berlusconi bollore

1. PERCHÉ TUTTA ‘STA CACIARA SE VIVENDI VUOLE SCALARE MEDIASET? È IL LIBERO MERCATO! 2. MA MEDIASET PER CHI E' “STRATEGICA” SE NON PER SILVIO BERLUSCONI E IL SUO PARTITO? 3. IPOCRISIA ITALIANA: PERCHE' NESSUNO DICE CHE IN SPAGNA IL PRIMO CANALE TV PRIVATO E’ DI MEDIASET (TELECINCO) E IL COLOSSO DELL’ENERGIA, ENDESA, E’ IN MANO ALLA NOSTRA ENEL?

PIERSILVIO BERLUSCONI BOLLORE'PIERSILVIO BERLUSCONI BOLLORE'

Fausto Carioti per Libero Quotidiano

 

Se un'azienda straniera vuole scalare un'azienda italiana quotata in Borsa e per farlo è disposta a pagare tanti soldi, rendendo felici i piccoli azionisti, il parlamento e il governo devono fare una sola cosa: mettersi da parte. Problemi veri di cui occuparsi non mancano, dalla ricapitalizzazione di Mps alla riscrittura degli accordi europei sull' immigrazione. Seguire la vicenda, e intervenire se necessario, spetta alla Consob, all'Antitrust e ai magistrati.

 

BOLLORE' VIVENDIBOLLORE' VIVENDI

Eccezioni sono concepibili quando oggetto della scalata è un'azienda davvero strategica, che in Italia oggi significa Eni, Finmeccanica, le reti di Terna e Snam e probabilmente null'altro. La società di telecomunicazioni Wind, figlia delle vecchie partecipazioni statali, è finita prima nelle mani di un egiziano e quindi in quelle di un russo, senza che la sicurezza dell'Italia fosse compromessa. Stesso discorso per l'olivettiana Omnitel, che dopo essere stata italiana è stata tedesca e da anni fa parte del gruppo inglese Vodafone. Quanto a Telecom, ha come primo azionista, con il 25%, proprio la francese Vivendi di Vincent Bolloré.

marina berlusconi piersilvio e silviomarina berlusconi piersilvio e silvio

 

Non si capisce, visti anche questi precedenti, cosa abbia invece di «strategico» Mediaset per dover essere difesa dallo Stato. Eppure è proprio alla strategicità di Cologno Monzese che tutti si appellano per preparare il terreno a una mossa di palazzo Chigi contro Vivendi. Lo fanno anche insospettabili come Matteo Salvini, il quale invoca l'intervento di «governo e organismi di controllo», perché «in Italia non può continuare la svendita di aziende strategiche». Per parlare di svendita, in realtà, il prezzo dovrebbe essere inferiore a quello di mercato, ma siccome in due giorni, grazie al rastrellamento di Bolloré, il valore dei titoli Mediaset è salito del 41%, non pare questo il caso.

CONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONICONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONI

 

Anche se nessuno sa dire in cosa dovrebbe consistere e su quali basi giuridiche possa essere fatta, la trincea di Stato in difesa di Mediaset è oggi l'unica "riforma" capace di ottenere un consenso trasversale. Ad aprire uno spiraglio era stato martedì lo stesso Paolo Gentiloni, nel discorso d' insediamento, dicendo che «l' Italia è una economia forte, non aperta a scorribande». Cosa volesse dire lo si è capito ieri, quando Carlo Calenda, ministro allo Sviluppo economico, ha condannato quello dei francesi come «un tentativo, del tutto inaspettato, di scalata ostile».

 

assemblea vivendi vincent bolloreassemblea vivendi vincent bollore

Come lui la pensa il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, il quale infatti annuncia azioni del governo «che possano mettere in sicurezza un patrimonio italiano». Parole che riecheggiano quelle usate vent' anni fa da Massimo D' Alema, segretario del Pds, nella sua visita a Cologno Monzese: «Mediaset è un patrimonio dell' Italia».

 

Tanta attenzione si spiega solo in un modo: le aziende di Silvio Berlusconi, più che essere strategiche per il Paese, lo sono per la sua classe politica. Il Cavaliere e i suoi manager sono da sempre molto attenti affinché le loro televisioni abbiano un occhio di riguardo per tutti, in particolare per i dirigenti del primo partito della sinistra, i quali ricambiano la cortesia. Chi oggi difende Mediaset vuole, semplicemente, che le cose continuino così.

 

yannick bollore con la moglie chloeyannick bollore con la moglie chloe

Comprensibile, basta che poi non ci si torni a riempire la bocca col libero mercato.

Quanto ai piccoli azionisti che pregustavano di vendere il loro pacchetto al miliardario che offre di più, sapranno chi ringraziare.

mediaset vivendimediaset vivendi

 

mediaset vivendi 3mediaset vivendi 3

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…