luigi lovaglio giorgia meloni giancarlo giorgetti alberto nagel milleri caltagirone

L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA LA PAGANO I CONTRIBUENTI – L’OBBROBRIO PARTORITO DAL GOVERNO CON CALTAGIRONE E DELFIN PREVEDE 2,9 MILIARDI DI CREDITI FISCALI PER LA BANCA SENESE (CIOÈ GETTITO FISCALE IN MENO NEI PROSSIMI DUE ANNI)–  DELLA VEDOVA (+EUROPA): “MELONI ENTRA A GAMBA TESA NEGLI EQUILIBRI DI MERCATO, SCHIERANDO IL SUO GOVERNO ALLA TESTA DI UNA ARDITA OPERAZIONE FINANZIARIA…”

Mps: da ops su Mediobanca utilizzo 2,9 mld Dta, a regime sinergie per 700 mln

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L'aggregzione tra Mps e Mediobanca, se realizzata, permettera' "di beneficiare del valore delle Dta di Mps" e il nuovo Gruppo sara' "in grado di accelerare l'utilizzo di 2,9 miliardi di Dta nei prossimi sei anni, con 0,5 miliardi all'anno e un significativo beneficio di capitale".

 

Lo si legge nella nota di Mps con cui la banca senese annuncia il lancio di una ops su Piazzetta Cuccia. Il nuovo Gruppo, inoltre, beneficera' "di sinergie ante imposte a regime per circa 700 milioni all'anno, di cui circa 300 milioni rappresentate da sinergie di ricavo, circa 300 milioni da sinergie di costo e circa 100 milioni da sinergie di funding".

 

Mps-Mediobanca, Della Vedova: Meloni mette cappello su ardita operazione

(askanews) - "Meloni si scopre banchiere e mette il cappello e la faccia sulla scalata ostile a Mediobanca da parte di MPS, di cui il Tesoro è il primo azionista, in un gioco che dovrebbe arrivare al controllo di Generali.

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti foto lapresse 1

Quindi Meloni, cresciuta anche elettoralmente nella propaganda ostile ai 'poteri forti' e contro le banche avide, oggi entra a gamba tesa negli equilibri di mercato, schierando il suo Governo alla testa di una ardita operazione finanziaria basata su catene di controllo e partite fiscali, le DTA di cui MPS è portatrice dal periodo in cui le perdite venivano coperte dai contribuenti e che porterebbero al nuovo gruppo a non pagare nemmeno le tasse che Mediobanca paga oggi e pagherebbe sugli utili; legittimo, ovviamente, ma un po' paradossale essendo una decisione dello stesso MEF". Lo afferma il deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova.

 

benedetto della vedova foto di bacco (2)

"Meloni - prosegue - ha già detto che l'operazione va bene, prima ancora che sia il mercato a chiarire se i valori messi in campo e le strategie industriali si riveleranno congrue oppure no. Peraltro, l'uscita di oggi della Presidente del Consiglio, getta un'ombra sulla minaccia del Golden Power contro UniCredit nella scalata a BPM, oggi socio del MEF nell'operazione MEDIOBANCA. Meloni arbitro e giocatore della finanza italiana: non va bene. Prima il Governo privatizzi definitivamente MPS, poi i soci privati facciano ciò che meglio ritengono. Chiedo a Meloni: se poi l'operazione che lei oggi si intesta dovesse essere rifiutata dal mercato, che fa? Chiede a Giorgetti di dimettersi?", conclude Della Vedova. Pol/Arc

 

 

francesco gaetano caltagirone

LE MANI DELLA DESTRA SUL TESORO DEL CREDITO E L’OBIETTIVO GENERALI

Estratto dell'articolo di Francesco Manacorda per "la Repubblica"

https://www.repubblica.it/economia/2025/01/25/news/mps_mediobanca_offerta_ultime_notizie-423960293/

 

[…] È la guerra dei due mondi […] ed è ovviamente una guerra che punta a un bottino ben preciso: le Generali di Trieste, la compagnia assicurativa dove Mediobanca ha poco più del 13% e che gestisce oltre 800 miliardi di risparmi dei suoi clienti. Soldi che molti vorrebbero governare.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

Uno scontro legittimo, con i suoi protagonisti: Francesco Gaetano Caltagirone, grande costruttore romano, collezionista di antiche monete imperiali, ha investito da tempo prima nelle Generali e poi in Mediobanca: oggi ha appena meno del 7% della compagnia e il 7,5% di piazzetta Cuccia. Accanto a lui, da anni, prima il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio e adesso i suoi eredi: in Generali sono a un soffio dal 10%, in Mediobanca appena sotto il 20%.

 

Forti della loro quota complessiva, i due grandi soci, hanno a lungo cercato di entrare nella stanza dei bottoni della banca e della compagnia. Ma finora senza risultati.

Quella Mediobanca che con Enrico Cuccia fu la regista dei patti di sindacato e delle piramidi societarie, sotto la guida di Alberto Nagel si è infatti aperta al mercato e si è chiusa alle richieste dei grandi soci.

GLI AZIONISTI DI GENERALI

 

La strada migliore per guidare l’istituto fuori da possibili conflitti d’interesse e assicurare soddisfazione a tutti gli azionisti – è il mantra di Nagel, da diciassette anni amministratore delegato – è quella di avere un cda il più possibile indipendente; tanto da far presentare la lista da proporre agli azionisti ogni tre anni per il rinnovo del consiglio allo stesso cda uscente.

 

Una linea che Mediobanca ha usato in casa e che ha appoggiato anche in Generali, mentre piazzetta Cuccia cambiava pelle: non solo banca d’investimento, ma anche credito al consumo e della gestione del risparmio. Dietro lo schermo dell’indipendenza del cda – ribattono dal fronte avverso – si mantiene lo status quo : Nagel appare inamovibile e in Generali – è la tesi – continua a comandare Mediobanca.

 

FRANCESCO MILLERI

[…] Il problema è che l’arbitro – l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni – si è messo la maglietta di una delle due squadre ed è sceso in campo. Il primo passo a inizio 2023, quando un emendamento al disegno di legge sul mercato dei capitali, presentato pone vincoli strettissimi alla lista del cda. Accolta con grande favore da Caltagirone, quella norma diventa legge.

 

Poi, quando il 25 novembre scorso l’Unicredit lancia la sua offerta per comprare Banco-Bpm, le cose si fanno davvero tempestose. Nei piani del governo, infatti, Banco-Bpm dovrebbe unirsi a Mps e dare vita al “terzo polo” bancario italiano, fortemente connotato in senso nazionale.

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

 

Per questo il Mef ha appena venduto, a inizio novembre, le quote della banca senese eredità del salvataggio pubblico: al Banco-Bpm il 5%, a Caltagirone un altro 5%, agli eredi del Vecchio quasi il 10%. E lo stesso ministero rimane il primo azionista, con l’11,7%%. Ecco così che, quando si concretizza l’offerta di Unicredit su Banco-Bpm, il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti annuncia subito di essere pronto a utilizzare il golden power – i poteri speciali del governo in caso di acquisizioni estere che minaccino la sicurezza nazionale – contro la banca offerente.

 

Scarsa la portata legale dell’esternazione, forte quella politica: il governo si è visto sfumare sotto il naso l’opportunità di trasformare la banca che fu del Pci nel “suo” istituto e non è contento.

 

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

Nelle stesse settimane un altro fronte si apre: il cda delle Generali, con l’ad Philippe Donnet, studia un dossier per unire in una joint venture con i francesi di Natixis, i rispettivi patrimoni di risparmio gestito.

 

[…]  No, è un esproprio del risparmio italiano, ribattono – in minoranza – i consiglieri che fanno capo a Caltagirone e ai Del Vecchio. Di nuovo da Palazzo Chigi si agita lo spettro minaccioso del golden power, mentre uno schieramento politico solidamente radicato nella maggioranza, ma che sconfina anche a sinistra, si straccia le vesti per il rischio – un rischio che non esiste, assicura Donnet – di cedere il risparmio italiano allo straniero.

 

MPS - MEDIOBANCA - UNICREDIT - BANCO BPM - GLI INTRECCI

 

È il momento giusto per partire con un’operazione che provi a risolvere le cose una volta per tutte: Mps, con l’indispensabile appoggi dell’azionista pubblico, lancia un’offerta di sue azioni ai soci di Mediobanca per fondere piazzetta Cuccia nella banca senese. Deciderà il mercato, si spera. Ma intanto lo Stato è diventato banchiere d’assalto. E non è una buona notizia.

MPS MEDIOBANCA

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…