo ogni leva — politica, economica, diplomatica e altro — per far cessare questi attacchi», ha dichiarato.

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