GIULIA LIGRESTI “SCARICA” TUTTO SU PAPA’ SALVATORE (CHE TANTO IN CELLA NON CI PUO’ FINIRE) - ‘’COMMISSARIATI’’ DA UNICREDIT CON IL PELUSO DI NAGEL

Gianluca Paolucci e Niccolò Zancan per "La Stampa"

«Non leggo più i giornali, mi difendo. Ho bisogno di stare tranquilla...».
Giulia Ligresti non parla, per ora. Sta barricata nella casa di Milano con il figlio, in attesa di sapere se verrà accolta la sua richiesta di ammissione ai servizi sociali. Ha patteggiato una pena di 2 anni e 8 mesi. Unica della famiglia già fuori dal carcere anche per un preciso motivo: ha detto tutto ai magistrati. È stata collaborativa fin dall'inizio. Quando si è presentata per «spontanee dichiarazioni», dopo la perquisizione del 7 febbraio: «A casa mia è stata rinvenuta documentazione destinata a una memoria che intendevo presentare all'autorità giudiziaria».

È il racconto di Giulia Ligresti sul crollo dell'impero. Si comporrà in tutto di cinque verbali, oltre trenta pagine. Arriverà a scaricare ogni responsabilità sul padre Salvatore: «Mio padre era ed è persona molto carismatica. Quindi era lui ad assumere le decisioni più importanti che riguardavano il gruppo. Lui aveva un rapporto fiduciario con i suoi collaboratori, fra cui annovero Marchionni e in parte Erbetta e Talarico». Salvatore Ligresti al centro di tutto. In Italia e all'estero.

«Sono riferibili a me tre società lussemburghesi - dice Giulia Ligresti - quattro compresa StarLife. Per la costituzione di queste società è stato mio padre ad occuparsene, avvalendosi della collaborazione di persone di sua fiducia. Io mi sono limitata a sottoscrivere documenti che mi venivano sottoposti...». In qualche misura, Giulia cerca di scagionare chi si trova nella sua situazione: «Mio fratello era più marginale e conflittuale con mio padre. Mia sorella è più estroversa di me, più brava nelle relazioni. Ma secondo me nemmeno lei discuteva di questioni tecniche...».

Questa è la versione di Giulia Ligresti. Non avrebbe voluto come direttore generale Piergiorgio Peluso, il figlio del ministro Annamaria Cancellieri: «Fu Peluso a precisare che Unicredit avrebbe imposto anche un top-manager, senza precisare però chi sarebbe stato. Solo in un secondo tempo appresi che si trattava dello stesso Peluso». Dissentiva sulle scelte strategiche: «Quando ho parlato della scelta dell'amministratore delegato, ho parlato di nomi che potessero essere effettivamente d'impatto, data la loro nota capacità manageriale. All'epoca mi veniva in mente il nome di Mario Greco, persona che non conosco personalmente (...).

Pensavo a un nominativo di riconosciuta capacità, a un Marchionne, per intenderci, vista la sua attività nella Fiat. La scelta invece cadde su Erbetta. E mi venne comunicato da mio padre». Si dice pentita di tutto: «Alla luce dell'esperienza che sto vivendo e di quello che è emerso dalle carte, terrei un atteggiamento più prudente e più attento alle esigenze della società». È pentita anche dei clamorosi emolumenti accordati in famiglia: «All'epoca ritenevo che gli stessi fossero in linea con quanto correntemente praticato a livello di società importanti.

Ma se dovesse emergere una valutazione differente sono disponibile a intervenire con un adeguato risarcimento». E poi c'è forse la frase più importante, l'ammissione delle responsabilità e della famiglia sui bilanci truccati: «Mi viene chiesto se nel periodo che va da gennaio a marzo, data di approvazione del bilancio, vi fossero tensioni particolari al fine di giungere a un risultato che non fosse così negativo per Fondiaria... Rispondo che si trattava di un'aspettativa generale, questa si era venuta a trasformare in una pressione forte affinché fosse comunque raggiunto un risultato che doveva essere presentabile all'esterno...»

 

 

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