GENOVA TREMA: MONTEPASCHI-BIS PER CARIGE? LA BOMBA A OROLOGERIA DEI “DERIVATI A LEVA” NEL MIRINO DI BANKITALIA (E PROCURA)

Gianluca Paolucci per "La Stampa"

C'è anche una mina-derivati nei conti di Carige, che «assorbe» liquidità del gruppo bancario e che ha causato un consistente «funding gap». Ovvero, la banca raccoglie meno di quanto le serve. Per capire cosa è successo nell'istituto genovese, è necessario dare qualche spiegazione.

C'è un parametro, detto «Valore a rischio» (VaR), che misura la perdita potenziale di una posizione d'investimento in un certo orizzonte temporale. È guardata con attenzione da chiunque operi sui mercati perché dovrebbe dire a quali rischi ci si espone con un dato investimento. Nel caso delle banche, anche Bankitalia monitora con attenzione il parametro per evitare che vengano assunti rischi troppo elevati.

Con la corsa dello spread e la crisi del debito italiano, il parametro in Carige viene sistematicamente sforato e lo sforamento viene prima autorizzato con delibere d'urgenza del Presidente e poi viene semplicemente deciso di eliminare la componente «sovrana», ovvero i titoli di Stato.

La ragione è in una serie di contratti derivati «a leva» (a debito, ovvero con rischi di perdite superiori all'investimento) sui Titoli di Stato italiani sottoscritti dall'istituto. Posizioni pari a circa 7 miliardi di euro, scrive Bankitalia nella sua relazione. Tanto, per una banca che ha 26 miliardi di raccolta e 30 miliardi di impieghi.

A fare la parte del leone come controparte è Deutsche Bank, istituto tedesco già coinvolto con Santorini nel caso di Mps. A fronte dell'investimento sono previsti dei collaterali a garanzia, da integrare o diminuire a seconda dell'andamento dei contratti - come nel caso Montepaschi - che per Carige a fine giugno erano pari a 1,1 miliardi. Proprio per la crescita dei collaterali, la posizione con Deutsche Bank «ha assunto la dimensione di grande rischio», scrive Bankitalia.

Ancora, una cifra di tutto rispetto: prendendo raccolta e impieghi come i parametri fondamentali per misurare la dimensione di una banca, siamo al 4% della raccolta e al 3,5% degli impieghi che vengono dati in deposito di garanzia.

Sempre sugli stessi contratti, Bankitalia registra l'immobilizzo degli investimenti gravati da riserve negative, un ulteriore mezzo miliardo a fine giugno con picchi passati di oltre un miliardo. Basterebbe, se non fosse che le posizioni, complesse e rischiose, vengono anche gestite con una certa approssimazione.

Così ad esempio gli ispettori si accorgono che per misurare il valore dei derivati non quotati - i cosiddetti «over the counter» - l'istituto usa parametri diversi da quelli di mercato, con il risultato che la valutazione che viene data dalle controparti è «sistematicamente inferiore». A giugno erano 18 milioni di differenza, per dire.

In tutto questo, si è mossa sul caso Carige anche la procura. Per ora con l'apertura di un fascicolo contro ignoti dopo la consegna dei risultati ispettivi da parte di Via Nazionale. Agli uomini di Ignazio Visco sono anche stati richiesti chiarimenti su alcune voci della relazione. Gli aspetti segnalati sono numerosi: i rischi di riciclaggio, i rapporti con una serie di clienti e anche gli aspetti patrimoniali. Lunedì prossimo si riunirà il cda della Banca per una prima valutazione sulle relazioni degli ispettori.

La riunione, non convocata ufficialmente, servirà a gettare le basi delle controdeduzioni da presentare a Bankitalia. Anche se gli spazi non sembrano molti. La lettera di Visco del 30 agosto scorso che accompagnava la relazione si chiudeva con un laconico «ove venga riscontrato il mancato adeguamento alle indicazioni sopra fornite, la Banca d'Italia fa sin d'ora riserva di adottare tutte le iniziative ritenute opportune». C'è tempo fino a fine dicembre.

 

CARIGEcarigeBANCA CARIGE FLAVIO REPETTO CLAUDIO SCAJOLA DEUTSCHE BANK bankitalia big

Ultimi Dagoreport

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…