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L'ITALIA? È DIVENTATA UN VILLAGGIO TURISTICO - ALLA FINE DEL 2024 ERANO 754MILA LE CASE VACANZE PRENOTABILI ATTRAVERSO LA PIATTAFORMA "AIRBNB". IL NUMERO CORRISPONDE A 3 MILIONI DI POSTI LETTO A DISPOSIZIONE DEI TURISTI - IL GIRO D'AFFARI È SALITO DAI 2,5 MILIARDI DEL 2017 AGLI 8,8 DEL 2024. TROVARE UNA CASA IN AFFITTO A LUNGO TERMINE È IMPOSSIBILE: I PROPRIETARI PREFERISCONO SCUCIRE MOLTI PIÙ SOLDI AI TURISTI PIUTTOSTO CHE ACCONTENTARSI DELLE "BRICIOLE" OGNI MESE

Estratto dell'articolo di Viola Giannoli per la Repubblica

 

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Se si guarda la mappa d’Italia attraverso gli occhi di un turista, sembra un paziente col morbillo: un Paese disteso pieno di puntini rossi. A ogni puntino corrisponde un alloggio in affitto su Airbnb. Più passa il tempo più i puntini aumentano: alla fine del 2024 erano 754mila, un totale di 3 milioni e passa di posti letto.

 

Ma la fotografia serve a poco. Per capire un fenomeno (e regolamentarlo) bisogna fare due cose: contarlo, come farebbero i bambini, e filmarlo nel tempo. Così Full, future urban legacy lab, centro studi del Politecnico di Torino, estraendo i dati dal database AirDna e seguendo l’evoluzione degli affitti brevi dal 2017 al 2024, ha provato a rispondere a una domanda: chi gestisce davvero il mercato Airbnb?

 

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Secondo Francesco Chiodelli, professore di Geografia economico-politica e tra i responsabili scientifici dell’indagine, sono quattro i trend da tenere d’occhio per sciogliere il quesito: «L’impressionante crescita quantitativa degli affitti brevi in sette anni, l’exploit nelle città in cui il mercato è ancora giovane, l’aumento esplosivo della redditività e l’espansione dei gestori professionali che si accaparrano ormai un’enorme fetta di ricavi».

 

Dimenticata la pandemia, lo scorso anno si è chiuso con il record di alloggi attivi per turisti: il 52 per cento in più del 2017. Ora, da città come Venezia o Milano, arrivano segnali d’arresto che i proprietari imputano alla burocrazia, alla stretta sulla sicurezza degli appartamenti o alla necessità del check-in in presenza. [...]

airbnb

 

La mappa non è omogenea ma intanto nascono nuove capitali dei b&b: se Roma guida la classifica degli annunci (47.094), la crescita più vertiginosa è al Sud. A Bari sono aumentati del 250 per cento, a Napoli del 98 per cento, a Catania del 90.

 

«Dove il mercato è più maturo — dice Chiodelli — la crescita è più contenuta; dove il fenomeno Airbnb è arrivato da poco c’è un exploit anche dei ricavi per appartamento: a Bari sono cresciuti del 236 per cento, a Palermo del 235».

 

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Anche il numero di notti prenotate online è salito: il 50 per cento in più. Per non parlare delle tariffe, cresciute di un altro 50 per cento: il prezzo medio per una notte da turisti è di 167 euro. Ecco perché il giro d’affari si è impennato passando dai 2,5 miliardi del 2017 agli 8,8 miliardi del 2024 (+242 per cento). «Questa drastica crescita delle prestazioni — continua Chiodelli — va in conflitto con le altre forme di affitto e porta conseguenze radicali sul mercato immobiliare tradizionale: un alloggio per turisti è infinitamente più appetibile di uno residenziale».

 

studenti protestano contro il caro affitti a roma 6

Allora, se le case per i residenti diminuiscono, se nelle città cambia il mercato degli affitti, se le tariffe salgono, chi ne beneficia? Bisogna tornare a contare. Nel 2024 gli host, cioè i proprietari e gestori di case, erano 350mila. Nella maggior parte dei casi si tratta ancora di lavoratori che affittano la seconda casa per integrare il reddito. Al contrario i cosiddetti large host, cioè le agenzie che hanno più di dieci immobili, sono poco più dell’1,3 per cento. «Questo dato però non deve ingannare», ricorda Chiodelli.

 

Anzitutto, il numero di gestori professionali è cresciuto in sette anni in maniera più sostenuta: +77%. E, per quanto pochi, hanno in mano un quarto degli alloggi: 42 a testa in media. Inoltre, se nel 2024 ogni appartamento affittato su Airbnb da un large host fruttava annualmente 17.900 euro, un piccolo proprietario ne guadagnava solo 8.500. La fetta più piccola della torta degli host è riuscita così ad accaparrarsi 3,3 miliardi di euro sugli 8,8 miliardi di ricavi complessivi, il 38 per cento del totale. 

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