DISASTRI FERROVIARI – ECCO I FURBETTI DEL TRENINO COL CIUFF: SE ITALO DOVESSE FALLIRE, MONTEPREZZEMOLO E LO SCARPARO A PALLINI PERDEREBBERO SOLO 9 MILIONI A TESTA – INTESA RISCHIA OLTRE 400 MLN (GRAZIE PASSERA)

Giorgio Meletti per “Il Fatto Quotidiano”

 

ITALO LOGOITALO LOGO

   Si tratta di una cattiveria senza fondamento quella secondo cui Diego Della Valle avrebbe chiesto a Matteo Renzi il salvataggio statale del treno Italo per salvare i soldi suoi e dei suoi amici e soci, Luca Cordero di Montezemolo e Gianni Punzo. La prova che li scagiona è scritta nei bilanci: i tre fondatori della Nuovo Trasporto Viaggiatori (Ntv) non rischiano quasi niente.

 

Per essere più precisi, del miliardo di euro circa oggi in pericolo (tra capitale e finanziamenti bancari), i tre perderebbero nella peggiore delle ipotesi 9-10 milioni a testa, che è quanto risulta effettivamente investito dai bilanci. La vera posta in gioco è una brutta figura, ma come dice il saggio, e come la biografia di Montezemolo testimonia, di brutte figure non è mai morto nessuno.

 

Diego della Valle Montezemolo ItaloDiego della Valle Montezemolo Italo

Così - proprio nel momento in cui la Fiat accompagna il declino del cosiddetto capitalismo di relazione scoprendo dopo 40 anni, per bocca di Sergio Marchionne, che Montezemolo “non è indispensabile” e che lo si può far fuori dalla presidenza della Ferrari – le drammatiche traversie di Italo fanno scoprire a noi che questo non è nemmeno capitalismo di relazione. Piuttosto relazioni e affari senza capitali.

 

   La storia di Ntv sembra fatta per dare ragione a Renzi che ha disertato il Forum di Cernobbio preferendo andare a Brescia “dove le imprese investono davvero”. Lasciamo per un momento da parte il contenzioso tra Ntv e Fs e le vibrate, comprensibili proteste di Della Valle contro il monopolista pubblico, che nella competizione sui treni ad alta velocità è arbitro e giocatore al tempo stesso. Anche questo dovrebbe far parte del rischio d’impresa, come la grandine, la decisione del popolo italiano di non viaggiare più, un imprenditore che, hai visto mai, sbaglia i piani e le previsioni.

Gianni PunzoGianni Punzo

 

Il punto che ci racconta molto sul declino italiano è che oggi Della Valle, Montezemolo e Punzo hanno il 33,46 per cento delle azioni di Ntv, e quindi incasserebbero il 33,46 per cento dei profitti se gli affari andassero bene. Mentre se, come appare oggi possibile, le cose andassero a gambe all’aria non ci rimetterebbero niente e i danni si abbatterebbero sui mille dipendenti innanzitutto, e poi delle banche che, chissà perché, hanno accettato di mettere quasi tutto il capitale di rischio.

 

Cosicché i profeti dell’impresa privata all'italiana, dopo aver tuonato per decenni contro le imprese statali proprio quando con esse chiudevano lucrosi affari a spese dei contribuenti, nel terzo millennio hanno trovato nelle banche – grazie alle relazioni – un nuovo socio dormiente e generoso che consente loro di fare gli imprenditori coi soldi degli altri.

 

   Le premesse della crisi di Ntv, della quale gli stessi azionisti mettono in dubbio la sopravvivenza, le ha ricostruite due anni fa Gianni Dragoni in un libro profeticamente intitolato Alta rapacità. Lì si può rileggere l’autodifesa di Della Valle, intervenuto telefonicamente nella trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro il 22 dicembre 2011.

 

francesco micheli giovanna salza corrado passera foto riccardo schitofrancesco micheli giovanna salza corrado passera foto riccardo schito

Riferendosi agli aumenti di capitale con cui i tre fondatori avevano imbarcato in Ntv la banca Intesa Sanpaolo, le Assicurazioni Generali, le ferrovie francesi (Sncf) e le famiglie Bombassei e Seragnoli, il patron della Tod’s dice: “Secondo il giornalista che ha parlato, noi abbiamo fatto una speculazione un po’ furba, secondo me abbiamo sacrificato buona parte di un possibile utile che forse avremmo fra qualche anno se tutto andrà bene”.

 

Poi rivendica che comunque gli imprenditori privati si sono accollati un bel rischio: “Siamo noi che andiamo a comprarci dei treni rivolgendoci a delle banche, mettendo delle firme e queste cose se vanno male uno poi le deve pagare”. Adesso scopriamo invece che il problema è delle banche.

 

   All’inizio, nel 2006, Della Valle, Montezemolo e Punzo, insieme allo storico manager ferroviario Giuseppe Sciarrone, costituiscono Ntv con un milione di capitale. Oggi le tre holding a cui fa capo la quota dei fondatori (Mdp 1, Mdp 2 e Mdp 3) hanno in tutto 270 mila euro di capitale, 90 mila a testa. Nel 2007, a soli sei mesi dalla costituzione di quella che restava una scatola vuota, il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, concede a Ntv l’accreditamento come gestore di treni alta velocità.

DELLA VALLE CADEDELLA VALLE CADE

 

Un generoso regalo del governo Prodi, in violazione di una legge del governo Berlusconi che imponeva di scegliere i concorrenti del Frecciarossa attraverso gara pubblica. Grazie alla firma di Bianchi i fondatori riescono a ottenere da Intesa Sanpaolo l’adesione a un aumento di capitale da 60 milioni, in cambio del 20% del capitale. La società nata dal nulla vale dunque 300 milioni.

 

   È l’epoca d’oro di Intesa, ispirata nel ruolo di “banca Paese”. Il presidente Giovanni Bazoli traccia il solco, l’amministratore delegato Corrado Passera lo difende a colpi di operazioni spericolate. Come in Ntv così nella nuova Alitalia di Roberto Colaninno, la banca mette il capitale di rischio da una parte ed elargisce generosi finanziamenti dall’altra.

 

Così da ritrovarsi poi, in Alitalia come in Ntv, creditrice insoddisfatta e debitrice insolvente al tempo stesso. Così il 24 giugno 2008, lo stesso giorno, Intesa compra azioni Ntv per 60 milioni con una mano e firma con l’altra mano un contratto di finanziamento da 732 milioni, ciò che serve a comprare i 25 treni superveloci dalla francese Alsthom.

 

montezemolo con il borsello etnicomontezemolo con il borsello etnico

Il credito bancario consente ai fondatori di far salire ulteriormente il valore alla società, da 300 a 400 milioni. Bombassei e Seragnoli pagano 20 milioni a testa per un 5% ciascuno, Generali paga 60 milioni per il 15%. Poi arrivano i francesi di Sncf, che pagano più di tutti: 84 milioni per il 20%, pari a un valore totale della società di 420 milioni.

 

Per questi aumenti di capitale i tre fondatori hanno venduto anche le opzioni ai nuovi soci, incassando 24 milioni circa che sono stati reinvestiti. Solo alla fine hanno dovuto mettere mano al portafoglio per partecipare alla ricapitalizzazione da 85 milioni fatta tra 2013 e 2014 per tamponare perdite superiori al previsto: il 33 per cento di 85 milioni fa 28 milioni, cioè 9 milioni a testa per i tre fondatori. Investendo una trentina di milioni, Della Valle, Montezemolo e Punzo hanno avuto il comando su un’operazione da un miliardo. Il solito 3-5 per cento, il motore immobile del capitalismo di relazione.

Matteo Renzi all’arrivo alla Festa Nazionale dell’Unita? di Bologna Matteo Renzi all’arrivo alla Festa Nazionale dell’Unita? di Bologna

 

   Se oggi il governo deve fare i conti con il salvataggio di Italo, non è per la concorrenza. Sono in gioco i crediti delle banche più esposte. Intesa in testa, con 400 milioni, seguita a ruota dal Monte dei Paschi con 175 milioni, dal Banco Popolare con 95, Bnl Paribas con 18 milioni. Qualcuno potrebbe chiedersi con quanta prudenza presta i soldi a Ntv proprio il Banco Popolare guidato da Pier Francesco Saviotti – legato a Della Valle via Tod’s e consulente dell’operazione treni dal primo giorno – o la Bnl presieduta da Luigi Abete, amico per la pelle di Della Valle e Montezemolo.

 

Ma è inutile interrogarsi sui conflitti d’interesse nel capitalismo di relazione. Purtroppo i fatti degli ultimi anni dimostrano che i nostri grandi banchieri, da Passera a Giuseppe Mussari del Monte dei Paschi, passando per tutti gli altri, sono perfettamente in grado di perdere miliardi senza bisogno dei conflitti d’interesse. A mano libera, per così dire.

 

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...