PRATO ILLEGALE - VIAGGIO NELLA PIÙ GRANDE CHINATOWN D’EUROPA: LOCULI DI CARTONE, ODORE NAUSEABONDO, COLONIE DI TOPI E SCARAFAGGI, CHI DORME SOTTO LA MACCHINA DA LAVORO, CHI MUORE PER UN INCENDIO

Maria Corbi per La Stampa

Come dopo ogni disgrazia piovono le dichiarazioni di intenti: faremo vedremo, bloccheremo. «Come se oggi scoprissero l'acqua calda. Ma bastava venire qui con occhi aperti per capire che la situazione è da anni insostenibile».

Qui è il Macrolotto di Prato, la zona industriale fino a pochi anni fa vanto dell'imprenditoria tessile nazionale, oggi occupata dalle industrie cinesi e chi parla è uno dei tanti pratesi che non si stupiscono della tragedia quanto dello stupore di chi la commenta.

Seicentomila metri quadri di capannoni, una città per lo più illegale, cresciuta nel silenzio di chi poteva fare qualcosa, iniziando dall'impedire che la dignità umana, insieme ai diritti, venissero calpestati in nome del profitto.

Seicentomila metri quadri di capannoni e quello dell'incendio è uno come tanti. Tante volte Finanza, Polizia e Carabinieri li hanno visitati trovando sempre le tracce più o meno evidenti dell'illegalità, dello sfruttamento, dell'evasione fiscale. Stanzoni con macchine per cucire, stiratrici, pelli, colle, sostanze tossiche che fanno compagnia ai bambini a cui tocca di vivere qui in clandestinità senza mai vedere la luce del sole. Fino a quando non avranno l'età, o solo l'altezza, per usare le macchine e entrare nel vortice produttivo che sforna abiti a prezzi stracciati.

Tanti gli imprenditori rovinati da questa concorrenza sleale che vince perché non rispetta le regole, a iniziare da quelle sulla sicurezza sul lavoro. Zhao deve avere una trentina di anni, forse meno, dice di stare in Italia da 8 anni, ma il suo italiano è elementare. Pochi i contatti con la popolazione locale. Vive anche lui in uno di questi capannoni e scuote la testa. Ma è difficile farlo parlare, ha paura. E come non capirlo visto che questo sistema illegale ha attirato la criminalità organizzata (un'inchiesta della procura antimafia ha ipotizzato il riciclaggio di quasi cinque miliardi di euro) e il racket degli operai-schiavi è n mano a potenti famiglie cinesi.

Eppure le magliette , i pantaloni, gli abiti che nascono in questa Disneyland dell'illegalità possono tutte fregiarsi dell'etichetta made in Italy. Zhao ha la faccia spenta, senza emozioni mentre gli si chiede della tragedia di oggi. Viene dalla provincia orientale dello Zhejiang come tanti qui al Macrolotto. Dorme anche lui in un capannone e ha la sua "stanza" nello zaino: un materassino di gomma e una coperta di pile.

Il pericolo dei controlli è sempre alto e bisogna essere pronti a cambiare dormitorio. «L'importante è lavorare», dice. O almeno sembra. «E mandare i soldi a casa». L'immagine delle sette vittime rende le sue parole agghiaccianti come la sua disperazione. Mentre le parole delle autorità che accorrono sul luogo della tragedia sfumano nel nulla, appannate dal freddo e dalla loro debolezza.

Una passeggiata per via Pistoiese, a Prato città, la più grande Chinatown d'Europa, rende l'idea della ricchezza e del potere con gli occhi a mandorla. Auto di grossa cilindrata, ovunque negozi di money transfer che a luglio sono stati rivoltati da cima a fondo per un giro sospetto di soldi verso la Cina, di circa 10 miliardi di euro (molti dei quali frutto dell'evasione fiscale e della vendita di vestiti contraffatti o di provenienza non controllata). Sui muri scritte con ideogrammi. L'ordinanza anti sputo sembra essere rimasta lettera morta. Gli italiani che sono rimasti alzano le spalle, vinti, arrabbiati non per intolleranza verso i vicini di casa orientali ma per essere stati lasciati soli, sacrificati.

Chi è entrato nei capannoni, come i finanzieri, ha trovato situazioni al di là dell'immaginazione: loculi di cartone o al massimo di cartongesso, a volte impilati, con aree comuni dall'odore nauseabondo condivise con colonie di topi e scarafaggi. Lettini da neonato addossati a mura umide e sporche, C'è poi chi dorme sotto la macchina da lavoro, riparato da una stoffa che poi dovrà cucire. Scenari medievali in una delle città più operose d'Italia, dove fino a dieci anni fa c'erano le più belle fabbriche di tessuti e filati.

Oggi è l'invasione cinese del pronto moda, che popola le bancarelle dei mercati e gli scaffali dei negozi. «In tempi di crisi - ci dice una ambulante arrivata in serata a comprare merce - la gente vuole spendere meno e i cinesi hanno prezzi anche di due terzi inferiori a quelli dei prontisti nazionali». Sempre la solita storia.

«Ma il problema non è di chi viene a comprare, ma di chi permette che si produca senza regole a danno dei lavoratori e della concorrenza leale», dice Fabio, figlio di un imprenditore che per non morire di fame ha dovuto anche lui allentare qualche regola. «Niente nomi, per carità, perché a noi italiani ci massacra Equitalia, mentre i cinesi la passano liscia».

Una tragedia che addolora, indigna ma non stupisce. «Questa tragedia, posso essere un po' cinico, non mi sorprende», dice l'assessore alla sicurezza del Comune di Prato Aldo Milone, tra i primi ad arrivare davanti alla fabbrica distrutta. «Più volte abbiamo detto quello che poteva succedere in questi capannoni alla presenza di dormitori, con impianti elettrici scadenti, non a norma e con il vizietto dei lavoratori cinesi di fumare in continuazione». Negli ultimi controlli fatti, infatti sono state trovate molte sigarette per terra, vicino a materiali acrilici altamente infiammabili.

Perché non è stato fatto niente? Milone rimanda la risposta al governo: «Ad Alfano lo scorso novembre abbiamo consegnato l'ennesimo dossier su Prato. Noi in quattro anni abbiamo controllato 1.200 aziende su 3.500».

 

TESSILE CINESE A PRATO INCIDENTE A PRATO - FABBRICA CINESEINCIDENTE A PRATO - FABBRICA CINESEINCIDENTE A PRATO - FABBRICA CINESECARTELLI IN CINESE A PRATO INCIDENTE A PRATO - FABBRICA CINESECINESI A PRATOCARABINIERI IN UNA CASA DI CINESI A PRATO jpeg

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)