agnelli grande stevens

GRANDE STEVENS, GRANDE COMPAGNO! - L'AVVOCATO DI AGNELLI: "RENZI È COME BERLUSCONI E MUSSOLINI" - SULLA CORRUZIONE BISOGNA CAMBIARE LA MENTALITÀ DEGLI ITALIANI" - MA SE LO STESSO AGNELLI AMMISE CHE LA FIAT PAGAVA MAZZETTE!

Da http://www.lospiffero.com/

 

 

Cristina Grande Stevens accarezza Gianluigi Gabetti Cristina Grande Stevens accarezza Gianluigi Gabetti

Il premier "non convince" Grande Stevens che prospetta il rischio di un regime semi-dittatoriale "di pochi, facili da manovrare". E sulla corruzione ritiene che si debba cambiare la mentalità degli italiani. Non si poteva iniziare da una famiglia da lui frequentata?

“Con le proposte che Renzi vuole portare avanti per la Camera e il Senato avremo i nominati, i capilista che non hanno bisogno di preferenze e rischiamo di avviarci versi una semidittatura di pochi, facili da manovrare”.

 

Gabetti Grande StevensGabetti Grande Stevens

Non è l’ennesima staffilata della sinistra dem, l’ultimo affondo di un Miguel Gotor o, per restare in Piemonte, di un Federico Fornaro, ma il pensiero di un personaggio oltre e sopra la politica politicante, e che personaggio. Uno che dice di non aver cambiato idea sull’arrembante leader fiorentino, avendo parteggiato – pur da uomo senza partito ma da “grande elettore” del primigenio Pd – per Bersani. Lui è Franzo Grande Stevens. L’avvocato dell’Avvocato, si diceva osservando la consequenzialità di maiuscola a minuscola, per ritrarlo in quella che è stata la sua funzione più nota e foriera di fama, sia pur non l’unica tra molte e tutte di grande rilievo.

 

lapr07 blanc franzo grande stevenslapr07 blanc franzo grande stevens

Con un numero di interviste rilasciate inversamente proporzionale a quello di incarichi professionali svolti per il gotha dell’imprenditoria e della finanza, l’avvocato della Fiat, come sempre è stato definito per farne  un tutt’uno  con la famiglia Agnelli, assai di più di un consulente di rango, ha rotto un silenzio osservato con avvedutezza aprendosi in un colloquio con il direttore dell’Eco del Chisone, area geografica pinerolese, cattolica quella di riferimento.

 

Sulla soglia dei novant’anni, è del ’28, Grande Stevens ribadisce che Renzi, “non mi convince”, pur riconoscendogli doti di comunicatore “importanti per gli italiani che amano gli slogan. È stato così con Berlusconi come fu a suo tempo con Mussolini”. Un confronto già di per sé viperino. Ma è su un altro tema che l’intervista di Pier Giovanni Trossero, allontanandosi almeno un poco dalla figura del segretario-premier, vira e involontariamente s’avvita proprio su di lui, l’avvocato dell’Avvocato.

 

FRANZO GRANDE STEVENS MICHELE BRIAMONTE EZIO MAURO ALLO STADIO FOTO LAPRESSE FRANZO GRANDE STEVENS MICHELE BRIAMONTE EZIO MAURO ALLO STADIO FOTO LAPRESSE

La metà della coppia, formata per mezzo secolo con Gian Luigi Gabetti, dei Grandi Vecchi dell’era agnellesca, ma anche l’avvocato del tesoretto della Famiglia, dello Ior e del mai del tutto chiarito mistero, tra i mille, della fine di un altro tesoro, quello degli ustascia, al cui proposito Grande Stevens disse, forse tirando un sospiro di sollievo, che “ogni dieci anni si bruciano tutte le carte”.

 

E poi ancora della vicenda che lo aveva portato sul banco degli imputati ancora insieme a Gabetti con l’accusa di aggiotaggio informativo per la storia di Ifil-Exor,  l’operazione di equity swap che nel 2005 permise alla finanziaria degli Agnelli di mantenere il controllo su Fiat invece di cedere il passo alle banche creditrici per 3 miliardi di euro. Viene condannato a un anno e quattro mesi, 600mila euro di multa, ma la prima sezione penale della Cassazione ha poi annullato senza rinvio la sentenza per intervenuta prescrizione del reato.

gdnmir08 franzo grande stevens cesare chiara geronzigdnmir08 franzo grande stevens cesare chiara geronzi

 

Vicende da cui Grande Stevens è uscito indenne, ma che fanno assumere alle parole del grande leguleio napoletano ma torinese d’adozione, un che di, come dire?, curioso, massì. Alla domanda sul perché la corruzione continui a imperversare nel Paese, egli risponde che “purtroppo le brutte abitudini non sono cambiate”, forse memore di quanto accadde anche e proprio in casa Fiat ai tempi di Tangentopoli. “E questa – aggiunge – è una delle ragioni per cui perdiamo imprese. Quelle sane subiscono, mentre le pseudoimprese usano strumenti corruttivi soprattutto verso la pubblica amministrazione”.

Franzo StevensFranzo Stevens

 

Parole che inducono la memoria a fare un salto indietro di vent’anni , a quel 1993 quando in piena bufera di Mani Pulite l’Avvocato convocò una riunione ai massimi vertici a cui parteciparono, tra gli altri, Umberto Agnelli, Cesare Romiti e l’avvocato Ezio Gandini: si stila l’inventario delle mazzette Fiat, si prepara un memoriale per il pool e, lui,  l’avvocato Grande Stevens redige un “codice di comportamento per i rapporti con la pubblica amministrazione” a cui i manager del Gruppo si sarebbero dovuti attenere in futuro.

cnfndstr39 grande stevens samaritana rattazzi teodoranicnfndstr39 grande stevens samaritana rattazzi teodorani

 

In quest'occasione Romiti invitò i più importanti manager del gruppo a contattare, qualora avessero qualcosa da riferire alla magistratura, l’avvocato Gandini, capo dell’ufficio legale della Fiat, per concordare le modalità della strategia di collaborazione con gli organi inquirenti. L’invito di Romiti suscitò non pochi interrogativi in merito alla necessità di un “codice etico”, quando il codice civile e quello penale costituivano da tempo codici di comportamento validi per tutti i cittadini italiani.

 

agnll30 marchionne gabetti grande stevensagnll30 marchionne gabetti grande stevens

Il giorno successivo Gianni Agnelli, davanti ad una folta platea di imprenditori alla Fenice di Venezia, ammetterà che “anche alla Fiat si sono verificati alcuni episodi di commistione con il sistema politico non corretti”. E un processo, attualmente in corso a Milano, tenta di far luce sui rapporti, non propriamente lineari, intercorsi tra la procura torinese dell’epoca e lo stesso vertice della Fiat

lapr23 grande stevens yaki lapo elkannlapr23 grande stevens yaki lapo elkann

 

Più di vent’ anni dopo, l’autore di quel “codice di comportamento per i rapporti con la pubblica amministrazione” ad uso dei manager Fiat, custode di segreti e trame (come la provvista estera della famiglia Agnelli), spiega che “bisogna cambiare la mentalità degli italiani. Ed è la cosa più difficile – aggiunge – perché spesso è problematico ottenere un lavoro nel settore pubblico se non fai dei piaceri alla persona da cui dipende la decisione”. Monsieur de Lapalisse non avrebbe saputo dirlo meglio. Magari, solo perché gli sarebbe mancato quel vissuto dell’avvocato dell’Avvocato.

bacio renzi berlusconibacio renzi berlusconi

Ultimi Dagoreport

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…