donald trump petrolio dollaro dollari

TANTO PER CAMBIARE, IL CETRIOLONE CHI SE LO SUCA? L’EUROPA! – I VERI VINCITORI DELLA GUERRA IN IRAN SONO LE GRANDI CORPORATION AMERICANE, CHE ESPORTANO UNA MEDIA SUPERIORE A CINQUE MILIONI DI BARILI AL GIORNO DI PETROLIO, E GAS LIQUIDO A TUTTO SPIANO, APPROFITTANDO DELLA GUERRA IN IRAN – LA RIVOLUZIONE DEL PETROLIO DA SCISTO, PIÙ CARO E CHE SEMBRAVA IN FASE DECLINANTE, TORNA DI MODA: CI SONO BACINI NI ARGENTINA, IN TURCHIA, E ANCHE TRA EMIRATI ARABI UNITI E ARABIA SAUDITA. L'UNICA ECCEZIONE? L'EUROPA: LE RISORSE ESISTEREBBERO, IN FRANCIA E GERMANIA, MA LE NORMATIVE EUROPEE E NAZIONALI IMPEDISCONO LO SFRUTTAMENTO...

Estratto dell’articolo di Ferruccio De Bortoli e Alessandro Giraudo per “L’economia – Corriere della Sera”

 

donald trump - stretto di hormuz

Dopo ogni rottura nella normalità degli scambi i flussi del commercio mondiale non ritornano, una volta terminata l’emergenza, allo stato originario. Non si comportano come un corpo dotato di naturale elasticità. Fratture e lividi non guariscono del tutto. Gli effetti dello choc non svaniscono di colpo.

 

Quando pensiamo al blocco dello Stretto di Hormuz, che speriamo venga prima o poi liberato, siamo indotti a credere che sia solo una questione di tempo. Più o meno lungo. Un tempo dilatato […] unicamente dai lavori di ripristino delle capacità di estrazione e raffinazione di petrolio o di liquefazione del gas.

 

MEME SULLO STRETTO DI HORMUZ

Sapete quanto durano in media le opere di riparazione delle piattaforme off shore, soprattutto in Qatar, che vedranno all’opera alcune imprese specializzate con sub saldatori, con diversi tecnici e lavoratori italiani? Dai tre ai quattro anni.

 

Siamo poi indotti a credere che i pozzi abbiano i rubinetti. Si aprono e si chiudono. Non è così. Nelle scorse settimane abbiamo poi scoperto che dallo Stretto di Hormuz passa o dipende ben altro. Non solo i derivati del petrolio, come la plastica, o del metano come i concimi azotati. Ma anche il sale, il pesce, le perle naturali.

 

[…] Il bacino del Persico rappresenta un terzo dell’offerta mondiale di elio, essenziale per raffreddare i magneti dei macchinari che producono immagini con la risonanza magnetica e fondamentale nella produzione di microchip. Ci siamo concentrarti, inoltre, sugli effetti negativi, negli approvvigionamenti e nei costi, per l’industria ma abbiamo trascurato l’agricoltura.

 

CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN

L’Europa verde importa quasi tutti i fertilizzanti di cui ha bisogno. Senza il Golfo Persico, le aziende si sono rivolte a Egitto, Cina e, magari senza dirlo o triangolando con Paesi terzi, alla Russia. La produzione di urea e nitrato d’ammonio si basa sul gas naturale. L’Algeria ha assunto un’importanza ancora più strategica nella fornitura di fertilizzanti all’Europa agricola. Tanto per fare un esempio, un quintale di urea vale oggi circa 85 euro.  L’aumento in un anno è stato del 78%.

 

[…]

 

Non bisogna trascurare inoltre che l’elemento della sicurezza dominerà i contratti futuri. E influenza già fortemente gli investimenti in tecnologie e ricerche nei fossili e non solo. Anche perché sul piano geopolitico il regime iraniano non appare indebolito dalla guerra. Tutt’altro. Comunque vadano le cose, il Golfo Persico resterà un concentrato di rischi non prevedibili.

 

ALGERIA Larea del sito petrolifero dove vengono tenuti prigionieri gli ostaggi jpeg

Secondo le ultime stime, nell’intera area il calo dell’offerta di greggio ha raggiunto i 14 milioni di barili al giorno, circa il 45% della produzione regionale. Si calcola che nei prossimi mesi mancheranno almeno 10 milioni di barili al giorno, tenendo conto della riduzione della domanda al rialzo dei prezzi. Le quotazioni scenderanno, ma lentamente.

 

Solo l’Arabia Saudita è in grado di aumentare la produzione senza problemi. La rivoluzione tecnologica, iniziata quasi vent’anni fa negli Stati Uniti con lo sfruttamento del gas e del petrolio di scisto, è destinata a subire una nuova e forte accelerazione. Negli ultimi anni il flusso degli investimenti nel mondo è stato tra i 570 e i 600 miliardi di dollari all’anno, di cui circa il 50% nell’on shore, il 30% nell’off shore (in acqua) e il restante nei bacini di scisto.

 

shale oil estrazione petrolio

Un pozzo che estrae idrocarburi di scisto richiede investimenti continui senza i quali la produzione può anche ridursi di un terzo in un anno. Un pozzo di petrolio di scisto ha un costo di estrazione compreso fra i 35 e 40 dollari al barile, uno convenzionale in Arabia Saudita è stimato a meno di dieci dollari.

 

Il costo del petrolio estratto dalle sabbie bituminose è compreso fra 60 e 70 dollari al barile se è possibile lavorare a temperatura ambiente come in Venezuela o se è necessario scaldare la sabbia, come in Canada.

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN

[…]  Attualmente, l’America sta esportando una media superiore a cinque milioni di barili al giorno di petrolio mentre le vendite all’estero di gas hanno sfiorato gli 800 milioni di metri cubi al giorno, secondo la US Energy Information Administration. Gli esportatori americani di gas liquefatto (Gnl) hanno approfittato in larga misura della crisi di Hormuz e, soprattutto, dell’entrata in funzione, nel 2025, di tre grandi centri di liquefazione del gas. Altri quattro saranno operativi nei prossimi due anni. 

 

Sono i veri vincitori, insieme alle società di trading, della guerra all’Iran e il loro interesse è che non finisca presto.

le vie alternative allo stretto di hormuz per il commercio del petrolio

 

L’Argentina ospita la formazione di scisti bituminosi di Vaca Muerta, considerata la seconda più grande al mondo per petrolio e gas, dopo il bacino Permiano negli Stati Uniti tra Texas e Nuovo Messico. Entro la fine del decennio il giacimento di scisti bituminosi argentino sarà in grado di produrre almeno un milione di barili di petrolio al giorno e quantità significative di gas naturale.

 

La proprietà, l’americana Continental, ha recentemente concluso due accordi di esplorazione in Turchia; uno relativo al bacino di Diyarbakir, nel Sud Est del Paese, e l’altro in Tracia. Altri siti di scisto che hanno attirato l’interesse di importanti compagnie americane del settore. Includono il bacino di Beetaloo in Australia, considerato uno dei più grandi giacimenti di gas di scisto al mondo, con il governo del Territorio del Nord che segnala risorse colossali stimate in oltre 14 trilioni di metri cubi di gas scoperto e potenziale.

 

Vaca Muerta

Un’altra destinazione degli investimenti, almeno fino al 28 febbraio di quest’anno e allo scoppio della guerra contro l’Iran, erano gli Emirati Arabi Uniti. Molto più noti per le loro risorse convenzionali, possiedono anche significative riserve di petrolio e gas di scisto, secondo Eog Resources, che ha iniziato le trivellazioni lo scorso anno. In Arabia Saudita, la compagnia nazionale Saudi Aramco si sta concentrando sul suo gigantesco giacimento di gas non convenzionale di Jafurah.

 

Non è finita. In Cina sono i grandi gruppi energetici pubblici a lanciarsi nello sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi di scisto. Pechino dispone di alcune delle più grandi riserve al mondo, ma sono difficili da raggiungere e da sfruttare.

 

Sono soprattutto localizzate nel Sud Est del Paese e nella Mongolia. Per questo motivo ci sono voluti anni prima che le compagnie petrolifere cinesi iniziassero a estrarre. L’anno scorso, la produzione cinese di petrolio di scisto ha raggiunto 7,7 milioni di tonnellate, equivalenti a 56,44 milioni di barili. Di per sé non è molto, ma la crescita della produzione è rapida. È aumentata di otto volte tra il 2018 e il 2025.

 

EMIRATI ARABI - PETROLIO

L’eccezione in questo panorama è ovviamente l’Europa. Le risorse esistono, in particolare in Francia e in Germania, ma le normative europee e nazionali impediscono, per ragioni ambientali, lo sfruttamento. Riprodurre il successo dell’industria americana del petrolio e del gas di scisto non sarà facile, come sottolinea un recente studio di Wood Mackenzie.

 

Il successo iniziale di questa nuova tecnologia era legato all’appetito di centinaia di piccoli operatori pronti a rischiare tutto pur di ottenere una fetta della torta, al rapido sviluppo della tecnologia della fratturazione idraulica, all’esistenza di un’infrastruttura tecnica ben sviluppata e a un accesso al capitale di rischio senza eguali nel resto del mondo. Questi piccoli operatori del settore sono quasi tutti scomparsi, assorbiti dalle grandi compagnie a seguito di diverse ondate di consolidamento innestato dal calo dei prezzi del petrolio.

shale oil estrazione petrolioEMIRATI ARABI - PETROLIOnave attraversa lo stretto di hormuztraffico di navi cargo e petroliere nello stretto di hormuzstretto di hormuz - petrolio e gasstretto di hormuz

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