LONDON CALLING, TAX FALLING - NON È SOLO FIAT A CERCARE L’IMPOSTA AL 20%, DECINE DI COMPAGNIE SCAPPANO NELLA CITY

1. FIAT:ELKANN, PRESENZA MONDIALE HA SOSTENUTO ATTIVITA' EUROPA
(ANSA) - ''Oggi il mondo ci offre delle grandi opportunita', e il fatto di essere un'azienda che opera in molte zone del mondo ha garantito molte piu' possibilita' alle nostre attivita' in Europa che se non fosse stato cosi'''.

Lo ha affermato il presidente della Fiat, John Elkann, intervenendo a un convegno a Parigi. Proprio grazie alla diversificazione geografica, ha sottolineato, ''siamo riusciti a essere uno dei soli, o forse il solo, operatore automobilistico di massa a non dover chiudere delle fabbriche o fare piani di riduzione dei dipendenti''.


2. IL LINGOTTO E QUELLA LUNGA CODA PER LA CITY
Leonardo Maisano per "Il Sole 24 Ore"

A cominciare è stata l'americana Aon, a finire la britannica Wpp. Il 2012 non è stato un anno felice per il Cancelliere dello Scacchiere britannico George Osborne, accusato dal Fondo monetario internazionale di aver fallito la strategia economica, troppo inclinata sul fronte del risanamento. Il 2013 comincia a dargli moderatamente ragione con il Fondo che rientra dalle critiche più severe e il Pil che torna a dar segni di vita.

Eppure già nel 2012 si poteva scorgere nelle reazioni delle corporations alle politiche del governo inglese la via privilegiata da Londra per tornare allo sviluppo: l'abbattimento delle imposte sulle imprese. Incisivo abbastanza da convincere molti a muovere nella City il proprio quartier generale. La decisione dei giorni scorsi della Fiat non è dunque unica, anticipata, com'è stata, da tanti, assai più radicali, precedenti.

Aon è stato il primo gruppo di S&P 500 a cercare il domicilio fiscale a Londra in seguito alla liberalizzazione delle cosiddette Cfc rules, ovvero l'imposizione sulle Controlled Foreign Companies. «A cominciare - spiega Giorga Maffini ricercatrice al Centro tassazione sulle imprese della Said business school di Oxford - fu il governo Brown nel 2009. Quell'esecutivo abbandonò l'imposta sui profitti mondiali rimpatriati delle imprese controllate. Adeguandosi al trend dell'Ue, Londra accettò la logica territoriale, eliminando la tassazione sul trasferimento degli utili nel Regno Unito.

Anzi, fino ad allora, l'erario britannico cercava di applicare l'imposta anche se gli utili non erano rimpatriati, ma risultavano parcheggiati all'estero con scopi di elusione fiscale. L'aliquota era del 28%, ovvero quella marginale della corporate tax».

Aliquota marginale allora, perché un anno dopo toccò ai conservatori di David Cameron imprimere la vera svolta: il sistematico abbattimento della tassa per le imprese che garantisce il 10% del gettito complessivo. In soli tre anni è crollata dal 28 al 23%, in marcia verso il 20%, traguardo che sarà tagliato nel 2015 facendo di Londra il centro fiscalmente più competitivo - sotto questo specifico aspetto, non in assoluto - nel G20. Mossa che ha l'ambizione primaria di attrarre investitori esteri.

Dumping fiscale? Forse, ma è la risposta quasi obbligata al 12,5% di corporate tax irlandese, Paese che condivide con Londra il beneficio supremo della lingua inglese e pertanto è concorrente più temibile di altri. Un quadro che fece esprimere, nel 2012, a Chris Morgan capo del tax policy di Kpmg un pensiero lapidario: «Fino a un anno fa non avrei mai consigliato a un cliente di piazzare una holding nel Regno Unito. Oggi, questo Paese, è in cima alla lista». Dal 2013 ancora di più.

È entrata in vigore qualche settimana fa l'imposta sul patent box, ovvero sulla produzione che nasce da brevetti registrati nel Regno Unito. Dal 28% l'aliquota è precipitata al 10%. «A mio avviso - continua Giorgia Maffini - è la mossa più significativa. L'Olanda ha una soglia del 5%, ma Londra ha un valore aggiunto imparagonabile». Anche la Francia ha cercato di muoversi su una linea del genere. «Il contesto fiscale francese - continua la ricercatrice di Oxford - è più penalizzante, la tassa sui brevetti mira a tamponare il rischio di fuga oltre la Manica».

Il pacchetto corporate tax made in Britain si completa con le misure per le Pmi. Sulle prime 300mila sterline di reddito tassabile le piccole e medie imprese godono già di un'aliquota marginale al 20 per cento. «Molto più significativa - insiste Giorgia Maffini - è la annual investment allowance introdotta nel 2008. Consente di dedurre interamente dal reddito, ogni anno, macchinari industriali fino a 50mila sterline di valore.

I conservatori hanno capito che così si neutralizza l'impatto della tassazione sull'investimento e da quest'anno hanno innalzato la soglia: gli investimenti in macchinari sono immediatamente deducibili fino a 250mila sterline l'anno. Una misura che Londra ha voluto introdurre per bilanciare gli scarsi ammortamenti che consente a differenza di Paesi come l'Italia». Se fosse confermata sul medio periodo aumenterebbe del 7% gli investimenti, in base ai calcoli elaborati dalla Said business school di Oxford.

Proiezioni in attesa di risultati tutti da vedere. Quelli già visti sono, invece, i numeri della migrazione. Di Aon a Wpp abbiamo detto, marcia a ritroso, nel secondo caso, con il ceo Martin Sorrell esplicito nel confessare che la sua fuga da Londra dipendeva dalle tasse, così come il suo ritorno a Londra, annunciato nel dicembre scorso, è stato motivato dalla mutata strategia fiscale dello Scacchiere.

Esempi che fanno scuola: almeno venti multinazionali secondo calcoli di Ernst & Young dell'ottobre scorso stanno preparandosi per muovere in Gran Bretagna creando qualche migliaio di posti di lavoro ad alta remunerazione e centinaia di milioni di extra gettito.

 

Gordon BrownJOHN ELKANN SERGIO MARCHIONNE jpeglondra city londra city GEORGE OSBORNE DAVID CAMERON IN UNA SCUOLA

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...