montezemolo cattaneo

ITALO FIRST! MONTEZEMOLO E LA VENDITA DI NTV: “RISCHIO COLONIZZAZIONE? QUANDO STAVAMO PER PORTARE I LIBRI IN TRIBUNALE NON SI È VISTO NESSUNO. CATTANEO HA SALVATO L’AZIENDA. IO E LUI ERAVAMO A FAVORE DELLA BORSA. ERAVAMO CONVINTI CHE CONSERVANDO IL 60% SI POTEVA CRESCERE MA L’OFFERTA DEGLI AMERICANI ERA PRENDERE O LASCIARE…

luca cordero di montezemolo (3)

Nicola Saldutti per corriere.it

 

«Sa, vedo tanta retorica sul rischio di colonizzazione. Quando nel 2014 eravamo sul punto di chiudere, di portare i libri in tribunale, nessuno ha alzato un dito, solo Intesa SanPaolo. E anche adesso, quando l’offerta di Global infrastructure è arrivata, non ho visto nessuno presentarsi con ipotesi alternative. Dire che era pronto a rilevare il 40 per cento. Il gruppo Usa rappresenta un grande segnale di ottimismo verso le possibilità del nostro Paese, un atto di fiducia particolarmente importante in momenti come questo».

 

Luca Cordero di Montezemolo parla di Italo come «una bella storia imprenditoriale italiana, di imprenditori che partono da un foglio bianco, si mettono in testa di fare concorrenza alle Ferrovie dello Stato. Mi ricordo quando dissi a Diego Della Valle del progetto, mi chiese se ero matto ma poi per amicizia e per convinzione mi disse di sì. Senza di lui non l’avrei mai fatto. O quando Gianni Punzo e Sciarrone vennero da me raccontandomi che ci poteva essere uno spazio per una società privata di treni, con la lungimirante liberalizzazione voluta da Bersani e Prodi in anticipo sul resto d’Europa».

flavio cattaneo

 

In bilico fino all’ultimo, tra la quotazione in Borsa e la vendita agli americani. Mezz’ora per decidere. Perchè avete scelto Global Infrastructure?

«Era un’offerta prendere o lasciare. Io e Cattaneo eravamo fortemente a favore della Borsa, eravamo convinti che conservando il 60% si poteva crescere. Non siamo imprenditori mordi e fuggi, prima di vendere un biglietto a un viaggiatore abbiamo investito per sei anni, dal 2006 al 2012, quando è partito il primo Italo sulla Napoli-Roma. A 1,9 miliardi la ritenevo inadeguata. Poi con il rilancio è diventata irrinunciabile e ci tenevo che ci fosse una decisione unanime, come sempre abbiamo avuto».

ITALO

 

Eravate arrivati a un passo dal listino? L’altra notte era tutto pronto per la quotazione…

«Gli advisors ci hanno spiegato che per ottenere il prezzo che abbiamo ottenuto da Gi, ci volevano 2-3 anni con la Borsa ai massimi livelli, cosa difficilmente prevedibile. Siamo imprenditori, non samaritani. Certo, sono contento e un po’ rammaricato, perchè ho visto nascere una creatura che, me lo lasci dire, deve riempire d’orgoglio questo Paese…».

 

Non sta esagerando?

FLAVIO CATTANEO LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

«Abbiamo dimostrato che anche in questo Paese si può fare una grande azienda partendo da zero e da un’idea. E in questo Paese, così bistrattato, alla vigilia di elezioni che appaiono incerte, è arrivato un investitore che fa una scommessa sul suo futuro. E’ un bel segnale. Saremmo stati dei pazzi a dire no. La Borsa era la prima opzione, ma bisogna essere realisti. Lo ripeto: questa bella storia italiana è partita con Della Valle, Punzo e l’ingegner Sciarrone. Poi è arrivata Intesa con Corrado Passera e Gaetano Miccichè. Poi sono entrati Bombassei e Isabella Seragnoli, e le Generali».

Dimentica i francesi di SNCF?

Montezemolo - Agnelli

«Certo. Certo. Mi ricordo quando molti ci accusavano di essere il varco, il cavallo di Troia per i francesi. Che nel momento della crisi sono andati via. La concorrenza in questo Paese ha fatto molta strada, ma serve ancora un salto culturale. A proposito di Francia, quando abbiamo comprato i convogli Alstom abbiamo ottenuto che fosse la fabbrica di Savigliano a costruirli. In Italia, e la cassa integrazione è stata azzerata».

 

Siete l’unico operatore privato che viaggia in concorrenza con un ex monopolista pubblico, le Fs…

«Molti hanno dimenticato la grata di Roma Ostiense, che le Fs misero per rendere complicato l’arrivo dei nostri passeggeri e tante altre barriere che ci hanno messo per fermarci. Hanno dimenticato che giocavamo contro una squadra nella quale l’allenatore faceva anche l’arbitro. Abbiamo fatto anche noi degli errori di gioventù. Devo molta gratitudine a Flavio Cattaneo, è lui che ha salvato l’azienda quando era da libri in tribunale, nel 2014. E per la realizzazione del piano di rilancio».

 

Anche Intesa ebbe un ruolo per uscire dalla crisi?

«Un ruolo fondamentale per la rinegoziazione del debito e per essere entrati come azionisti, rischiando al nostro fianco. Solo soggetti privati. Né allora né dopo ho visto mai farsi avanti Fondi strategici o cose simili».

luca cordero di montezemolo (1)

Poi è arrivata anche l’Authority?

«Quello è stato un passaggio decisivo. Avere un mercato regolato, credibile e prevedibile è stato fondamentale. Sa che prima dell’arrivo dell’autorità ci facevano pagare la tariffa di alta velocità anche sulle tratte dove non c’era? Un treno costa 30 milioni e noi siamo partiti comprandone 25. Adesso Italo dá lavoro a 1.200 persone a tempo indeterminato e ad altrettante in modo indiretto.  Adesso i viaggiatori possono scegliere e le tariffe sono scese del 40 per cento. Il merito ce lo vogliamo prendere tutto di questa svolta. In questi ultimi anni il ministro Delrio ha consentito che la concorrenza non si fermasse. I nostri treni rossi hanno consentito di migliorare anche il servizio dell’ex monopolista Fs. Vale la pena ricordarlo».

 

Concorrenza all’italiana è stata definita dall’Economist?

«La verità è che la concorrenza fa ancora molta paura. Ma ora noi abbiamo il 30 per cento di un mercato molto più grande di quando siamo partiti. Questo vuol dire liberalizzare, dai treni all’energia ai telefoni. Le tariffe sono scese e i servizi sono migliorati. Ora tutto appare scontato ma le assicuro che le tre fasi della nostra vita, quella pioneristica iniziale, la crisi e ora la decisione di vendere dopo aver realizzato una crescita a doppia cifra, 13 milioni di passeggeri, non sono state facili».

 

ITALO

E adesso le Fs dovranno vedersela con gli americani, non teme che il vostro progetto possa essere ridimensionato?

«Hanno pagato 2,5 miliardi. Secondo lei cosa vorranno fare? Il modello di concorrenza italiana nei treni diventerà tra due anni il modello europeo. Quando in tutta Europa si aprirà la concorrenza, Italo, per General Infrastructure, sarà la piattaforma di lancio per espandersi. La cifra enorme che hanno investito dimostra che hanno intenzione di crescere e sviluppare questo business. E questa sarà la migliore garanzia per tutti i nostri collaboratori che sono il nostro più grande patrimonio. Sono molto contento, orgoglioso di quello che abbiamo fatto tutti insieme con grande spirito di squadra»

 

Ma gli americani sono davvero una garanzia?

«Dopo l’acquisto da parte di General Electric, il Nuovo Pignone è cresciuto di tredici volte. Mi sembra un bell’esempio. Hanno deciso di investire perché credono nell’Italia. Più di molti altri che lo dicono nei convegni ma poi non investono un euro».

CORRADO PASSERA CON LA MOGLIE GIOVANNA SALZA SCALAmontezemoloBOMBASSEI MONTEZEMOLO PUNZO DELLA VALLE PRESENTANO ITALO NTV

 

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