IBM: MEMORIZZARE L’ESPERIENZA PER SCONFIGGERE LA CRISI

Maria Teresa Cometto per il "CorrierEconomia - Corriere della Sera"

Il leader mondiale nei servizi di Information technology, Ibm, si trova davanti a una nuova svolta nella sua più che secolare storia. Il cuore del suo business - vendere alle aziende private e alle amministrazioni pubbliche sistemi di grandi computer, hardware e software da installare e gestire con la consulenza dei suoi esperti tecnici - è minacciato dall'emergere di modelli alternativi.

Come il cloud computing che permette alle aziende di «affittare» gli stessi servizi nella «nuvola» e usufruirne attraverso Internet, spendendo molto di meno e ottenendo una flessibilità maggiore. Così le vendite di hardware sono crollate del 13% da gennaio a marzo 2013. Per Ibm, il cui bilancio trimestrale ha scioccato Wall Street, il fatturato è sceso del 5%, i profitti dell'1% e nel giorno dell'annuncio, lo scorso 18 aprile, le azioni Ibm sono crollate dell'8%, il peggior scivolone degli ultimi otto anni.

La strigliata
«È in momenti come questi che noi dell'Ibm sappiamo essere all'altezza della situazione. Non ci tiriamo indietro. Andiamo all'attacco», ha reagito l'amministratore delegato Virginia «Ginni» Rometty, in carica dall'inizio del 2012, parlando agli oltre 400 mila dipendenti in un video interno dal quartier generale di Armonk, a Nord di New York. Una vera e propria strigliata dai toni insolitamente bruschi - intercettata dai segugi del Wall Street Journal - in cui Rometty ha dato la colpa del deludente primo trimestre alla lentezza dell'azienda nel rispondere ai bisogni dei clienti.

«Dove non ci siamo trasformati abbastanza rapidamente, siamo in difficoltà - ha detto la ceo -. Dobbiamo accelerare il nostro passaggio al nuovo modello di business dei computer per servire nuovi mercati, nuovi clienti, costruire nuove competenze. E dobbiamo farlo adesso. (..) Se un cliente ha una richiesta, una domanda, un'aspettativa, rispondete entro 24 ore. E se qualcosa vi rallenta, eliminatelo». Lei intanto ha «eliminato» il responsabile della divisione hardware, Rod Adkins, sostituendolo con Tom Rosamilia che dipenderà direttamente dal capo del software Steve Mills: il segnale di una riorganizzazione profonda che la ceo ha in cantiere.

Il dubbio però, diffuso fra gli analisti, è che il problema di Ibm non sia la velocità di esecuzione di una strategia, ma la definizione stessa della strategia vincente. L'azienda è in ritardo sul cloud computing e anche sui servizi «mobili» alle imprese, due aree dell'industria tecnologica con il maggior tasso di crescita. Rometty ha promesso di spingere l'acceleratore per recuperare il terreno perso, continuando la politica - inaugurata dai suoi predecessori Louis Gerstner (1993-2002) e Sam Palmisano (2003-2011) - di dismettere i business meno redditizi e concentrarsi su quelli con maggiori margini di profitto.

L'intuizione di Gerstner - il primo e unico ceo finora non proveniente dall'interno dell'Ibm, reclutato mentre l'azienda era sull'orlo della bancarotta - era stata puntare sul software, con l'acquisto nel '95 di Lotus: oggi il software è la fonte di quasi metà dei profitti di Ibm, pur rappresentando solo un quarto del fatturato; ma si tratta di programmi vecchi, che devono affrontare una concorrenza sempre più agguerrita.

Palmisano ha proseguito nell'enfasi su software e consulenza, con l'abbandono della manifattura dei personal computer, capendo in anticipo che stavano diventando una commodity e vendendola nel 2005 ai cinesi di Lenovo. Agli stessi cinesi ora Rometty vorrebbe vendere la divisione dei server x86, la fascia bassa dei computer usati per operare su Internet, ma le trattative sembrano sospese per questioni di prezzo, secondo Fortune.

BUSINESS DA REINVENTARE
Tagliare rami secchi e costi (1 miliardo di dollari saranno spesi per ridurre il personale nel trimestre in corso) però non basta. Rometty, 55 anni di cui 30 passati all'Ibm, la prima donna al suo vertice, ha ereditato un'azienda al punto più alto dei risultati delle trasformazioni avviate da Gerstner e Palmisano, con le quotazioni di Borsa vicine al massimo storico e il pesante compito di raggiungere l'obbiettivo - fissato dal suo predecessore - di 20 dollari di profitti operativi per azione entro il 2015, dai 15,25 dollari del bilancio 2012. Ora l'onda lunga di quelle scelte sembra esaurita e tocca a Rometty reinventare il business per il futuro.

Ibm ha una lunga tradizione di grandi scommesse su nuove strategie che l'hanno rilanciata in momenti cruciali. Nata nel 1911 come produttore di pese e orologi aziendali, Thomas Watson negli Anni '20-'30 l'ha trasformata in una società specializzata nelle schede perforate e il figlio Watson Jr. ha puntato il doppio del patrimonio dell'azienda all'inizio degli anni '60 - 38 miliardi di dollari attuali - per creare l'S/360, una famiglia di computer che ha rivoluzionato l'industria tecnologica, garantendo all'Ibm il primato per 30 anni.

Rometty è consapevole della sfida che ha di fronte. «È importante capire il modello di lungo termine dell'Ibm. Siamo un'azienda innovativa. Significa che perseguiamo una continua trasformazione», ha spiegato la ceo all'assemblea degli azionisti che si è tenuta la settimana scorsa a Huntsville, la cittadina dell'Alabama famosa come «the rocket city» per la sua industria spaziale.

La tecnologia Ibm era servita a costruire proprio lì, negli Anni Sessanta, il razzo Saturn V per il programma Apollo di sbarco sulla luna. Le ansie degli azionisti sono state placate per ora con un aumento del 12% del dividendo e altri 5 miliardi di dollari nel piano di riacquisto di azioni proprie, facendo risalire le quotazioni Ibm a 200 dollari. Una boccata d'ossigeno nell'attesa di un segnale di vera ripresa.

 

VIRGINIA GINNY ROMETTY logo ibmInternational Business Machines Corporation IBM VECCHIO LOGO jpegInternational Business Machines Corporation IBM QUARTIER GENERALE International Business Machines Corporation IBM SAM PALMISANO E VIRGINIA GINNY ROMETTY virginia ginny rometty

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…