LA FRANCIA SI COMPRA L’ITALIA PERCHÉ HA IMPARATO L’ARTE DELLA GUERRA COMMERCIALE MENTRE NOI CI TRASTULLAVAMO COL BUNGA

Simone Paliaga per "Libero"

Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io. E se poi gli amici sono gli alleati e cugini francesi più che votarsi a dio sarebbe meglio prostrarsi davanti a più dei. L'ultima vittoria campale delle truppe imprenditoriali dell'Esagono risale ai giorni scorsi: l'acquisto del marchio del cachemire Loro Piana che finisce tra le braccia di Louis Vuitton Moet Hennessy (Lvmh) insieme a Emilio Pucci, Acqua di Parma, Fendi e Bulgari; Gucci e Pomellato vivacchiano invece nel portafoglio di Kering, ex Ppr, antagonista storico di Lvmh che fa capo alla famiglia di François Henri Pinault, leader di marchi come Fnac e Puma che controlla anche Dodo, Bottega Veneta, Brioni e Sergio Rossi.

E siamo solo al Made in Italy nel mondo della moda e del lusso... se sbirciamo nel settore bancario la presenza francese non passa inosservata a occhi attenti: Bnp Paribas ha acquisito la Bnl, il Crédit Agricole controlla Cariparma e Friuladria ed è socio rilevante in Intesa mentre le assicurazioni Axa hanno una partnership in Monte dei Paschi.

E poi il gigante dell'energia Edf ha fatto sua Edison, Lactalis si è inglobato Parmalat... E la guida di Generali Italia non è finita ora nelle mani francesi di Philippe Donnet che potranno così allungarsi fin dentro la stanza dei bottoni di Mediobanca, regista dello sviluppo industriale nostrano?

Tutto merito della vitalità dell'imprenditoria d'Oltralpe e indolenza delle nostre imprese? Magari c'è dell'altro. C'è una visione più ampia dei nuovi scenari strategici a ispirare la classe dirigente transalpina che la porta a non fare spallucce ma a contrastare lo shopping di altri in casa propria. È accaduto ora, quando alla Grafica Veneta si impedisce l'acquisto della stamperia francese Cpi. Per capirci qualcosa converrà però mandare a memoria alcuni nomi. François Harbulot, Bernard Esambert, Eric Dénecé, il generale Jean Pichot- Duclos, Eric Delbeque, PhilippeBaumard, Emmanuel Lehman, Franck Decloquement.

Non è la formazione della squadra vincitrice ai prossimi mondiali del Brasile. Sono invece coloro che prima di altri hanno capito il cambio di passo indotto dalla caduta del muro di Berlino e la necessità di individuare anzitempo i campi di battaglia del futuro. Ormai a sbarcare sui territori nemici sono le truppe d'assalto delle multinazionali quando le imprese, anche medie, forniscono il grosso degli eserciti; a bombardare ci pensano la speculazione sui valori delle valute, le scommesse sullo spread o le opa lanciate alle aziende strategiche.

Capire questo è indispensabile se la Francia vuole mantenere un ruolo nella politica mondiale dei prossimo anni. Evitare gli errori del 1955 che portarono alla sconfitta in Indocina e del 1963 con la rinuncia all'Algeria è più che mai necessario. Basta non inseguire cocciutamente le strade dismesse e battere le nuove, quelle delle guerre economiche. Per districarsi in questo labirinto è indispensabile sfogliare "La nascita dell'intelligence economica francese" (Aracne Editrice, pp.196, euro 13) e "Guerra economica e intelligence. Il contributo della riflessione strategica francese contemporanea" (Fuoco edizioni, pp. 206, euro 15) entrambi di Giuseppe Gagliano, direttore del Cestudec.

E magari affiancarli a "Intelligence economica" di Nicolas Moines (Fuoco Edizioni, pp. 208, euro 13). Il passo francese è enorme. Qui, in Italia, ci stiamo trastullando con crociate contro il terrorismo, preoccupazioni oziose sui diritti civili, campagne contro un presunto razzismo degli italiani, riforma della giustizia, proibizionismo del fumo nei licei e dietro l'angolo escogitano una Scuola di guerra economica inserita nelle attività del Collège interarmées de Défense dove si formano gli alti ufficiali d'Oltralpe.

Tutto ha inizio nel 1994, a un passo dal crollo del muro di Berlino. La consapevolezza che nulla sarà come prima dilaga. L'emergere di nuove potenze economiche, il processo di globalizzazione degli scambi commerciali e la rivoluzione delle nuove tecnologie portano a un cambiamento della logica di potenza, passando da una dimensione strettamente militare a una commerciale. E per prepararsi al nuovo contesto ecco uscire dal cappello francese il Rapporto Martre: Intelligence economica e strategia aziendale.

Nella classe dirigente d'Oltralpe matura sempre di più la consapevolezza che, oltre alla spietatezza strategica, le attività di ricerca, trattamento e distribuzione delle informazioni diventeranno uno strumento indispensabile agli attori economici per promuovere o rafforzare la propria posizione. E soprattutto per continuare ad assicurare al proprio paese benessere e prosperità, condizioni imprescindibili per la stabilità politica.

Occorre rivoluzionare il proprio modo di vedere, e comprendere che il mondo prossimo venturo sarà un mondo nel quale istituzioni governative, aziende, organismi no profit, comunità locali,gruppi di persone online sgomiteranno per ricercare e tutelare i propri interessi. E qui l'informazione come strumento di sviluppo economico e di difesa dei propri interessi nazionali sarà un elemento fondamentale per ritagliarsi un proprio spazio di esistenza e assicurare a propri cittadini ancora benessere e non solo prolungate crisi.

 

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