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“CASO” GENERALI – DE BORTOLI METTE IL DITO NELLA GUERRA DI DEL VECCHIO E CALTA CONTRO MEDIOBANCA, ACCUSATA DI “INGABBIARE”, COL SUO 13%, IL LEONE DI TRIESTE: “DOVREMMO CHIEDERCI, SE IN TUTTI QUESTI ANNI, SPECIALMENTE QUANDO TRIESTE DIPENDEVA TROPPO DAL SUO AZIONISTA MILANESE, SE LA L'ANSIA DEL CONTROLLO NON ABBIA, IN DIVERSE FASI, PREVALSO SULLA SPINTA ALLA CRESCITA” – “MOLTO DIPENDERÀ DALL'ASSETTO DI GOVERNANCE CHE SAREBBE PIÙ MODESTA SE PREVALESSE UN'IMPRONTA “PADRONALE” O, AL CONTRARIO, RISULTASSE SBILANCIATO A FAVORE DEL MANAGEMENT IL RAPPORTO CON GLI AZIONISTI E IL MERCATO”

Ferruccio De Bortoli per “L’Economia - Corriere della Sera”

 

FERRUCCIO DE BORTOLI

In quella che un tempo era chiamata la galassia del Nord - lungo l' asse tra Milano e Trieste - si sta disputando un confronto di potere che non ha nulla di inedito. Gli equilibri azionari di Mediobanca e Generali - con tutto ciò che sta loro intorno, e l' elenco sarebbe lunghissimo - hanno sempre costituito una perfetta cartina di tornasole dello stato dei rapporti tra proprietà e mercato, azionisti e manager, finanza e industria, privato e pubblico.

 

Leonardo Del Vecchio

Sono stati sempre riconoscibili, in filigrana, qualità e difetti della classe dirigente italiana. E, in fondo, si poteva valutare persino il grado di maturità di una democrazia economica, fragile e incerta come quella italiana.

 

La domanda che dovremmo porci oggi è se sia ancora così. E, soprattutto, se vi sia qualche elemento ulteriore che al tempo degli infiniti duelli intorno al cosiddetto salotto buono della finanza, non era nemmeno lontanamente immaginabile.

 

LEONARDO DEL VECCHIO NAGEL

Gli avvenimenti degli ultimi giorni mostrano il crescente attivismo di due importanti azionisti sia di Mediobanca sia di Generali. Due stelle della galassia del Nord, anche se uno di loro è più mediterraneo dell' altro. Leonardo Del Vecchio ha acquistato, attraverso UniCredit - che peraltro uscendo da Piazzetta Cuccia ai tempi dell' ineffabile Jean-Pierre Mustier, gli aveva già lasciato un ampio spazio- un nuovo pacchetto di azioni Mediobanca venduto da Fininvest.

 

PHILIPPE DONNET GENERALI

Il patron di Essilux è così arrivato al 15,2 per cento ed è pronto a salire, avendo il via libera della Banca centrale europea, al 20 per cento. E lo potrebbe fare sia acquistando sul mercato sia sfruttando altre probabili opportunità. Per esempio se Mediolanum (partecipata Fininvest) e Benetton decidessero, a loro volta, di vendere.

francesco gaetano caltagirone philippe donnet

 

La finanziaria di famiglia di Del Vecchio, la Delfin, è poi azionista al 4,8 per cento della principale partecipata (al 12,9 per cento) ma di fatto controllata della banca d' affari milanese, ovvero le Generali. Francesco Gaetano Caltagirone è il secondo azionista con il 5,6 per cento della compagnia assicurativa, oltre a possedere l' 1 per cento, di piazzetta Cuccia.

 

LEONARDO DEL VECCHIO NAGEL

E ha posto, con una certa fermezza, il tema della gestione e della redditività del gruppo triestino. Insoddisfatto dell' andamento complessivo, soprattutto nel costante e negativo confronto con la crescita della capitalizzazione dei concorrenti Allianz, Axa e Zurich.

 

mediobanca nagel

Nonostante Generali, sotto la gestione di Philippe Donnet, abbia chiuso un 2020 con ottimi risultati, utile e cedole in crescita, al punto di promettere ai propri azionisti un generoso buy back. Donnet, che punta ovviamente a una riconferma, ha annunciato a sorpresa di aver preso la cittadinanza italiana. Gesto lodevole. Un predecessore di Gabriele Galateri alla presidenza del Leone, Antoine Bernheim, non si peritò, nemmeno per sbaglio, di parlare in italiano.

 

francesco gaetano caltagirone foto mezzelani gmt45

Mentre Del Vecchio non ha chiesto (per ora) nessun posto nel board - eletto con la lista del consiglio - e nessuna variazione della governance di piazzetta Cuccia, Caltagirone, dopo aver disertato l' assemblea di bilancio del Leone, ha invece invocato una serie di innovazioni: dall' istituzione di un comitato esecutivo a una direzione generale.

 

Caltagirone vorrebbe anche rafforzare il ruolo del presidente. L' Ivass, l' autorità di controllo delle assicurazioni, lo sconsiglia. Se le proposte di Caltagirone venissero accolte, il ruolo del neoitaliano Donnet ne uscirebbe fortemente indebolito. E, di conseguenza, anche quello del suo eventuale successore.

 

GENERALI

I due imprenditori sembrano muoversi in parallelo, in formale e obbligata autonomia, ma certamente hanno in mente un loro disegno di rilancio delle importanti partecipate.

Soprattutto di Generali, compagnia che Enrico Cuccia giudicava irrinunciabile, vera e propria multinazionale italiana, ancora più importante della propria creatura bancaria, alla quale ancora oggi apporta una quota rilevante del proprio utile.

Leonardo Del Vecchio

 

Dovremmo chiederci, inoltre, se in tutti questi anni, specialmente quando Trieste dipendeva troppo - anche negli umori - dal suo azionista milanese, se la farraginosità della governance non sia stata un freno alla crescita e alla stabilità del management e dunque della perseguibilità dei piani di rilancio.

 

Se cioè l' ansia del controllo non abbia, in diverse fasi, prevalso sulla spinta alla crescita. Se grandi imprenditori, tra i più liquidi d' Italia, decidono di investire in due prestigiose istituzioni finanziarie italiane - nell' osservanza delle regole - è certamente un fattore positivo.

 

MEDIOBANCA

Quando si arrivò persino a ipotizzare - a maldestra difesa dell' italianità - l' uso del golden power contro Delfin perché lussemburghese, le reazioni furono giustamente immediate e negative. Ma molto dipenderà dall' assetto di governance che non solo regolerà la vita e la crescita di due importanti istituzioni, come Mediobanca e Generali, ma condizionerà le aggregazioni future della finanza italiana, la sua reputazione internazionale, la sua capacità di attrarre capitali, investitori istituzionali e talenti nell' era della sostenibilità e dei fattori Esg.

 

Attrattività che sarebbe più modesta se prevalesse un' impronta «padronale», riflesso istintivo di eccellenti storie imprenditoriali di successo o, al contrario, risultasse sbilanciato a favore del management il rapporto con gli azionisti e il mercato. O ancora se tornassero nostalgie da antichi patti di sindacato. Quello di Mediobanca oggi è solo una sorta di patto di consultazione.

deCourtois_frederic

Il passaggio è delicato soprattutto per Generali che sperimenta per la prima volta una lista del consiglio. L' incertezza si è già riflessa sul management.

 

Hanno lasciato recentemente Trieste, Frederic de Courtois e Tim Ryan per andare rispettivamente da Axa e Natixis. Lungo l' asse tra Milano e Trieste si consuma non solo l' ennesimo scontro di potere ma si svolge una sorta di prova di maturità dell' intero sistema finanziario italiano. Negli ultimi anni, bisogna essere franchi, sul piano della governance, in Italia sono stati fatti molti passi avanti.

 

TIM RYAN GENERALI

È vero che il voto di lista esiste di fatto solo da noi ma ha consentito di rappresentare anche le minoranze. I fondi giocano un ruolo chiave, anche se è difficile distinguere tra attivisti e un po' più pazienti. La trasparenza è in certi frangenti persino superiore a quella del mondo anglosassone (per esempio l' obbligo per le quotate di pubblicare il verbale integrale delle assemblee); la disclosure sulle remunerazioni in diversi casi più elevata.

 

Ma non è sempre un bene. Così per quanto riguarda la disciplina delle operazioni con parti correlate o le partecipazioni rilevanti. Ma nel Regno Unito e negli Stati Uniti, per la lista del consiglio, il mandato è annuale e ogni membro è votato singolarmente.

 

FERRUCCIO DE BORTOLI

Ciò che avverrà nelle scelte future di alcuni grandi istituzioni sarà importante per verificare il livello dei profili professionali, ancora più essenziali in un contesto di sostenibilità, rispetto delle parità di genere e delle competenze specifiche alla vigilia di cambiamenti, anche tecnologici, del mondo della finanza.

 

Non è più, come un tempo, una questione di salotti e di galassie romanticamente autoreferenziali. Ma qualcosa di più che riguarda l' intero Paese, la sua immagine complessiva. Ormai gli stakeholder sono tutti i cittadini. Anche gli stranieri.

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