RECOLETOS MALEDETTO - PESA ANCORA COME UN MACIGNO L’AZZARDATO ACQUISTO DI RECOLETOS DA PARTE DI RCS (INVESTIMENTO DA 800 MLN € CON CACCIATA DI COLAO) E ADESSO I SOCI SI SCANNANO PER LA RICAPITALIZZAZIONE - UN’OPERAZIONE CHE HA ARRICCHITO SOLO EMILIO BOTIN, GRANDE SPONSOR FERRARI, E GLI ADVISOR MEDIOBANCA E BANCA LEONARDO) - INTESA, AZIONISTA DI RCS, HA IN CARICO IL 41,2% DEI DEBITI FINANZIARI DI RCS PARI A 352,9 MLN €…

Gaia Scacciavillani per "Finanza & Mercati"

Tensione sempre più alle stelle in via Solferino, con i grandi soci di Rcs che hanno focosamente, ma finora informalmente, aperto il dibattito sulla ricapitalizzazione per sanare la questione spagnola. Mentre sotto di loro le redazioni sono in fermento e, nel mezzo, i vertici dell'azienda e la direzione del Corriere della Sera traballano.

O, almeno, questo è quanto trapela dal gruppo editoriale dove mercoledì si sarebbe consumato un duro scontro tra azionisti sull'eventuale aumento di capitale, che i più rampanti sarebbero pronti a sottoscrivere chiudendo la questione una volta per tutte; mentre i più conservatori non intendono arretrare dalle proprie posizioni.

Tutta colpa della crisi, che ha portato alla luce le debolezze dell'operazione Recoletos del 2007, all'epoca salutata con grida di giubilo e oggi ritenuta fonte di tutti i mali. Anche se per qualcuno è stata un buon affare. Per esempio per Jaime Castellanos, all'epoca dei fatti presidente e azionista di Recoletos, oltre che numero uno di Lazard a Madrid. E, soprattutto, cognato acquisito di Emilio Botin, numero uno del Santander che in quegli anni aveva forti interessi in Italia, che spaziavano da Generali a Mediobanca passando per Capitalia. Tutti pattisti di Rcs.

E la cui figlia, Ana, attraverso Banesto, a fine 2004 aveva finanziato l'acquisizione di Recoletos da parte dello zio, partecipando all'operazione. Anche lei, col passaggio in mani italiane della casa editrice, deve aver festeggiato il rientro di tutti i crediti prestati, mentre Castellanos brindava a una plusvalenza che qualcuno, come il quotidiano catalano El Confidencial, ha stimato in 350 milioni di euro, contro i circa 150 milioni calcolati da analisi più prudenti.

Un vero e proprio goal, sottolineava in ogni caso il giornale spagnolo ricordando che il profitto era stato realizzato in soli due anni. Qualcosina è andata anche agli advisor di Rcs che, vale la pena ricordarlo, furono Mediobanca e Banca Leonardo, con quest'ultima
Antonello Perricone fresca di passaggio nelle mani dell'ex numero uno dell'm&a europeo di Lazard, Gerardo Braggiotti.

I documenti di allora parlano di poco più di 10 milioni di euro spartiti fra i due. Non c'è traccia, invece, dei nomi delle banche che in pool avevano concesso all'editrice le linee di credito per 750 milioni, utilizzati da Rcs per prestare all'altra controllata spagnola, Unedisa, la somma necessaria per l'acquisizione da 1,1 miliardi (debiti inclusi) e che ora Unidad Editorial sta restituendo con interessi crescenti e sempre più a fatica.

Tra gli indiziati un altro dei grandi soci di Rcs, Intesa Sanpaolo, che - stando al bilancio 2010 dell'editrice - risulta titolare del 41,2% dei debiti finanziari non correnti di Rcs pari a 352,9 milioni, mentre un'altra piccola fetta, 18,7 milioni, era in capo a Mediobanca.

Non è andata male neanche a Vittorio Colao, la cui uscita da Rcs viene da alcuni imputata proprio al fatto di non essersi voluto imbarcare in Recoletos: accompagnato all'uscio con con una buonuscita di 4,8 milioni e un bonus di quasi un milione. Cifra tonda, invece, per il suo successore Antonello Perricone, che portò a termine l'operazione poco dopo l'insediamento, incassando un premio da 1 milione. Ma ora, allo scadere del mandato, dovrà far quadrare i conti.

 

Antonello Perricone 0rep vittorio colaoGERARDO BRAGGIOTTI ALBERTO NAGELEmilio Botin

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