banche italiane

EPIDEMIA BANCARIA – ALLE NOSTRE BANCHE MANCAVA SOLTANTO IL CORONAVIRUS PER CHIUDERE IN BELLEZZA UN DECENNIO (E PIÙ) DI CRISI A CATENA – NON A CASO SONO PROPRIO GLI ISTITUTI DI CREDITO A PAGARE DAZIO IN QUESTI GIORNI DI CADUTA DELLE BORSE. PER GLI INVESTITORI LA NUOVA RECESSIONE RIPRODUCE IL COPIONE NEFASTO DELLE ALTRE CRISI – I NUMERI DRAMMATICI DELLE BANCHE MEDIE: DIETRO A INTESA E UNICREDIT, IL DESERTO…

 

 

Fabio Pavesi e Andrea Deugeni per www.affaritaliani.it

sportello bancario 1

 

Ci risiamo. Ora è la volta di un evento drammatico e inaspettato come l’epidemia di Coronavirus a mandare al tappeto i listini e in particolare le banche.  Prima fu la grande crisi del 2008 e in sequenza la doppia recessione italiana e la crisi dello spread del 2011. Per finire con la crisi derivata dagli aumenti di capitale per fronteggiare le perdite sulle sofferenze.

 

MONTE DEI PASCHI

Con l’incubo della nuova epidemia per le banche è in arrivo la quarta ondata di crisi. In questi giorni di caduta delle Borse sono in particolare gli istituti di credito a pagare dazio. Il mercato li vende (oggi Mps, mentre si cerca la quadra per il rinnovo dei vertici, in ribasso del 5%, Banco Bpm giù del 4,3%, Ubi Banca del 3,7% e Intesa del 3,2%) intravedendo una nuova recessione dietro l’angolo provocata dagli impatti economici dell’epidemia. E per gli investitori la nuova recessione riproduce il copione nefasto delle altre crisi.

 

giuseppe castagna banco bpm

Sofferenze che torneranno a crescere, dopo la grande pulizia fatta negli ultimi 3 anni, credito in picchiata, margine d’interesse rosicchiato di nuovo pesantemente su cui già grava il rinvio sine die della normalizzazione sulla politica monetaria da parte della Bce; meno ricavi e future nuove svalutazioni sulle sofferenze che si andranno a creare. Insomma, una nuova tempesta perfetta.

 

creval credito valtellinese 7

Basta del resto vedere il bollettino di guerra delle banche quotate. Solo BancoBpm, reduce da un piano industriale “pigro” ha lasciato sul campo dalla presentazione delle nuove strategie, il 3 marzo, quasi il 20% del suo valore e dal 20 febbraio il titolo ha perso il 36%. UniCredit è tornata alla soglia dei 10 euro dai 14 euro di sole 3 settimane fa. La stessa Ubi Banca che si era apprezzata in un colpo solo del 28%, il giorno dell’offerta di scambio di Intesa-Sanpaolo, si è già rimangiata tutto il rialzo. Lo stesso gruppo guidato da Carlo Messina è sceso a poco più di 2 euro dai 2,54 del giorno dell’offerta. Per non parlare del Credito Valtellinese caduto in 3 settimane da 94 centesimi a 57 centesimi. Un bagno di sangue collettivo.

 

bancari licenziati

Del resto, basta guardare l’indice bancario del Ftse che oggi vale 7.765 punti, pericolosamente vicino sia al punto di minimo della crisi del 2016 che a quello della crisi dello spread. E così il mercato vende a piene mani le banche prefigurando un’Italia di nuovo in recessione.

 

IL DRAMMA DELLE BANCHE MEDIE

 

In questo movimento al ribasso, si acuiscono i problemi soprattutto delle cosiddette banche medie. Con le cadute di questi giorni ci sono titoli come BancoBpm che sono arrivati a capitalizzare solo 2,5 miliardi a fronte di un patrimonio netto che supera abbondantemente gli 11 miliardi. Anche Ubi che dovrebbe manifestare maggiore resistenza ai ribassi, vista l’offerta in corso di Intesa, oggi è tornata a valere poco più del 40% del suo capitale. Quanto a Creval, la Borsa, dopo i cali, la valuta non più del 30% del suo patrimonio netto. Bper vale oggi solo il 32% del capitale; peggio ancora va alla banca pubblica Mps che non va oltre il 22% del suo patrimonio. E anche il gigante UniCredit fatica con una valutazione di poco meno del 40%. Solo Intesa-Sanpaolo con Credem tengono in termini relativi. Ca' de Sass che era arrivata a valere oltre l’80% del suo capitale è scesa come rapporto tra market cap e patrimonio poco sotto il 70%.

MUSTIER MESSINA

 

I DUE BIG FANNO GARA A SE’

 

Cosa ci dicono questi numeri? Che tolta Intesa e in parte UniCredit, il plotone delle cosiddette banche medie italiane è tornato a valere numeri bassissimi sul suo valore di libro, quasi peggio delle crisi passate.

 

CON 4,5 MILIARDI CI SI COMPRA INSIEME BANCOBPM E MPS

 

E fa impressione constatare che messe insieme BancoBpm E Mps capitalizzano solo poco meno di 4,5 miliardi a fronte di capitale cumulato di quasi 18 miliardi e di un attivo di bilancio complessivo di 300 miliardi che ne farebbero, se fuse, la terza grande banca del Paese. Con pochi spiccioli ci si compra tutto quello che sta sotto ai due big nazionali. Del resto tra i due grandi gruppi bancari del Paese, Intesa e UniCredit, e il resto del sistema c’è un abisso. Sia di valutazioni sia di redditività. Come se dietro alle due grandi banche ci fosse il deserto bancario.

 

IL DIVARIO DI REDDITIVITA’

intesa sanpaoo

 

Nel 2019 le prime otto banche hanno prodotto utili netti per oltre 8 miliardi. Peccato che solo Intesa e UniCredit ne abbiano fatti per 7,5 miliardi. Oltre il 90% dei profitti delle banche quotate più significative viene solo dai due campioni della categoria. Certo, l’anno scorso ha pesato l’ennesima perdita di Mps che ha inciso per 1 miliardo. Tolto Mps gli utili prodotti collettivamente da Ubi; BancoBpm; Bper; Credem e Creval sono ammontati a soli 1,5 miliardi.

unicredit

 

Un po’ poco per rappresentare l’altra faccia del sistema bancario italiano. E tolto sia il BancoBpm che il Credem che hanno un Roe (un ritorno sul capital netto) che viaggia intorno al 7%, le altre banche annaspano con una redditività troppo bassa, spesso tra il 3 e il 4% che non copre certo il costo del capitale. Di fatto, distruggono valore. E non da ieri. Strutturalmente, sono banche che non si sono mai più riprese dalla crisi del 2008 sul piano della profittabilità, sempre inferiore al costo del capitale. Questo è di fatto il motivo del bassissimo valore che il mercato è disposto ad assegnargli. Il che pone più di un problema e spinge da tempo i regolatori e gli osservatori a porre il tema delle aggregazioni.

 

ibnp paribasmages

Troppe, troppo piccole e poco valorizzate. Non che le fusioni siano necessariamente la soluzione di tutti i mali. Spesso le fusioni non hanno il successo sperato e se unisci due malati, difficile che esca un nuovo soggetto sano. Ma di certo quei valori così compressi e frammentati dicono che c’è un’Italia bancaria tripartita e mal assortita. I due giganti del credito che fanno partita a sé e di fatto giocano in chiave europea. Le piccole popolari e le Bcc che assolvono al ruolo del localismo bancario e in mezzo però c’è quasi il deserto. Un vuoto che fa paura.

 

Un vuoto che, non appena la congiuntura economica tornerà a migliorare dopo che il Coronavirus avrà allentato la presa, potrebbe anche essere colmato, viste le esigue valutazioni della poco consistente schiera di banche medie, dalle insegne straniere dei grandi colossi europei. A cominciare dalle francesi Bnp Paribas e Credit Agricole già presenti nel nostro Paese.

 

creval credito valtellinese 4

Big player che, grazie a piattaforme tech più evolute, a maggiore efficienza e a minori oneri in termini di funding, guardano con interesse alle potenzialità del ricco risparmio tricolore. Specialmente nel Nord Italia. Il consolidamento nel Vecchio Continente è in atto e sul fronte domestico il campione nazionale Banca Intesa, che ha fischiato il calcio d'inizio nel risiko del credito europeo, ha già sparato le proprie cartucce.

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...