tasse partita iva

DI-PARTITA IVA – I FREELANCE GIÀ SE LA PASSAVANO PEGGIO DI TUTTI, ORA CON IL VIRUS SARÀ UN’ECATOMBE. LA PRESSIONE FISCALE VALE IL 64% DEI PROFITTI, IL PRELIEVO MEDIO DELL’IRPEF SUGLI AUTONOMI È DI GRAN LUNGA SUPERIORE A QUELLO SU DIPENDENTI E PENSIONATI (GIÀ MOSTRUOSO) – CHE SUCCEDERÀ CON IL LOCKDOWN? BASTERANNO I 600 EURO UNA TANTUM DEL GOVERNO?

 

 

 

 

 

Marianna Tognini per www.businessinsider.com

 

partite iva 1

Tartassati, bistrattati, ultra-tassati e soggetti negli anni a una narrazione così sbagliata che li ha portati a essere percepiti da una buona fetta della popolazione come una manica di furbetti pronti a fregare il Fisco non appena si presenta l’opportunità.

 

I freelance, o titolari di partita IVA che dir si voglia, in realtà se la passano peggio di tutti, secondo quanto rilevato da Federcontribuenti: nell’arco di appena 3 anni il loro numero si è ridotto del 40% circa, passando da oltre 8,5 milioni a poco più di 5 milioni. Diversi i fattori che hanno inciso su un calo tanto repentino quanto preoccupante: la situazione economica stagnante; la forte concorrenza interna; i controlli dello Stato e gli adempimenti burocratici necessari al ‘mantenimento in vita’ dell’attività produttiva.

 

irpef

Il principale colpevole, però, rimane la pressione fiscale sempre più pesante, che è arrivata a toccare il 64% dei profitti di una piccola partita IVA. Il prelievo medio dell’Irpef sui lavoratori autonomi è di gran lunga superiore a quello in capo ai dipendenti e ai pensionati, pari rispettivamente al 30% e al 67% in più, stando ai dati della C.G.I.A. di Mestre.

 

Per il coordinatore dell’Ufficio studi della C.G.I.A., Paolo Zabeo, è importante

 

PARTITE IVA

«chiarire la questione per smentire una tesi molto diffusa, soprattutto in alcuni ambienti sindacali, secondo la quale in Italia le tasse sono onorate quasi esclusivamente da coloro che subiscono il prelievo fiscale alla fonte. (…) L’articolo 53 della Costituzione dice che ognuno deve concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Non si capisce dunque perché, a parità di capacità, l’onere del Fisco debba variare in base alla tipologia di lavoro. E non si usi la scusa dell’evasione, un fenomeno da combattere con forza, non da utilizzare come giustificazione per un diverso trattamento fiscale degli autonomi».

 

L’evaporazione di 3,3 milioni di partite IVA dal 2016 a oggi è avvenuto nonostante l’ampliamento, con la legge di bilancio 2019, del regime forfettario fino a 65mila euro: ogni anno queste subiscono 100 controlli da 15 enti differenti, il che significa avere a che fare con un controllo ogni tre giorni; il 25% degli autonomi, inoltre, vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat.

giuseppe conte roberto gualtieri

 

Tra le numerose insidie che ai lavoratori tocca fronteggiare, la più allarmante resta il reddito medio in picchiata, che negli ultimi dieci anni è calato di 7mila euro: i numeri di Confcommercio professioni parlano chiaro, dal 2008 al 2018 i liberi professionisti hanno perso il 25% dei guadagni annui.

 

Accanto al reddito in calo c’è da prendere atto anche di una situazione debitoria fuori controllo, dove il 98% degli autonomi «ha in corso rateizzazioni per debiti o mancati pagamenti» che si accumulano alle varie scadenze fiscali.

 

Tra tasse (sia acconti dell’anno fiscale successivo, sia saldi dell’anno fiscale in corso), contributi previdenziali (pure qui, tenendo conto di saldi e acconti), e pagamenti vari (come quelli nei confronti della Camera di Commercio e altri oneri obbligatori), sono insomma più i soldi che finiscono nelle casse dello Stato rispetto a quelli che restano nelle tasche di professionisti e artigiani.

 

PARTITE IVA

Un vecchio luogo comune? Purtroppo no, e basta fare i calcoli per credere. Il Centro Studi di Unimpresa ha confermato che una partita IVA che fattura 50mila euro annui è obbligata a versare:

 

 13.625 euro di saldo Irpef

 5.241 di acconto Irpef

 956 euro di addizionale regionale Irpef

 236 euro di addizionale comunale Irpef

 71 euro di acconto addizionale comunale Irpef

 53 euro come diritti alla Camera di commercio

 1.689 euro di Irap

 797 di acconto Irap

 7.191 euro di contributi previdenziali

 3.779 di acconto contributi previdenziali.

A fine anno, il totale da pagare sarà di 33.248 euro, ossia il 64,5% rispetto a quanto guadagnato: al professionista rimangono 16.752 euro, ossia 1.382 euro al mese.

 

Irpef Irap Inps

 A una simile, drammatica, situazione, ora s’aggiunge l’emergenza del coronavirus, destinata a mettere ulteriormente in ginocchio gli autonomi:

 

«La crisi economica che sta provocando il COVID-19 interessa principalmente le piccole partite iva, come commercianti operanti su aree pubbliche, bar, ristoranti e tutte quelle attività che hanno alle loro dipendenze fino a un massimo di 5 lavoratori», sottolinea il Segretario della UGL di Bari Antonio Caprio, che richiede un intervento da parte del Governo «prima che il peggio accada, con ammortizzatori sociali in deroga», per dimostrare che l’unica preoccupazione nazionale non è costituita soltanto dalle grandi aziende.

 

PARTITE IVA

Il primo decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 febbraio con le misure immediate di sostegno economico alle aree e ai settori produttivi colpiti dalla diffusione del coronavirus è di certo un’importante mano tesa, ma non sufficiente. La bozza prevede fino a 1.500 euro di indennità per collaboratori, autonomi e professionisti che svolgono la loro attività nelle «zone rosse» di Lombardia e Veneto: si tratterà di un’indennità mensile esentasse «pari a 500 euro per un massimo di tre mesi e parametrata all’effettivo periodo di sospensione dell’attività», che contempla una spesa massima di 5,8 milioni nel 2020. A ciò s’aggiunge la sospensione per due mesi delle bollette di acqua, luce, gas, rifiuti e delle rate dei mutui agevolati concessi da Invitalia alle imprese della zona colpita, con il corrispondente allungamento della durata dei piani di ammortamento.

 

milano bloccata emergenza coronavirus 14

È qualcosa, si diceva, ma non abbastanza. ACTA, l’associazione dei freelance, per evidenziare gli effetti catastrofici del coronavirus sui liberi professionisti – che non possono contare né su ammortizzatori sociali, né su riserve di risparmio a causa di redditi spesso sotto i livelli di povertà – anche al di fuori delle zone rosse ha lanciato un sondaggio che dipinge un quadro tutt’altro che tranquillizzante.

 

Brescia coronavirus

Quello che preoccupa, in particolare, è la perdita di reddito che si è già verificata e che continuerà a verificarsi nei mesi a venire: i servizi tipicamente forniti da tale fascia di lavoratori (formatori, ricercatori, consulenti, interpreti, traduttori, grafici, ecc.) vengono infatti programmati con molto anticipo e risentono sia delle condizioni delle industrie italiane e straniere in generale, sia della mancata circolazione delle persone, in Italia e all’estero. Sulla base dei 410 intervistati nell’arco di 48 ore, il 47% ha subìto la cancellazione di almeno una commessa nella settimana appena trascorsa e/o nelle prossime settimane, mentre il 57% ha avuto la sospensione o il rinvio a data da definirsi di almeno una commessa.

 

ospedale iran

La percezione condivisa dai tre quarti dei freelance è che ci saranno cancellazioni e rinvii nei prossimi mesi: i più colpiti dalle misure di blocco che mirano ad arginare il coronavirus sono coloro che svolgono attività che prevedono un impegno in presenza e/o sono direttamente colpiti dalle misure di sospensione, come interpreti, organizzatori di eventi e formatori. Il fenomeno non è circoscritto ai soli freelance residenti nelle zone gialle e rosse, bensì pure agli altri, che spesso lavorano fuori dalla zona di residenza.

 

Il 77% inoltre si attende una contrazione del fatturato; tra questi il 17% ritiene che tale riduzione sarà molto consistente, superiore al 30%: se si considera che un terzo ha un fatturato medio (al lordo di spese, contributi e imposte) non superiore ai 20.000 euro annui e un altro quarto tra i 20.000 e i 30.000 euro, il timore circa i margini di riserva inesistenti per redditi di tale portata diventa più che tangibile. Le donne sembrano inoltre essere più danneggiate degli uomini, in parte perché le professioni che più ne risentono sono molto femminilizzate, in parte perché il blocco di scuole e asili sta avendo un maggiore impatto sulla loro disponibilità, rendendo così auspicabili eventuali misure compensative a favore di chi, appunto, non ha potuto lavorare a causa del blocco.

roberto gualtieri giuseppe conte luigi di maio

 

 Molti degli intervistati, rivela l’indagine, ritengono debbano essere applicate misure di welfare a sostegno di chi è stato più danneggiato, e a tal proposito l’associazione propone

 

«la sospensione o il differimento dei versamenti fiscali e contributivi e una successiva rateizzazione a lunga durata senza sanzioni e interessi, come già avviene nel caso di malattia grave per gli iscritti alla Gestione Separata INPS. Le prossime scadenze fiscali e contributive sono motivo di grande preoccupazione, poiché si sta facendo fronte al mancato reddito attingendo a quanto messo da parte nel corso dei mesi scorsi per i versamenti di legge (…) Un’attenzione particolare dovrebbe essere dedicata ai freelance che nei prossimi mesi affronteranno situazioni di gravidanza e malattia, il cui calcolo di indennità verrebbe calcolato prendendo a riferimento un periodo di lavoro ridotto a causa delle misure di blocco dovute al coronavirus. Per queste situazioni si potrebbe calcolare l’indennità anticipando di 12 mesi il periodo di riferimento».

roma deserta per il coronavirus 2

 

Se è vero che «Ci voleva il coronavirus per ricordare all’Italia che esiste lo smart working», c’è da augurarsi che – obbligandosi a vedere il bicchiere mezzo pieno – l’emergenza ricordi all’Italia che esistono anche le partite IVA, e che il Governo si adoperi per alleviare l’impatto che la situazione attuale sta avendo sui freelance. Chissà che un evento eccezionale come questo non sia l’occasione buona per intervenire concretamente, a fatti oltre che a parole.

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