luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

MELONI INVASION! - ‘’THE ECONOMIST” SCENDE IN CAMPO: ‘’SE DOVESSE ANDARE A BUON FINE IL TENTATIVO DI ACQUISTO DI MEDIOBANCA, PRINCIPALE BANCA D'AFFARI, DA PARTE DI MPS, IL CUI MAGGIORE AZIONISTA È LO STATO ITALIANO CON 11,7% DEL CAPITALE, GIORGIA MELONI POTREBBE ESTENDERE L'INFLUENZA DEL SUO GOVERNO DI DESTRA SU NON UNA MA DUE DELLE PIÙ IMPORTANTI BANCHE ITALIANE - IL VERO OBIETTIVO DELL'OPERAZIONE È GENERALI, IL PIÙ GRANDE ASSICURATORE ITALIANO, DI CUI MEDIOBANCA È IL MAGGIORE SOCIO. DELFIN E CALTAGIRONE HANNO QUOTE CONSISTENTI E INSIEME COL GOVERNO SI OPPONGONO AL PROGETTO DI GENERALI DI UNIRE LE FORZE CON NATIXIS, SOCIETÀ FRANCESE DI GESTIONE DEGLI INVESTIMENTI, TEMENDO CHE POSSA PORTARE I RISPARMI ITALIANI NELLE MANI DI STRANIERI’’

giorgia meloni all evento la ripartenza di nicola porro 3

‘’THE ECONOMIST”

Ci sono diversi modi per guardare all'inaspettata offerta da 13.3 miliardi di euro che il Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha fatto per Mediobanca il 24 gennaio. A prima vista, testimonia una notevole ripresa di MPS, la banca più antica del mondo, salvata dallo Stato italiano nel 2017 al costo di 4 miliardi di euro.

 

E se il tentativo di acquisto di MPS della principale banca d'affari italiana venisse accettato, l'operazione porterebbe a un gradito consolidamento del frammentato settore bancario italiano. Ma c'è anche un altro modo di guardare all'offerta. In un Paese in cui politica e denaro si sovrappongono in modo insolito, è forse il più utile. Si pensi a cosa significherebbe l'accordo per Giorgia Meloni, primo ministro italiano.

 

Alberto Nagel Caltagirone

In breve, potrebbe estendere l'influenza della sua coalizione di destra su non una ma due delle più importanti istituzioni finanziarie italiane. L'offerta di MPS è il secondo tentativo del governo di creare un rivale per le “due grandi” banche italiane: Intesa Sanpaolo e UniCredit. A novembre i ministri hanno preparato il terreno per un'unione tra MPS e Banco BPM, un altro istituto di credito commerciale, che è deragliata quando UniCredit ha presentato la propria offerta per Banco BPM.

 

Per rispettare le regole dell'UE, lo Stato italiano ha perso la maggior parte delle sue partecipazioni in MPS dopo il salvataggio. Tuttavia, rimane il maggiore azionista con quasi il 12% del capitale totale. Inoltre, parte di ciò che ha scaricato è stato acquistato da due investitori che sono stati ripetutamente al suo fianco nelle battaglie nei consigli di amministrazione:

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

Francesco Milleri, che gestisce Delfin, un fondo d'investimento della famiglia di Leonardo Del Vecchio, defunto magnate degli occhiali, e Francesco Gaetano Caltagirone, un ottuagenario magnate dell'edilizia e dei media che è considerato vicino alla Meloni. Entrambi hanno partecipazioni in Mediobanca, e Delfin è il maggiore azionista della banca. Né Caltagirone né il Milleri sono fan di Alberto Nagel, il capo della banca.

 

Gli analisti della banca britannica Barclays stimano che, se l'offerta dovesse andare a buon fine, il Tesoro e gli alleati del governo deterrebbero più del 26% della nuova entità, una quota sufficiente per il controllo. Ma avrà successo? Agli investitori di Mediobanca sono state offerte 23 nuove azioni di MPS per ogni dieci possedute nella banca target. Anche prima del crollo del prezzo delle azioni di MPS in seguito alla divulgazione dell'offerta, ciò rappresentava un frugale premio del 5%. Mediobanca calcola che al 27 gennaio era diventato uno sconto del 3%.

 

LUIGI LOVAGLIO MONTE DEI PASCHI DI SIENA

In una nota di sfida, gli amministratori della banca hanno respinto l'offerta come “fortemente distruttiva del valore”. MPS sostiene che l'assorbimento di Mediobanca libererebbe 700 milioni di euro all'anno di risparmi, rappresentando quella che Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, descrive come “un'incredibile opportunità strategica”.

 

Gli analisti non sono convinti. Temono che gli eventuali guadagni possano essere compensati dallo scontro che deriverebbe dalla fusione di una banca d'affari con un prestatore retail.

 

PHILIPPE DONNET GENERALI

Alcuni si sono anche chiesti se il vero obiettivo dell'operazione sia l'influenza su Generali, il più grande assicuratore italiano, di cui Mediobanca è il maggiore investitore. Anche in questo caso, Delfin e Caltagirone hanno già quote consistenti e sono ancora una volta uniti nelle critiche al management. Il governo è un altro critico: si è opposto al progetto di Generali di unire le forze con Natixis, una società francese di gestione degli investimenti, temendo che possa portare all'allocazione dei risparmi italiani da parte di finanziatori stranieri.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

Un'acquisizione di Mediobanca da parte di MPS amplierebbe quindi una matassa di partecipazioni incrociate che comincia ad assomigliare a quella che in passato concentrava il potere in una ristretta cerchia di potenti milanesi. Il tutto è stato disfatto da Mario Monti nel 2012. Monti, che è durato solo due anni come primo ministro, credeva nel libero mercato. La Meloni, invece, è leader di un partito nazionalista con istinti protezionistici.

francesco gaetano caltagirone philippe donnetDonnet Caltagirone Del Vecchio

Ultimi Dagoreport

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…