DINO-ZAURI BIANCOCELESTI - IL GIOCO DI FONDI NERI FATTI PASSARE NEGLI USA E FINITI IN SVIZZERA, LANCIA LUCIANO ZAURI NELLA “MANETTA MAGICA” DELLA STORIA DELLA LAZIO - CHINAGLIA, WILSON, BRUNO GIORDANO, BEPPE SIGNORI E VINAZZANI: LA STORIA “AQUILOTTA” È ZEPPA DI CALCIATORI “ATTENZIONATI” DALLA GIUSTIZIA - GIÀ NEL 2000 IL DIFENSORE FINÌ NEI GUAI, INSIEME A DONI, PER UNA PARTITA “AGGIUSTATA” E “CONSIGLI PER LE SCOMMESSE” SICURE DA INDIRIZZARE AI PARENTI…

Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"

Claudio Lotito e Massimo Oddo vogliono picchiarsi nella cornice western di un albergo messinese? Interviene Zauri. Manca un mediano, un difensore, uno che tosi l'erba? Ci pensa Luciano. Serve una valigia estiva da disfare? Si materializza Lucianino. Lo Zelig di Pescina, il concittadino di Silone fedele al princìpio dello scrittore: "Il destino è un'invenzione di gente fiacca e rassegnata", il 35enne che valutato il proprio, si è diretto altrove.

Secondo la Procura di Milano, in una banca svizzera, dove, stando all'accusa, con l'attiva collaborazione del procuratore Tullio Tinti, Zauri avrebbe fatto transitare via Usa un milione di euro frutto del passaggio dalla Samp alla società di Lotito nel 2011. Fondi neri. Soldi non contabilizzati dalle due società. Così travolto dall'imputazione di riciclaggio nell'azzurrissimo mare della Lazio attuale, l'ex capitano Zauri sembra la fototessera sbiadita di un fato che lambendo ere e bandiere, si ripete. Wilson, Giordano, Signori e Vinazzani.

Uno stopper che somigliava a Volonté e finì per coordinare i quadri provinciali del Pdl. Dagli spalti lo chiamavano "il carabiniere", finché un giorno, i graduati non bussarono alla sua porta pretendendo spiegazioni sul calcio scommesse e generalità. A Zauri che soffre e sembra un punto distante, tra aquile in volo, allenatori riabilitati e presidenti incompresi, avviene lo stesso.

Proprio mentre il dolce declino era una prospettiva concreta, nonostante le 12 magre presenze della scorsa stagione e un siparietto da convegno psicanalitico. Stadio Meazza. Edy Reja intima al team manager Manzini di sostituire Zauri. Manzini, alla Lazio dal '74, due passi sotto al mito, si sbaglia e indica Gonzalez. Reja perde la testa, lo cazzia, sfancula l'universo mondo.

L'altro si scusa. Zauri soffoca l'autostima e tira avanti. Due anni di contratto ancora, il tempo di programmare, lo stesso che all'alba del 2000, quando Zauri, Doni e un altro ciuffo di tesserati di Atalanta e Pistoiese vennero portati dal procuratore Porceddu a giudizio, sembrava terminato. Partita "aggiustata" e "consigli per le scommesse" sicure da indirizzare ai parenti. Sui giornali grandinarono tracce di commedia. La formazione dei parenti. Il tengo famiglia dei pallonari italiani.

Lo zio del centrocampista Gallo, il padre dell'attaccante Aglietti, un amico del tecnico Max Allegri. Pupi sul palco. Con un ruolo preciso. L'ex nazionale Zauri si dovette difendere. A causa di un cognato innamorato dell'1-x rischiò di veder tramontare la propria parabola. Venne protetto da Giulia Bongiorno. Assolto, si sfogò: "Ero una rivelazione, mi hanno trasformato in truffatore e ora sono di nuovo un atleta. Chi mi ridarà il tempo? Mi hanno tormentato, si devono scusare".

Gli ex compagni dell'Atalanta del 2000, quelli che ti informano sulle sottoscrizioni promosse da Zauri in favore dei terremotati, ti dicono: "oh, ma questo è in serie A da 20 anni" e cantilenano aggettivi come "educato", "gentile" e "squisito", del sapore dell'ultima torta, non sanno nulla. Ricordano le imitazioni di Aldo, Giovanni e Giacomo e il film preferito di Lucianino, Così è la vita. Una sottile questione di confini.

 

 

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