CON LA MESSA IN VENDITA DELLA STORICA SEDE DEL “CORRIERE” IN VIA SOLFERINO È SEMPRE PIÙ EVIDENTE LA SPACCATURA IN RCS FRA BAZOLI E L’ASSE PALENZONA-NAGEL, SOSTENITORE DI SCOTT JOVANE - LA GUERRA È PERÒ DESTINATA A RIMANERE FREDDA: FINCHÉ LA CRISI NON SARÀ ARCHIVIATA (PRESUMIBILMENTE NEL 2015) IN GENERALI E INTESA RESTERÀ TUTTO COM’È, ANCHE SE I POSTI IN CDA SARANNO DIMINUITI...

Marcello Zacché per "Il Giornale"

È stato un segnale flebile. Appena percepito e non certo diretto. Ma quando ieri Giovanni Bazoli ha risposto alla domanda che da un paio di giorni tiene banco in tutta Milano - e cioè cosa ne pensasse della messa in vendita del palazzo di via Solferino dove ha sede il Corriere della Sera - è partito un messaggio esplicito del suo disappunto sul progetto pensato del vertice di Rcs: «Io dico che non vengano alienati quei luoghi che hanno un significato storico e culturale che non deve essere superato dai tempi».

Poi la precisazione che il tema non è il trasloco della redazione del Corriere: «Quello - ha affermato Bazoli - è un altro discorso sul quale non mi pronuncio». Quindi: se il trasferimento riguarda la gestione dell'azienda, non è così per la cessione di immobili di pregio. E su questo punto Bazoli ha parlato non solo come azionista (per tramite sia di Mittel, sia di Intesa di cui è presidente) del patto di sindacato che controlla il 63% di Rcs. Ma soprattutto come custode designato di quella impalpabile golden share sul Corriere, ereditata da Gianni Agnelli.

Come noto, l'ad Pietro Scott Jovane, autore del piano, è stato prima voluto e poi sostenuto in Rcs soprattutto dall'asse che l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ha costruito con John Elkann e la Fiat (insieme sfiorano il 24% del capitale). E in Mediobanca, a esercitare il ruolo di primo socio c'è Unicredit, tramite il suo vicepresidente Fabrizio Palenzona. Da un lato, dunque, Bazoli con Intesa; dall'altro l'asse Palenzona-Nagel.

Tutto questo per significare che sulla partita Rcs-Corriere della Sera vengono oggi alla luce le contrapposizioni di potere che, subito dopo le elezioni, si giocheranno altre e ben più rilevanti partite finanziarie: i rinnovi dei vertici di Intesa e di Generali prima di tutto.

Due gruppi dei quali l'uno ha bisogno dell'altro: Intesa partecipa a Generali con l'1,7%, quota piccola, ma sempre più preziosa sia in vista del calo di Mediobanca, destinata a lasciare quota 13% per scendere verso il 10%, sia alla luce di alcune frizioni tra i soci, come quella che riguarda il veicolo societario Effeti (titolare del 2,2%, e in odore di scissione tra il 50% della Crt e l'altro 50% che fa capo al gruppo Palladio). Mentre Trieste controlla il 3,1% di Intesa, quota importante per la riconferma dello stesso Bazoli.

In questa chiave, l'impressione è che in questi giorni pre-elettorali i protagonisti stiano prendendo posizione e marcando il territorio, per evitare sorprese rispetto a quello che, a grandi linee, dovrebbe essere il piano dei rinnovi. E cioè il seguente: nelle Generali dieta dimagrante per il consiglio d'amministrazione: oggi sono 15 i posti, dopo le dimissioni di Balbinot.

Nel prossimo triennio dovrebbero essere solo 11, cioè il minimo previsto dallo statuto che ne contempla fino a 21. Tra questi, la conferma del presidente Galateri e dell'ad Greco, dei vice Caltagirone e Bolloré. Completeranno il quadro i rappresentanti dei grandi soci privati e gli indipendenti fino al decimo, perché l'ultimo spetterà alla lista di minoranza.

In Intesa Sanpaolo la riconferma di Bazoli sarà garantita dall'assenso dei grandi soci, Generali comprese, e la Compagnia di San Paolo otterrà il posto di presidente del consiglio di gestione per Gian Maria Gros Pietro. Mentre anche qui il board dovrebbe risultare asciugato: dai 9 membri scenderà a 7, scelti secondo la nuova governance già concordata, cioè con 4 posti ai manager che ne avranno la maggioranza.

Questo schema, che pure lascia qualche mal di pancia tra gli esclusi delle Generali e le Fondazioni di Intesa, sembra il punto di equilibrio tra Nagel, Palenzona, Bazoli, Greco e gli altri protagonisti del risiko finanziario. Per rimandare i grandi cambiamenti al 2015, quando la crisi dovrebbe essere finalmente archiviata. Stando però, nel frattempo, attenti a ogni possibile imboscata.

 

GIOVANNI BAZOLI FOTO ANSAALBERTO NAGEL FABRIZIO PALENZONA GIAN MARIA GROSS PIETRO - copyright pizzimario greco generali

Ultimi Dagoreport

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...

claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – MENTRE IL MINISTRO PIANTEDOSI È INDAFFARATO A QUERELARE DAGOSPIA, LA SUA (EX?) AMANTE, CLAUDIA CONTE, CONTINUA A TORTURARE GLI ASCOLTATORI DI RADIO1 CON LA SUA TRASMISSIONE, “LA MEZZ’ORA LEGALE”. IERI, OSPITE AI MICROFONI DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, IL SOTTOSEGRETARIO AI TRASPORTI, IN QUOTA FDI, ANTONIO IANNONE, SUL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE - IL PROGRAMMA, DEDICATO ALLA GRANDE PASSIONE DI CLAUDIA (LA “LEGALITÀ”), INCLUDE UNA RUBRICA FISSA DEDICATA ALLA POLIZIA DI STATO, FORZA DELL’ORDINE DI CUI PIANTEDOSI È IL CAPO...

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…