BANCHE ALLA DERIVA – PER IL NUMERO UNO DELLA BCE DRAGHI GLI ISTITUTI DI CREDITO PIU’ DEBOLI DEVONO “USCIRE DAL MERCATO” (A PROFUMO DI MPS FISCHIANO LE ORECCHIE?)

Riccardo Sorrentino per il "Sole 24 Ore"

«Le banche deboli devono uscire dal mercato. È una cosa che prendiamo molto sul serio». Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, alla vigilia della sua partecipazione al Forum di Davos - dove si aspetta lodi per aver salvato l'euro e critiche per aver fatto troppo poco - lancia un segnale molto preciso alle élites raccolte nella cittadina svizzera. In un'intervista alla Neue Zürcher Zeitung ricorda quanto la Bce sia determinata ad avere banche solide in Eurolandia.

I motivi sono semplici: «Le banche deboli non fanno prestiti», e creano «tensioni per l'intera economia». Sono due allora gli obiettivi che vengono posti a rischio, la stabilità finanziaria ma anche il funzionamento corretto della politica monetaria. «Effettivamente penso che la nostra politica monetaria diventerà più efficace se la vigilanza sarà fatta bene, perché banche sane assicureranno alla politica monetaria di essere ben trasmessa all'economia», ha detto Draghi difendendo la scelta di attribuire alla Bce anche la Vigilanza bancaria.

La controprova è offerta dal Giappone, dove «negli anni 90 un debole settore bancario ha impedito la crescita per anni». La Bce non vuole trovarsi in una situazione simile, fatta di stagnazione e deflazione. Il suo messaggio alle banche è dunque molto forte: occorre fare luce sulla salute delle singole aziende di credito. Senza paure.

«Nel sistema finanziario in generale - ha spiegato - la luce è sempre meglio dell'oscurità. Solo rivelando le debolezze nel settore bancario possono essere prese delle misure per correggerle, attraverso la ricapitalizzazione, la ristrutturazione o la chiusura delle banche». Nessuno può pensare che nascondere la verità possa garantire stabilità. «Senza trasparenza ha aggiunto - le debolezze resteranno»: le debolezze «sono lì, che le si rivelino o no».

Non ci sarà spazio, è allora la promessa di Draghi, per scorciatoie. La Bce chiede chiarezza sia nella valutazione della situazione che nelle procedure di salvataggio: «Ci sono chiare procedure di intervento (bail-in) che chiameranno i creditori delle banche alle loro responsabilità», ha detto ricordando gli impegni degli Stati a usare «il denaro dei contribuenti solo come ultima spiaggia». Sottolinea anche, però, il fatto che dieci anni per "riempire" il fondo di salvataggio è un tempo «troppo lungo».

Solo con un sistema efficiente di controllo e di intervento si potranno infatti evitare ulteriori problemi per Eurolandia. È vero che «nessuno sa da dove verà la prossima crisi»; ma proprio per questo motivo occorre «rendere il sistema finanziario più resiliente nel suo complesso». È del resto la buona salute delle banche di Eurolandia che permette di non temere la deflazione, anche se una parte almeno dell'attuale disinflazione è legata «alle condizioni di finanziamento molto differenti e frammentate in Eurolandia», oltre che alla necessità delle aziende di alcuni paesi di frenare o abbassare i prezzi per guadagnare competitività.

La volontà di Draghi di sottolineare l'importanza di un settore bancario sano si spinge fino al punto da sminuire il ruolo delle sue parole (quel «faremo tutto quanto è necessario», «whatever it takes» di luglio 2012) nel calmare i mercati : il loro effetto «è durato così a lungo solo perché i Governi si sono accordati, subito dopo, sull'Unione bancaria».

Il ruolo dei Governi resta ancora oggi importante, secondo Draghi. La crescita di Eurolandia è ancora «debole», e le probabilità maggiori puntano a un suo rallentamento. Occorre allora un consolidamento fiscale più orientato alla crescita, con «meno spese correnti, meno tasse e più spese su infrastrutture e capitale umano», insieme alle «riforme strutturali».

La Bce farà quel che deve sul fronte monetario: è pronta a intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione anche se, assicura Draghi, non c'è da temere né la deflazione né tantomeno l'inflazione, che non risalirà certo, come avveniva in passato, a causa della ripresa: «La disoccupazione è troppo alta e la capacità produttiva è sottoutilizzata».

 

 

mario draghi banche banca centrale europea EUROTOWER BCEBANCA CENTRALE EUROPEA EURO NELLA POZZANGHERA

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)