1. PEPPENIELLO MUSSARI STA RISPONDENDO DA ORE ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI SENESI. QUESTO SIGNIFICA CHE, SALVO SORPRESE, IN SERATA POTRA' TORNARE A CASA 2. MA SIGNIFICA SOPRATTUTTO CHE LA GRANDE RETATA NON PARTE OGGI PER EVITARE INQUINAMENTO DELLE PROVE O FUGHE ALL’ESTERO (VEDI BALDASSARRI) E "RESTA FISSATA" PER IL GIORNO SUCCESSIVO ALLE ELEZIONI. I MAGISTRATI DI SIENA INFATTI STANNO AVENDO UN COMPORTAMENTO ESEMPLARE: HANNO MONTAGNE DI INTERCETTAZIONI SULLO SCANDALO ROSSO DI SIENA E NON NE HANNO FATTO USCIRE NEMMENO UNA! 3. LE ATTIVITÀ SOSPETTE DEL MONTEPACCHI FURONO DENUNCIATE IN QUATTRO OCCASIONI, CHE FURONO BELLAMENTE IGNORATE: IL PRIMO ALLARME PARTÌ DA LONDRA NEL 2007, IL SECONDO DA MILANO L’ANNO SUCCESSIVO (NELL’AMBITO DEL CASO DRESDNER BANK, DOVE GIÀ VENNE FUORI “LA BANDA DEL 5%”). NEL 2010 LA BANCA D’ITALIA INDAGA E SI ACCORGE DELLE FALLE NEL SISTEMA MPS E NEL 2011 EMERSE L’AFFARE CASAFORTE...

1. DAGOREPORT
Peppeniello mussari sta rispondendo da ore alle domande dei magistrati senesi. Questo significa che, salvo sorprese, in serata potra' tornare a casa. Ma significa soprattutto che la grande retata non parte oggi per evitare inquinamento delle prove o fughe all estero (vedi Baldassarri) e "resta fissata" per il giorno successivo alle elezioni. I magistrati di siena infatti stanno avendo un comportamento esemplare; hanno montagne di intercettazioni sulla vicenda e non ne hanno fatto uscire nemmeno una!

2. LE ATTIVITÀ SOSPETTE DI MPS, PRIMA CHE I NODI VENISSERO AL PETTINE, ERANO STATE DENUNCIATE IN 4 OCCASIONI
Giacomo Amadori e Gianluca Ferraris per "Panorama.it"

Per almeno quattro volte, tra la metà del 2007 e l'inizio del 2011, diversi organismi hanno avuto sotto gli occhi le operazioni sospette del Monte dei Paschi di Siena. Per quattro volte segnalazioni circostanziate e fonti credibili hanno denunciato creazione di «profitti illeciti» all'estero, lacune gestionali e strumenti di finanza creativa pensati per scaricare sui risparmiatori i rischi di operazioni concepite con altri scopi.

Per quattro volte nessuno è intervenuto. Fino al gennaio 2013, quando i nuovi vertici della banca, senza fretta, hanno consegnato alla Procura di Siena alcuni documenti «segreti» scoperti in una cassaforte qualche mese prima. E i giornali ne hanno dato notizia, costringendo Giuseppe Mussari (ex presidente dell'Mps) a dimettersi dal vertice dell'Associazione bancaria italiana.

La prima spia si accende a Londra. Gli uffici dell'Mps si trovano in un palazzo vittoriano nel cuore della City. Qui otto anni fa lavorava B.R., un manager di grande esperienza. Nel novembre scorso è stato licenziato e subito dopo gli scatoloni con le sue carte sono stati svuotati da anonimi ladri, come risulta da una denuncia alla polizia italiana. Per fortuna B.R. aveva fatto copia di molti documenti. «Li ho consegnati ai magistrati» spiega l'uomo, che ha accettato di incontrare Panorama.

Il materiale ora è al vaglio dei pm senesi, ai quali B.R. ha spiegato nei dettagli diverse operazioni sospette dell'area finanza dell'istituto, sostenendo di aver allertato, in passato, anche i suoi capi. Inutilmente. «Gli allarmi che lanciammo dalle filiali di Londra e Hong Kong caddero nel vuoto».

Allora B.R. prese coraggio e nell'estate del 2007 consegnò un rapporto riservato alla Financial services authority (Fsa), la Consob inglese, con un'intestazione inequivocabile: «Transazioni sospette». Panorama lo ha letto. Nel documento si spiega che il 15 dicembre 2005 l'Mps investì 400 milioni in un veicolo chiamato Alexandria Capital: nella sua pancia c'erano decine di obbligazioni che avevano come garanzia collaterale un debito.

Lo stesso giorno l'Alexandria reinvestì quei soldi in un identico veicolo di nome Skylark. La differenza tra i due strumenti è solo nel prezzo: uno scarto di 10 punti base che secondo B.R. consentì di accantonare 2,8 milioni, senza considerare le commissioni. Un meccanismo attuato da «alcuni broker svizzeri», che secondo il manager sarebbe servito per «nascondere profitti».

B.R. riferisce alla Fsa che «diversi operatori denigravano pesantemente Mps perché apparentemente alcuni dei responsabili dell'Area finanza (Af) di Londra e Hong Kong erano conosciuti come gente che chiedeva la parcella». Ecco gli affari della presunta banda del 5 per cento messi nero su bianco già nel 2007. B.R. accusa anche i vertici italiani dell'area finanza dell'Mps, allora guidata da Gianluca Baldassarri, stigmatizzandone i silenzi e le minacce di rimpatrio (trasferimento che poi avviene). Richiesta da Panorama di spiegare che fine abbia fatto questa denuncia, l'authority inglese ha risposto con un «no comment».

Il secondo campanello d'allarme suona a Milano nel 2008, quando i magistrati Alfredo Robledo e Paolo Storari aprono un fascicolo sulle attività della tedesca Dresdner bank. Tra gli affari sotto osservazione, quello datato 2007 da 120 milioni di euro con l'Mps, realizzato pagando un'intermediazione sospetta da 600 mila euro a un discusso broker svizzero, la Lutifin.

Sul punto il 13 ottobre 2008 viene interrogato Antonio Rizzo, dirigente della Dresdner, il quale dichiara di aver già denunciato la stranezza dell'operazione ai suoi superiori e che un suo collega, M.C., durante una cena gli avrebbe riferito «che (Pompeo, ndr) Pontone e Baldassarri (dell'area finanza dell'Mps, ndr) avevano percepito una commissione indebita per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come la banda del 5 per cento».

Affermazione che nel gennaio del 2013 occuperà le prime pagine dei giornali, ma che all'epoca non conquista neppure un trafiletto. In compenso Baldassarri, capo della presunta banda, viene indagato per appropriazione indebita e corruzione. L'accusa però non porterà ad alcuna condanna. «Infatti all'esito di un'approfondita indagine, durata circa tre anni, i pm hanno chiesto l'archiviazione, poi disposta dal gip l'1 agosto 2011» spiega Fabio Roscioli, legale di Baldassarri. Quali siano stati gli «approfonditi» accertamenti non è dato sapere.

Non è stato possibile accertare nemmeno se alcuni atti siano stati trasferiti a Siena. In compenso l'avvocato Roscioli sostiene che dal 2008 al 2013 Baldassarri non sia mai stato interrogato e abbia scoperto di essere indagato solo al momento dell'archiviazione. A quanto risulta a Panorama non sarebbero stati ascoltati, né tantomeno indagati, neppure Pontone e M.C. Si tratta dunque di una vicenda che per quasi un lustro è rimasta sottotraccia, sino a quando, nei giorni scorsi, una manina ha riesumato per la gioia dei media il vecchio verbale sulla «banda del 5 per cento», convincendo la Procura di Siena ad ascoltare Rizzo con urgenza, 40 mesi dopo i colleghi milanesi.

Al carnet degli indizi sottovalutati va aggiunta la visita che la Banca d'Italia effettuò a Siena tra l'11 maggio e il 6 agosto 2010. Il verbale, firmato da sei ispettori e protocollato il 9 novembre dello stesso anno dall'ufficio vigilanza, parla di «risultanze parzialmente sfavorevoli» e descrive nel dettaglio le debolezze del sistema Mps destinate a deflagrare due anni e mezzo dopo. Secondo gli uomini di Palazzo Koch, all'Mps «il monitoraggio degli strumenti finanziari, specie nel processo di appropriazione di prodotti che incorporano derivati» è insufficiente.

Gli ispettori evidenziano pure la necessità di un «monitoraggio delle controllate e dei veicoli di diritto estero costituiti per specifiche iniziative (proprio come l'Alexandria, ndr)», nonché la presenza di «profili di rischio non adeguatamente controllati» anche sulle esposizioni in Btp. Non si conoscono le controdeduzioni di Mps, che di certo, all'epoca, non ha sollevato dall'incarico i dirigenti accusati da Bankitalia (in particolare i responsabili dell'area finanza). Né si ha notizia di sanzioni da parte di Palazzo Koch.

Nel frattempo i vertici dell'Mps avevano escogitato una nuova operazione di finanza creativa. Si tratta di Casaforte, nome in codice Chianti Classico, attraverso la quale l'istituto senese colloca nel 2010, tra novembre e dicembre, 1,67 miliardi di euro di titoli di debito garantiti dalla vendita dei propri immobili, una spoliazione necessaria a fare cassa evitando così un aumento di capitale che avrebbe visto diminuire il peso azionario della fondazione, socio di maggioranza e controllore politico dell'Mps.

Proprio come accaduto per Alexandria, anche su Casaforte qualcuno aveva manifestato dall'inizio perplessità per quei titoli proposti al mercato alla stregua di obbligazioni a basso rischio. I dubbi sono contenuti in un'interrogazione parlamentare del 18 gennaio 2011 indirizzata al ministero dell'Economia dal senatore dell'Idv Elio Lannutti. Che oggi avverte: «C'è solo il 3 per cento di possibilità che alla scadenza del 2030 questi strumenti rendano più di un Btp, sebbene il rischio sia più elevato rispetto a un titolo di Stato». Il prodotto infatti non è garantito dall'Mps, ma da una srl, per cui in caso di sorprese a rimetterci non sarebbe la banca, ma solo il sottoscrittore. Alla fine l'interrogazione di Lannutti non ha mai ricevuto risposta. L'ennesimo allarme inascoltato, prima del terremoto.

 

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