benetton

DAI GOLFINI ALL'ALTA FINANZA. GRAZIE ALLE CONCESSIONI PUBBLICHE - LA CASSAFORTE DEI BENETTON SARÀ PIENA DI CONTANTI (1,6 MILIARDI) PER LA VENDITA DI WORLD DUTY FREE E PIRELLI - VISTO CHE CON LE AUTOSTRADE INCASSANO E NON INVESTONO, POSSONO FARE IL 'FONDO SOVRANO'

Giovanni Pons per "Affari & Finanza - la Repubblica"

 

luciano benetton imago mundiluciano benetton imago mundi

In questi giorni c'è grande fermento negli uffici della Edizione Holding, la plancia di comando della famiglia Benetton da cui si diramano tutte le partecipazioni del gruppo, dal Benetton Group, alla parte manifatturiera fino ad Atlantia-Adr e Autogrill. Il vistoso via vai di investitori che si intrattengono a parlare con Gianni Mion, il manager ex Gepi che da ormai quasi 30 anni è al fianco di Gilberto Benetton, si spiega con il fatto che entro la fine dell'anno Edizione avrà in cassa più di 1,6 miliardi da spendere in nuovi investimenti.

 

E' il frutto della recente campagna dismissioni che ha visto World Duty Free prendere la strada della Svizzera, comprata da Dufry per 1,3 miliardi (valore della quota del 50%). E dunque è un momento delicato, "perché quando si hanno tanti soldi da impiegare compiere il passo falso è questione di un attimo", si lascia sfuggire Mion a uno di quei gestori di hedge fund che tradizionalmente lo vanno a trovare per offrire il loro catalogo di prodotti. Tanta prudenza è comprensibile se si tiene conto che la memoria del manager padovano non riesce a dimenticare quel miliardo e mezzo di euro lasciato nell'avventura Telecom, al fianco della Pirelli di Marco Tronchetti Provera.

 

FAMIGLIA BENETTON FAMIGLIA BENETTON

Una ferita profonda che brucia ancora, non solo per la gran quantità di soldi buttati via. Ma anche per il ruolo subalterno che Gilberto si è in sostanza autoassegnato, subendo tutte le decisioni chiave del numero uno della Bicocca. E che è continuato anche in seguito, dal momento che Edizione è uno degli azionisti storici di Pirelli con una quota del 4,6%, anche se non si è mai fatta sentire. Un socio silente e di lungo periodo, un po' come un fondo sovrano.

 

"Cosa vuole che le dica - rivela Mion a uno di quei gestori che hanno accumulato posizioni sul titolo Pirelli in vista dell'Opa e vorrebbero un aumento del prezzo - noi daremo le azioni all'Opa, di più non si può fare". Quel di più significa che qualche cosa, invece, si poteva fare. Pirelli rappresenta infatti quella tipologia di azienda su cui una holding come Edizione ha intenzione di puntare le proprie carte in futuro.

FAMIGLIA BENETTON FAMIGLIA BENETTON

 

Tecnologia, made in Italy, presenza sui mercati esteri, potenzialità di crescita, questo il mix richiesto ma non facile da trovare. Quel miliardo e seicento milioni, nelle intenzioni di Mion andrà infatti suddiviso in tre grandi investimenti da 500 milioni l'uno, puntando su aziende di medio grandi dimensioni con buone prospettive di crescita e magari coinvolgendo altri investitori come il fondo sovrano di Singapore con cui negli ultimi anni si è sviluppato un buon rapporto.

 

GILBERTO BENETTON CON MAURIZIO SELLA FOTO BARILLARI GILBERTO BENETTON CON MAURIZIO SELLA FOTO BARILLARI

Insomma se Edizione avesse avuto il coraggio di salire per tempo al 20% di Pirelli a quest'ora la situazione sarebbe diversa e magari invece dell'accordo con ChemChina ci sarebbe un'azienda ancora saldamente in mani italiane e pronta a fare acquisizioni all'estero. Ma con i se e i ma non si va da nessuna parte. "Se ci avessero lasciato fare l'operazione con Abertis  - ricorda ancora Mion a un gestore che nel 2006 faceva ancora l'Università - ora ne saremmo i primi azionisti singoli".

 

Tuttavia non dovrebbe essere così difficile trovare delle buone aziende target su cui investire. Lo stesso Mion, insieme ai soci della Space (la Spac che ha comprato e poi si è fusa con Fila), ne ha recentemente scandagliate almeno 200, nel nord Italia, che rispondono a determinati parametri di redditività e di presenza sui mercati internazionali. Anche se per la potenza di fuoco di Edizione ci vuole una taglia un po' più grossa.

 

Benetton_Ponzano VenetoBenetton_Ponzano Veneto

Queste poche indicazioni su come si sta muovendo la famiglia Benetton sono la conferma del cambiamento di pelle in atto in alcuni gruppi storici del capitalismo italiano. Quelle che una volta si definivano casseforti di famiglia ora assomigliano sempre più a fondi di private equity o fondi sovrani, con forti inserimenti manageriali e grande attenzione al rendimento del capitale. Il venir meno dei salotti e della finanza finalizzata alla protezione del mercato di riferimento ha lasciato spazio all'analisi delle opportunità in un'ottica quasi globale con un forte ricorso al mercato dei capitali quale leva per la crescita.

 

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Holding come la Exor della famiglia Agnelli o la Edizione, cercando di far rotare il portafoglio in un'ottica di valorizzazione, senza innamoramenti per specifici settori o aziende. Capita così che in alcuni momenti della loro vita, come l'attuale, le holding si riempiano di liquidità per aver disinvestito al meglio. Exor ha appena venduto Cushman & Wakefields per 2,3 miliardi di dollari e si è immediatamente lanciata nella scalata al riassicuratore americano Partner Re per un valore di oltre 6 miliardi di dollari.

 

Oltre a World Duty Free la consegna all'Opa ChemChina delle azioni Pirelli frutterà a Edizione altri 335 milioni circa andando a incrementare ulteriormente il suo Net asset value che ai prezzi di Borsa attuali vale circa 9,5 miliardi. Certo, non tutti hanno la capacità di ottenere questi risultati. Occorrono visione strategica e capacità nella scelta del management.

autostradeautostrade

 

Scomparsi l'Avvocato e Umberto, la nuova generazione degli Agnelli si è affidata all'astro nascente di Sergio Marchionne che è riuscito nel difficilissimo compito di rilanciare la Fiat, il principale asset di Exor. Ma John Elkann ha mostrato sinora grande fiuto nella valorizzazione e rotazione del portafoglio. Gilberto Benetton e Mion hanno cominciato nel lontano 1986 investendo i proventi della quotazione in Borsa della Benetton e poi hanno saputo cavalcare con successo l'onda delle privatizzazioni degli anni '90.

 

Ai tempi si parlò di grandi famiglie che invece di concentrarsi sui propri business di riferimento puntavano sulla rendita del capitalismo dei pedaggi e delle bollette. Ma la GS comprata dalla Sme fu venduta dopo poco tempo con ricca plusvalenza, su Autostrade fecero un'Opa a debito per incrementare la propria posizione mentre Autogrill è ancora presente in portafoglio. A metà anni Duemila tentarono la grande crescita internazionale attraverso la fusione tra Autostrade e la spagnola Abertis, fortemente osteggiata dal governo Prodi entrato in carica nella primavera 2006.

GIANNI MIONGIANNI MION

 

Nel Dna della holding e dei manager che l'hanno guidata è sempre stata presente l'idea che sia vincente crescere attraverso acquisizioni di altre aziende che permettano di fare il salto dimensionale a costo di sacrificare qualcosa sotto l'aspetto del controllo. Insomma meglio essere soci più piccoli di un gruppo più grosso che viceversa. Un'idea che non è molto diffusa nel genere imprenditoriale italiano. L'unico che ha saputo applicare alla lettera questo principio è Leonardo Del Vecchio, il quale addirittura è riuscito a crescere sui mercati internazionali a oltre 7 miliardi di ricavi mantenendo una quota di controllo oltre il 60%.

 

Errori commessi dai Benetton? Oltre a Telecom, che ha pesato non poco, essersi dimenticati del punto di partenza, cioè del Benetton Group. L'azienda tessile si è addormentata sugli allori e non è riuscita a stare al passo con il mercato dell'abbigliamento retail. Nel 2012 l'uscita dalla Borsa per affrontare un ripensamento di strategia e posizionamento che ancora oggi è in corso e che richiederà ancora molto tempo per dare frutti soddisfacenti.

 

TELECOM ITALIA MEDIA TELECOM ITALIA MEDIA

L'idea è quella di riposizionare il brand verso la parte alta del mercato, prendendo come riferimenti Lacoste o Ralph Lauren e non Zara o H&M che hanno scale dimensionali non paragonabili a Ponzano Veneto. Più lineare il percorso di Atlantia che controllando anche Aeroporti di Roma è diventato il braccio infrastrutturale del gruppo sotto la guida solida di Giovanni Castellucci. Sia Atlantia che Adr hanno le carte in regola per crescere ulteriormente fuori dall'Italia comprando aeroporti o concessioni autostradali dove si creano le opportunità (al momento Mion e Castellucci stanno guardando attentamente al Brasile).

 

GIOVANNI CASTELLUCCIGIOVANNI CASTELLUCCI

Un po' più complesso il futuro di Autogrill una volta venduta Wdf: toccherà a Gian Mario Tondato, giovane manager sul quale è riversata la fiducia della proprietà, trovare una nuova strategia che permetta alla Borsa di valorizzare non solo il segmento delle concessioni in Usa ma anche la parte europea che sta soffrendo la crisi economica e il calo del traffico autostradale, soprattutto in Italia. E trovare le risorse per sviluppare il business della ristorazione nelle grandi città che è ancora piccolo ma ha buone prospettive di crescita. Lasciando alla mano diretta della proprietà, e in particolare a Gilberto, solo (si fa per dire) la gestione del patrimonio immobiliare e il portafoglio di partecipazioni in società quotate e non.

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