john elkann theodore kyriakou leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - L’OSTACOLO PIÙ TOSTO DELLA TRATTATIVA IN CORSO TRA IL MAGNATE GRECO KIRIAKOU E JOHN ELKANN NON E' L'ACQUISIZIONE DEL GRUPPO GEDI BENSÌ COME “RISTRUTTURARE” UN ORGANICO DI 1300 DIPENDENTI, TRA TAGLI ALLE REDAZIONI LOCALI, PREPENSIONAMENTI E “SCIVOLI”, DI CUI CIRCA 280 GIORNALISTI FANNO CAPO A “REPUBBLICA” E ALTRI 170 A “LA STAMPA” - LA PARTITA SUL FUTURO DEL QUOTIDIANO TORINESE, ASSET CHE NON RIENTRA NEL PROGETTO DI KYRIAKOU, NON ACCELERA CON LA CORDATA VENETA MESSA SU DA ENRICO MARCHI - NEL CASO LA TRANSIZIONE ELLENICA NAUFRAGASSE, LEONARDINO DEL VECCHIO HA CONFERMATO DI ESSERE PRONTO: “NOI CI SIAMO” - “NOI” CHI? ESSENDO “QUEL RAGAZZO'' (COPY ELKANN), DEL TUTTO A DIGIUNO DI EDITORIA, I SOSPETTI DILAGANO SU CHI SI NASCONDE DIETRO LA CONTRO-OFFERTA CON RILANCIO DELL’AZIONISTA DELL’IMPERO DEL VECCHIO, IL CUI CEO MILLERI È STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI CON CALTAGIRONE E LOVAGLIO, PER LA SCALATA DI MPS SU MEDIOBANCA-GENERALI - E DA TORINO, AVVISANO LE REDAZIONI IN RIVOLTA DI ROMA E TORINO DI STARE ATTENTI: DALLA PADELLA GRECA RISCHIANO DI FINIRE NELLA BRACE DI CHISSÀ CHI...

john elkann rifiuta l offerta di tether per la juventus 6

DAGOREPORT

A che punto è la trattativa tra Exor, la cassaforte di John Elkann, e Theodor Kyriakou, patron di Antenna Group per l’acquisizione del gruppo Gedi? Il risiko editoriale ha innescato polemiche nel campo politico, panico tra gli editori nostrani, sudori freddi nelle redazioni, e solita grancassa di mezze verità e leggende metropolitane. Ma proviamo a mettere ordine nel casino.

 

L’esclusiva, scaduta a novembre, è stata prorogata di altri due mesi, ma a fine gennaio 2026 potrebbe essere prolungata perché i problemi da sbrogliare sono tanti e per nulla facili; e Kiriakou ha altro pensare che puntare alla conquista di La7, anche se con Urbano Cairo due chiacchiere se le è già fatte.

 

E Sky Italia? Nella testa di Kiriakou frulla piuttosto una televisione generalista, magari con Warner-Discovery e il Fazio nazionale, per costruire un gruppo multipiattaforma: giornali, radio, tv, web. Digital first, senza nostalgie da linotype.

 

theodore kyriakou

Nei suoi vari colloqui romani, compreso quello avuto col direttore di “Rep”, Mario Orfeo, il Greco con l’Antenna, alfiere di quel nuovo capitalismo liberista che privilegia l’economia alla politica, ha garantito la salvaguardia della linea editoriale scacciando qualsiasi fantasma di una svolta reazionaria.

 

L’operazione con Exor, però, non si chiuderà prima di maggio-giugno 2026. I negoziatori della partita – il presidente di Gedi, Paolo Ceretti, e il capo dell’M&A di Antenna, Marc Zagar - si trovano infatti davanti a un ostacolo arduo da superare per arrivare al traguardo.

 

mario orfeo

L’ostacolo più tosto da superare non è acquistare il gruppo Gedi bensì come entro il 2027 “ristrutturare” in maniera pesante, a tutti i livelli, un organico di 1300 dipendenti, tra amministrazione, poligrafici, collaboratori e giornalisti, di cui circa 280 fanno capo a “Repubblica” e altri 170 a “La Stampa”.

 

Incombenza dolorosissima di tagli alle redazioni locali e collaborazioni, prepensionamenti (a carico dello Stato) e “scivoli” (a carico dell’azienda), ma che va al di là della posizione politica di qualsiasi compratore: è economicamente insostenibile, in base ai risultati delle vendite dei quotidiani.

andrea malaguti

 

Secondo quanto informa l'ADS: a settembre la diffusione di “La Repubblica”, sommando carta + digitale, è stata di 131.673 copie, di cui 57.844 quelle acquistate in edicola. Per “La Stampa”, la diffusione carta + digitale è 68.466 copie, della quali 42.765, direttamente in edicola.

 

Già i capoccioni di Exor guidata da John Elkann, dopo aver liquidato 15 testati locali e svenduto ‘’l’Espresso’’ a Jervolino, avevano pronto un progetto di chiudere ben cinque redazioni locali di “Rep”: quelle di Firenze, Genova, Torino, Bari e Palermo e lasciarne in vita, Milano, Napoli e Bologna.

 

JOHN ELKANN IN REDAZIONE A LA STAMPA DOPO L ASSALTO DEI PRO PAL

Sul futuro della ‘’Stampa’’, poi, la partita è ancora aperta e una prospettiva chiara è attesa nei prossimi giorni. Intanto, Elkann non aveva nessuna voglia di disfarsi del quotidiano torinese, voglioso di tutelare così la storia della dinastia Agnelli.

 

Ma il suo obiettivo di valorizzarne identità e radici locali, sostituendo alla direzione il troppo politicizzato Massimo Giannini, è fallito perché trasformare “La Stampa” in un giornale locale non ha senso. Infatti, il nuovo direttore Malaguti ha mantenuto una linea editoriale nazionale di opposizione al governo Meloni e apertamente anti-trumpiana, quindi in contrasto con le smanie geopolitiche del nipotino dell’Avvocato, innamoratesi della tecno-destra della Silicon Valley.

 

Enrico Marchi

Allora, chi se la prende “La Stampa”, asset che non rientra nel progetto di Kyriakou? C’è sempre in ballo Enrico Marchi, presidente di Banca Finint e della Save, l'aeroporto veneziano, che con una cordata di imprenditori veneti ha acquisito in passato le testate locali del Gruppo Gedi, ma la trattativa con Exor non accelera.

 

Gli industriali del Nord-Est messi insieme da Marchi sono infatti perplessi di acquisire un organo di stampa del Nord-Ovest: ma che ci facciamo in Veneto e in Friuli Venezia-Giulia con “La Stampa” sabauda?

leonardo maria del vecchio - acqua fiuggi

 

 

Mentre i sussurri veneziani spifferano di un Marchi che sta cercando di allargare la cordata veneta a imprenditori del Nord-Est, si accavallano i rumors sulla contro-offerta di Leonardo Maria Del Vecchio, che non è stata presa in considerazione da Exor in quanto impegnata in una trattativa in esclusiva con Kyriakou che, agitando la bandierina dell’italianità, mira a strappare il Gruppo Gedi (“Stampa” compresa) dalle manine dell’’’usurpatore’’ greco.

 

Nel caso la transizione ellenica naufragasse, Leonardino ha confermato di essere pronti: “Noi ci siamo, se ci richiamano siamo pronti ad aprire una trattativa”.

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

 

“Noi” chi? Essendo “quel ragazzo”, come lo definisce John Elkann, del tutto a digiuno di editoria, i sospetti dilagano su chi si nasconde dietro il rilancio dell’azionista dell’impero Del Vecchio, il cui Ceo Francesco Milleri, a capo della Delfin, è stato iscritto nel registro degli indagati, con Caltagirone e Lovaglio per la scalata Mps su Mediobanca-Generali.

 

E da Torino, avvisano le redazioni in rivolta, tra assemblee permanenti e comunicati bellicosi, di Roma e Torino che dalla padella greca rischiano di finire nella brace romana di chissà chi...

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