TUTTA COLPA DEI GIORNALI! - LA PROCURA DI SIENA E LA CONSOB USANO IL GUANTO DI VELLUTO CON MPS E IL PUGNO DI FERRO COI CRONISTI - INDAGINE PER AGGIOTAGGIO SULLE RIVELAZIONI DE “IL GIORNALE”? GIORNALISTI CONVOCATI - GOTTI TEDESCHI E MANCINI DAI PM: SI STRINGE IL CERCHIO INTORNO AL “BRACCIO POLITICO” DEL MONTEPACCHI? - IL VOTO SI AVVICINA: LA BOMBA ESPLODERA’ PRIMA O DOPO?...

Paolo Bracalini e Massimo Malpica per "il Giornale"

Cambia il vento su Siena se persino Giorgio Napolitano «scarica» la banca che fu del suo Pci. Il capo dello Stato in un intervista al «Sole 24 ore» ha infatti chiesto di «fare chiarezza» sul caso Mps, tutelando «l'interesse nazionale», e difendendo l'operato di Bankitalia. E se il controllore non c'entra, viene da pensare che il controllato l'abbia fatta grossa. Su questo, come è noto, è al lavoro la procura di Siena, che ha da tempo nel mirino l'ex presidente del Montepaschi, Giuseppe Mussari.

Che,dopo aver rinunciato alla poltrona dell'Abi, rischierebbe ora anche di perdere la tessera del Pd. A sollecitarne l'espulsione al collegio dei garanti del partito è l'associazione senese «Confronti». Ma mentre Maurizio Gasparri ironizza perché a far fuori dal partito Mussari dovrebbe essere il «garante» Luigi Berlinguer (che per l'ex ministro del Pdl il «sistema Siena» lo conosce bene, essendo stato rettore nella disastrata locale università), salta fuori che Mussari avrebbe tolto d'impiccio il Pd - al quale nel 2010 donò 100mila euro -non rinnovando la tessera nel 2012.

Intanto, però, l'indagine senese, dopo aver visto indagato lo stesso istituto di credito per responsabilità amministrativa, e aggravarsi le accuse con l'ipotesi di associazione per delinquere, arriva a interessare anche il braccio «politico» della banca Monte Paschi,con l'audizione in procura del presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini. Seconda visita eccellente del giorno per i pm toscani titolari del fascicolo «esplosivo» sui segreti di Rocca Salimbeni,che in mattinata avevano sentito - sempre come persona informata sui fatti- l'ex numero uno dello Ior, e responsabile per l'Italia di Santander, Ettore Gotti Tedeschi.

Al centro del lavoro di approfondimento degli inquirenti, dunque, ancora il passaggio di mano di Antonveneta, venduta a Mps da Banco Santander a una cifra - compresi gli oneri -quasi tre volte superiore rispetto ai 6,6 miliardi di euro pagati dagli spagnoli due mesi prima. L'arrivo in procura come persona informata sui fatti di Gotti Tedeschi, che pure è ancora il re-sponsabile per l'Italia della banca iberica, è stato preceduto a mezzo stampa dalle dichiara-zioni a Repubblica di Alessandro Daffina, Ad di Rothschild, a suo tempo advisor di Santander nella vendita di Antonveneta a Mps.

Che ha esplicitamente escluso qualsiasi ruolo di Gotti Tedeschi in quell'operazione, sostenendo che ad accordarsi per le vie brevi furono direttamente Mussari e il banchiere spagnolo Emilio Botin.

Ma secondo indiscrezioni, alla base della convocazione di Gotti Tedeschi ( rimasto con i pm per circa tre ore) ci sarebbero anche documenti relativi alla cessione di Antonveneta che sarebbero emersi durante la perquisizione subita dal banchiere per l'inchiesta napoletana su Finmeccanica, lo scorso giugno. In effetti, l'ex presidente Ior non avrebbe messo a verbale colpi di scena, confermando la stessa versione di Daffina: a gestire la cessione al gruppo toscano di Antonveneta non sarebbe stato lui, ma appunto Botin da Madrid.

E per Gotti Tedeschi, sarebbe implausibile anche l'esistenza di un accordo segreto tra i vertici dell'istituto di credito iberico e di quello toscano. Tantomeno, ha detto il banchiere ai pm, sarebbe ipotizzabile una tangente da milioni nascosta nella pur grande plusvalenza riconosciuta dall'istituto di credito toscano a quello spagnolo.

Con Mancini, che lasciando la procura si è limitato a dire «mi hanno convocato e sono venuto», i pm senesi dovrebbero invece aver trattato una volta di più il tema dei bond convertibili «fresh», quelli emessi da Jp-Morgan per finanziare l'aumento di capitale che serviva a Mps per avere il via libera di Bankitalia all'acquisizione di Antonveneta. E che in buona parte, quasi 500 milioni di euro, circa la metà, finirono poco lontano.

Ossia nel portafogli della Fondazione, che intendeva mantenere la sua quota di controllo sull'istituto di credito, impedendo così il «pieno trasferimento» a terzi del rischio d'impresa.
E mentre i pm Grosso, Nastasi e Natalizi insistono nel ricostruire anomalie e lati oscuri della disastrosa gestione precedente di Mps, la stessa procura punta il dito contro questo giornale, «reo» di aver scritto- come altri quotidiani- che i magistrati stavano valutando se procedere a un sequestro preventivo di bond Mps.

L'apertura di un'indagine per aggiotaggio è solo un'ipotesi. Ma la Consob si è già mossa, molto più rapidamente di quanto abbia fatto con i vertici del Montepaschi. La convocazione dei cronisti per chiarimenti in merito alle notizie pubblicate è già arrivata.

 

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