amara descalzi

DEPISTA DEPISTA, QUALCOSA RESTERÀ - PER I PM DI MILANO L'ENI HA MESSO IN AZIONE UNA GIGANTESCA MACCHINA PER INQUINARE LE PROVE, DEPISTARE LE INDAGINI E DOSSIERARE. MA PER IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE, LE DUE TESTIMONIANZE RICHIESTE DAI MAGISTRATI SONO SUPERFLUE. L'ISTRUTTORIA È CHIUSA E IL 25 MARZO INIZIERÀ LA REQUISITORIA DELL'ACCUSA

1 - ENI, L'UOMO DEL DEPISTAGGIO NON SARÀ SENTITO AL PROCESSO

Gianni Barbacetto per il “Fatto quotidiano

 

Il Tribunale che a Milano sta giudicando Eni, accusata di corruzione internazionale in Nigeria, ha detto l' ultimo no ai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro.

Chiedevano di sentire in aula due avvocati: Piero Amara, per anni legale esterno dell' Eni, da cui ha ricevuto compensi per 13,5 milioni di euro e che poi, dopo essere stato arrestato nel 2018, ha patteggiato 3 anni di pena per altre vicende di corruzione; e Leopoldo Marchese, in grado di confermare le dichiarazioni di Amara. La testimonianza dei due legali è stata ritenuta superflua e non decisiva, ha risposto il presidente Marco Tremolada, che ha dichiarato la fine della fase processuale in cui si acquisiscono le prove. Il 25 marzo inizierà la requisitoria dell' accusa.

PIERO AMARA

 

Per i pm le due testimonianze erano invece essenziali. Perché mentre alla luce del sole si svolgeva questo processo, sotterraneamente è successa una cosa mai vista: la più grande e strategica delle aziende italiane, l' Eni, ha messo in azione una gigantesca macchina per inquinare le prove, depistare le indagini, comprare i testimoni d' accusa, perfino dossierare, pedinare e intercettare i pm. Questa almeno è la convinzione della Procura di Milano, confermata dalle dichiarazioni di Amara, che dopo essere stato arrestato e poi "scaricato" dall' Eni ha deciso di raccontare il suo ruolo nella grande macchina dell' inquinamento probatorio del processo Eni Nigeria, attivata - dice - dai vertici della compagnia petrolifera: l' ad Claudio Descalzi e il suo numero due, Claudio Granata.

 

Le dichiarazioni di Amara non attengono a questo processo e alle accuse di corruzione internazionale, ma al processo che i pm Laura Pedio e Paolo Storari stanno preparando sul "complotto" Eni, hanno obiettato le difese guidate da Nerio Diodà (legale di Eni) e Paola Severino (legale di Descalzi). Non c' è stato del resto alcun inquinamento in questo processo - continuano le difese - perché il grande accusatore su cui sarebbero state fatte pressioni, Vincenzo Armanna, ha mantenuto in aula le sue accuse ai vertici Eni.

 

Secondo i pm, la compagnia avrebbe pagato nel 2011 una mega-tangente di 1 miliardo e 92 milioni di dollari per ottenere in Nigeria, insieme a Shell, l' immenso campo petrolifero Opl 245. L' accusa aveva presentato 14 punti per sostenere la richiesta di sentire Amara, quattro per Marchese. Per dimostrare "la grave e continua interferenza" di Eni nel processo sulla presunta corruzione internazionale per far ritrattare al teste Armanna le accuse all' amministratore delegato Descalzi e per eliminare prove a carico dei vertici della compagnia.

descalzi

 

Le dichiarazioni di Amara sono "assolutamente necessarie" in questo processo, secondo il pm De Pasquale, che chiede di acquisirle solo ora perché Amara ha cominciato a collaborare nel novembre 2019, con dichiarazioni che soltanto ora sono disponibili e che non potevano essere prodotte prima. In questo processo: perché è in questo processo che la società Eni è accusata, in forza della legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società, di non aver predisposto modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati come quello di corruzione internazionale.

 

Claudio Granata

E perché è in questo processo che sono state tentate manovre d' inquinamento delle prove che dimostrano - se provate - che gli imputati avevano qualcosa da nascondere: l' imputato innocente non ha alcun interesse a inquinare il processo, comprare testimoni, pedinare i pm. I 14 punti presentati da De Pasquale e Spadaro per tentare di convincere - invano - il Tribunale a sentire Amara sono pesantissimi.

 

Riguardano 14 fatti che riscrivono la storia dell' inchiesta su Olp 245. Tra questi: Granata nel 2014 fornì ad Amara un cellulare per le telefonate "riservate", gli chiese di registrate il testimone Armanna "per ricattarlo" e "comprarlo"; e partirono "interferenze della difesa Eni e di taluni imputati nei confronti dei magistrati degli uffici giudiziari milanesi con riferimenti al processo Opl 245".

 

 

2 - IL PM: SUI GIUDICI INTERFERENZE ENI MA L'ISTRUTTORIA È GIÀ CHIUSA

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera

 

Al processo per le tangenti Eni in Nigeria niente tempi supplementari invocati dai pm per portare in aula in extremis l' ex avvocato esterno Eni Pietro Amara a parlare, a istruttoria chiusa, non solo di «attività (a favore di Eni e dell' imputato a.d. Claudio Descalzi) di grave e continua interferenza» sulle dichiarazioni del coimputato ex manager Eni Vincenzo Armanna, ma persino delle «interferenze delle difese di Eni e di taluni imputati nei confronti di magistrati degli uffici giudiziari milanesi con riferimento a questo processo». I giudici Tremolada-Gallina-Carboni hanno infatti respinto l' integrazione, ravvisandola non indispensabile per la sentenza in estate dopo requisitoria dal 25 marzo e arringhe dal 27 maggio.

vincenzo armanna

 

Erano 14, per i pm, i temi delle «gravi affermazioni» rese da Amara da novembre 2019 nella parallela indagine segreta dei pm Laura Pedio e Paolo Storari sulle «attività di Eni e Descalzi volte a eliminare le prove a carico, comportamento gravemente indiziario» per loro nel processo.

 

Amara - 11 milioni di parcelle da Eni, 3 anni di pena a Roma per corruzione di giudici, indagato a Messina e Milano - parla di incontri nel 2016 nei quali il n.3 Eni Claudio Granata avrebbe consegnato ad Armanna i contenuti da riversare in una memoria in Procura per ritrattare le iniziali accuse a Descalzi; sostiene che il referente degli avvocati penalisti in seno all' ufficio legale Eni, Michele Bianco, avrebbe concordato con Amara l' invio di un esposto anonimo a Trani per «far fuori» persone scomode per Eni; e dice d' aver saputo da Granata che Eni avrebbe raccolto notizie sui pm milanesi pure con pedinamenti e intercettazioni in bar e ristoranti.

 

Tutti racconti affiorati giorni fa sotto i pochi omissis disvelati alle parti, eccetto quell' accenno a «interferenze» sui giudici: «In che punto degli atti sta?», chiede l' avvocato Eni Nerio Diodà al pm De Pasquale. «Mi dispiace, ma non posso risponderle».

Ultimi Dagoreport

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...

giorgia meloni arianna ignazio la russa marina berlusconi matteo salvini roberto vannacci

DAGOREPORT – URGE UNO BRAVO PER GIORGIA MELONI: A UNA SETTIMANA DAL REFERENDUM, LA DUCETTA SI RITROVA TRAVOLTA DA BURIANE INTERNAZIONALI E MILLE FAIDE INTERNE – IL TRUMPISMO CHE BOMBARDA L'IRAN E TOGLIE LE SANZIONI ALLA RUSSIA HA DI FATTO SPACCATO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO: SALVINI, PER NON FARSI SCAVALCARE A DESTRA DA VANNACCI, VA ALLO SCONTRO TOTALE - SE TRUMP SI DIVERTE A METTERLA IN DIFFICOLTA' CON I LEADER EUROPEI, IL PARTITO E' DIVENTATO "COLTELLI D'ITALIA": IN ATTO UNA GUERRIGLIA I RAS DI ''VIA DELLA SCROFA'' (LOLLOBRIGIDA, LA RUSSA, RAMPELLI) E LA "FIAMMA MAGICA" DI FAZZOLARI E MANTOVANO - E ANCHE SE NON EMERGERÀ MAI PUBBLICAMENTE, ESISTE UNA TENSIONE LATENTE ANCHE TRA GIORGIA E ARIANNA – RISULTATO? LA STATISTA DELLA SGARBATELLA HA PERSO L’ANTICO VIGORE COATTO, E NON SA DOVE SBATTERE LA TESTA: AL COMIZIO PER IL “SÌ” AL REFERENDUM ERA MOSCIA E SENZA VERVE - SE VINCE IL "NO", L'UNICA SCONFITTA SARA' LEI E TUTTE LE QUESTIONI APERTE POTREBBERO ESPLODERE IN SUPERFICIE E TRAVOLGERLA… - VIDEO

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...