PASSERA? PASSERÀ! - L’EX MINISTRO VUOLE RINNOVARE CON I VECCHI ARNESI COME DE MITA, E PROMETTE 300 MILIARDI DI INVESTIMENTI PER L'ITALIA (LEVATEGLI ER VINO)

Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"

Quei salaci detrattori secondo i quali le ambizioni politiche dell'ex banchiere ed ex ministro Corrado Passera trovano un ostacolo insormontabile nella vigenza del suffragio universale, hanno trovato conferma alla loro diagnosi infausta mercoledì pomeriggio, quando la nascita dell'ennesimo partito personale è stata annunciata non solo su Twitter ma, orrore vero, in inglese.

La colpa è del capo dello Studio Ambrosetti, Valerio de Molli, che ha ospitato Passera in un suo convegno milanese dove il noto manager prestato alla politica ha intrattenuto sul suo progetto politico alcuni colleghi manager. A quel punto, De Molli non si è trattenuto: "meeting with @corradopassera who announced he will create a new political movement".

L'operazione "Passera & Politica" è iniziata a fine 2011, quando l'ex assistente di Carlo De Benedetti ha lasciato di colpo la guida della prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, per nel governo di Mario Monti. Per tutta la durata del governo tecnico il ministro dello Sviluppo economico, dei Trasporti e delle Infrastrutture, oltre a consolidare i rapporti con il "partito degli affari" stretto attorno alla figura del suo estimatore Gianni Letta, ha continuato ad accarezzare l'idea della discesa in campo, dissimulata con il classico "ve lo dirò al momento giusto".

Al momento giusto è sceso in campo, a sorpresa, lo stesso Monti, e la sorpresa ha provocato una rottura piuttosto rancorosa tra i due. Così Passera, dopo aver sputato veleno su Pier Ferdinando Casini come simbolo della vecchia politica con cui Monti aveva finito per allearsi nella sua "parabola triste" (Passera testuale), è dovuto ricorrere alla consulenza di un cervello fine ma non nuovissimo come quello di Ciriaco De Mita (86 anni fra meno di un mese). Niente di strano.

Il suo ex mentore De Benedetti, editore di Repubblica , l'ha bollato in modo sprezzante come "democristiano" (nel senso di persona ambigua e sfuggente). Il fondatore di Repubblica , Eugenio Scalfari, non ha invece mai mancato di manifestargli stima e sostegno. E c'è chi è pronto a giurare che proprio il grande giornalista l'abbia affidato ai consigli del vecchio amico con cui trent'anni fa, baldanzosi cinquantenni come oggi Passera, dovevano cambiare l'Italia assoggettandola a una tenaglia virtuosa, da una parte il direttore del giornale progressista, dall'altra il segretario modernizzatore della Dc.

Il problema è che se trent'anni fa le correnti democristiane trovarono un accordo sull'incoronazione di De Mita, oggi la diaspora ex democristiana somiglia più all'intreccio di complicati destini personali che a una grande storia politica. E così, a dispetto delle ambizioni passeriane di rifondazione del Paese, a casa De Mita si sono consumate alcune cene litigiose e senza esito.

Passera, come dimostra il variegato parterre di manager delle multinazionali accorsi ad ascoltare le sue promesse nel grande albergo milanese, non ha problemi nel rapporto con il partito degli affari, che è sicuro di entusiasmare con l'incredibile promessa di trovare entro questo mese 300 miliardi di investimenti sull'Italia (mentre il premier Enrico Letta cerca ogni giorno i 300 milioni per quadrare i conti dell'Imu). Per i voti, il suo riferimento sono i due blocchi cattolici che fanno riferimento a Comunione e Liberazione da una parte e a Casini dall'altra: l'ennesimo tentativo di riaggregazione del centro?

Difficile dirlo. Stando alle indiscrezioni, poco prima di Natale a casa De Mita, alla presenza di importanti personaggi cattolici, da Marco Follini a Pellegrino Capaldo, scendendo fino al segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, Passera ha dovuto assistere a un robusto scontro tra Casini e il ministro della Difesa Mario Mauro, su posizioni distanti riguardo al futuro dei cattolici in politica, per così dire. In realtà c'è un problema che neppure la saggezza di De Mita è stato finora in grado di risolvere.

Come mettere d'accordo un aspirante leader che vuole essere riconosciuto come tale ma non vuole neppure presentarsi alle elezioni europee del 25 maggio prossimo con professionisti della preferenza, in lotta per sopravvivere? I navigatori più esperti prevedono un altro sviluppo. Passera tirerà in lungo la nascita del suo movimento puntando alla successione di Berlusconi prima delle elezioni politiche previste tra un anno. Tra un partito senza leader e un aspirante leader privo di un partito un accordo si potrebbe trovare: anche senza passare da casa De Mita.


2 - I NUOVI AFFARI DI PASSERA INSIEME AGLI AMICI DI RENZI
L'ex ministro investe nel settore degli incubatori d'impresa che però lui stesso aveva agevolato quando era al dicastero
Stefano Sansonetti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it)

Che il suo movimento "politico" fosse nell'aria non era certo una novità. Finora è invece rimasto sottotraccia il primo investimento che Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo del governo Monti, ha effettuato da quando ha lasciato il dicastero. E soprattutto sono rimasti finora nell'ombra i compagni di viaggio nel nuovo business, alcuni dei quali molto vicini al nuovo segretario del Pd Matteo Renzi. Il che fa capire come l'ex capo di Intesa Sanpaolo, pronto a lanciare la sua proposta politica sotto lo slogan "Si può", in realtà si sia già abbondantemente avvicinato alla sponda renziana attraverso canali economici.

Lo strumento scelto dall'ex ministro si chiama Club Italia Investimenti 2 spa. Si tratta di un incubatore, in pratica una società che investe in start up innovative, di cui Passera ha da poco rilevato il 10,08% del capitale, per il valore di 200 mila euro. E qui si pone una prima questione che nelle scorse settimane ha fatto discutere non poco.

Il nodo
Si dà infatti il caso che l'ex banchiere, da ministro, abbia contribuito a predisporre il "decreto crescita 2.0", tra le cui norme ci sono diversi incentivi fiscali proprio a chi investe in start up. Un'ipotesi di conflitto d'interessi? Formalmente no, perché la legge Frattini del 2004, scritta all'epoca per non creare troppi problemi all'allora premier Silvio Berlusconi, stabilisce che un ministro deve aspettare un anno dalla cessazione del suo mandato prima di ricoprire cariche o esercitare compiti di gestione in società "che operino prevalentemente in settori connessi con la carica ricoperta" in precedenza.

Passera, che ha smesso di fare il ministro il 28 aprile del 2013, è dunque salvo, perché anche se è passato meno di un anno, si è limitato "soltanto" a investire in una società dove non ha cariche gestionali. Ciò non toglie che si ponga come minimo un caso di opportunità della scelta dell'ex ministro, visto che lui stesso ha scritto norme per il settore nel quale adesso è entrato.

Di più, perché nel capitale della Club Italia Investimenti 2, con un altro 10%, c' è anche un incubatore che si chiama H-Farm Italia. Dietro c'è Riccardo Donadon, imprenditore che lo stesso Passera aveva chiamato al ministero in una task force proprio per studiare agevolazioni alle start up. Insomma, l'operazione dell'ex ministro di fatto rappresenta una vicenda simile a quella già raccontata da La Notizia (vedi il numero dell'11 gennaio 2014) a proposito di Leonardo Senni, ovvero l'ex capo Dipartimento energia dello stesso ministero dello Sviluppo che recentemente è passato a guidare la società privata Ariston Thermo.

Con il piccolo dettaglio che l'azienda in questione produce caldaie il cui acquisto è incentivato fiscalmente proprio da provvedimenti "lavorati" dallo stesso dipartimento fino a poco tempo fa guidato da Senni.

I compagni di viaggio
Tra l'altro l'investimento di Passera in Club Italia Investimenti 2, i cui contorni erano stati rivelati da MilanoFinanza, fa emergere anche la rete di relazioni che l'ex ministro sta rafforzando con gli ambienti renziani. Nel capitale dell'incubatore, con il 14,6%, c'è infatti la Tdb srl, ovvero una società che a sua volta fa capo al 46% a Paolo Barberis.

Di chi parliamo? Semplice di un imprenditore molto vicino a Matteo Renzi, anzi di un suo vero e proprio supporter. Lo stesso Renzi, circa un anno fa, ha visitato la sede di Nanabianca, un "acceleratore" fiorentino di imprese, ottenendo un'accoglienza a dir poco calorosa da parte di tutto lo staff. Non a caso Nanabianca è richiamata anche nel sito internet di Club Italia Investimenti 2, in una prospettiva di sinergie.

L'acceleratore, infatti, opera selezionando le start up innovative e offre loro la possibilità di trovare finanziamenti. Occasione che poi viene sviluppata da un incubatore come Club Italia Investimenti 2, il quale tra l'altro può anche investire direttamente rilevando quote tra il 10 e il 15%. Su tutto questo, adesso, Passera ha messo il suo cappello, all'interno di un percorso con il quale punta al grande rientro in scena.

 

 

Sandro Gozi Corrado Passera Corrado Passera Stefano Grassi CARLO DE BENEDETTI E CORRADO PASSERAMatteo Renzi e Ciriaco De Mitaariston_thermo_leonardo_senniMONTI CON PASSERA ALLA CONFERENZA STAMPA passera montiCORRADO PASSERA E SILVIO BERLUSCONI FOTO INFOPHOTOberlusconi passera

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