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PURTROPPO, AVEVA RAGIONE IL FUNZIONARIO ISRAELIANO CHE DICEVA: “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO” – NEL 2025 ROMA HA AUMENTATO LE IMPORTAZIONI DALLO STATO EBRAICO DEL 2,8%: GLI ACQUISTI DI ARMI E MUNIZIONI SONO CRESCIUTI DEL 43,79% RISPETTO AL 2024 E ADDIRITTURA DEL 335% RISPETTO AL 2023 – AD APRILE, DOPO LA SOSPENSIONE, DA PARTE DELL’ITALIA, DEL RINNOVO DELL’ACCORDO DI DIFESA CON ISRAELE, UN FUNZIONARIO MINIMIZZÒ IL RUOLO DELL’ITALIA… - LO STATO EBRAICO È L'ARSENALE D'EUROPA: LE VENDITE DI ARMI SONO RADDOPPIATE NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI (È IL MERCATO: LORO SONO ALL'AVANGUARDIA, NOI DOBBIAMO RECUPERARE ANNI DI MANCATI INVESTIMENTI)

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU 1

“L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO” – UN FUNZIONARIO ISRAELIANO, PARLANDO CON LA TV “I24”, FA CAPIRE QUAL È LA CONSIDERAZIONE CHE A TEL AVIV HANNO DEL NOSTRO PAESE: “NON C'È MOTIVO DI ALLARMARSI, L'ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO" - IL MINISTERO DEGLI ESTERI: “NON ABBIAMO UN ACCORDO DI DIFESA CON L'ITALIA. ABBIAMO UN MEMORANDUM D'INTESA DI MOLTI ANNI FA CHE NON HA MAI AVUTO ALCUN FONDAMENTO REALE. QUESTO NON INFLUIRÀ SULLA SICUREZZA DI ISRAELE”...

https://www.dagospia.com/politica/l-italia-piu-bisogno-quanto-abbiamo-bisogno-loro-funzionario-470948

 

NEL 2025 L’ITALIA HA AUMENTATO LE IMPORTAZIONI DA ISRAELE. BALZO RECORD NEGLI ACQUISTI DI ARMI E MUNIZIONI DI TEL AVIV, QUADRUPLICATI IN UN BIENNIO

Estratto dell’articolo di Franco Bechis per www.open.online

 

INTERSCAMBIO COMMERICALE ITALIA ISRAELE

L’Italia non solo non ha interrotto i suoi rapporti commerciali con Israele, ma nell’ultimo anno li ha incrementati. Nel 2025 ha infatti aumentato del 2,8% le importazioni da Israele, e fra le voci che sono cresciute di più c’è quella delle importazioni di armi e munizioni, cresciuta del 43,79% rispetto all’anno precedente e addirittura del 335,65% rispetto al 2023.

 

Non sono scese se non in maniera impercettibile le esportazioni italiane verso Israele: c’è stato un calo dello 0,3% rispetto al 2024 (-10,2 milioni di euro), ma un aumento del 4,77% (161,1 milioni di euro) rispetto al 2023. Sono i dati ufficiali forniti a maggio dall’Italian Trade Agency (ITA) di Tel Aviv, controllata dal governo italiano attraverso i ministeri guidati da Adolfo Urso e Antonio Tajani.

 

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

L’export di Roma verso Tel Aviv è stato di 3,535 miliardi di euro nel 2025 secondo i dati appena pubblicati, mentre l’import è stato di 1,036 miliardi di euro, con un saldo commerciale attivo.

 

La voce più consistente nelle esportazioni italiane è quella dei macchinari, seguita dai prodotti alimentari. Da Israele invece l’Italia importa soprattutto prodotti chimici di base, fra cui i fertilizzanti. Ma la voce cresciuta più rapidamente è proprio quella delle armi e delle munizioni, balzata dal nono al quarto posto. Nel 2023 valeva 16,56 milioni di euro, ma nel 2025 è cresciuta in valore assoluto di 55,592 milioni di euro.

 

IMPORTAZIONI ARMI ISRAELE

Secondo la scheda ITA su Israele «l’economia presenta un elevato grado di diversificazione e di integrazione internazionale, sebbene sia caratterizzata da dimensioni medio piccole e da un forte orientamento dell’export verso i Paesi occidentali. Il settore hi-tech è altamente competitivo: copre circa il 50% dell’export nazionale e contribuisce in misura determinante al gettito fiscale che si origina nel Paese». Ma quel settore è maturo e con grandi difficoltà di trovare forza lavoro e oggi «Israele sta scommettendo tutto sul Deep-Tech (tecnologie basate su scoperte scientifiche complesse». […]

 

ISRAELE, ARSENALE D’EUROPA

Estratto dell’articolo di Giulio Meotti per “il Foglio”

 

BENJAMIN NETANYAHU E LA VENDITA DI ARMI ISRAELIANE - VIGNETTA BY NATANGELO

Mentre la Global Sumud Flotilla solcava il Mediterraneo direzione Gaza, un’altra flottiglia navigava in direzione opposta: dai laboratori militari di Israele verso i porti europei.

 

La Israel Weapon Industries ha sviluppato un sistema per aiutare i soldati ad abbattere i droni tattici. Il sistema, chiamato Arbel, è utilizzato da più di due dozzine di paesi, rivela al Washington Post Semion Dukhan, responsabile per l’Europa dell’azienda.

 

“Tra i clienti ci sono paesi che hanno dichiarato pubblicamente di non voler fare affari con Israele. Le persone e i politici dicono quello che devono dire, ma ciò che dicono non corrisponde a ciò che avviene sotto la superficie”.

 

Stati europei che avevano promesso di boicottare le armi israeliane continuano a piazzare ordini. Le vendite israeliane sono raddoppiate negli ultimi cinque anni, raggiungendo un record di 15 miliardi nel 2024. E anche per il 2025, i principali produttori di armi israeliani, tra cui Elbit e Israel Aerospace Industries, hanno entrambi riportato una ulteriore crescita a doppia cifra.

 

Uvision Air Ltd - hero

Per la prima volta, Israele ha superato il Regno Unito nella quota di esportazioni globali di armi, diventando il settimo fornitore al mondo […].

 

[…]  “La maggior parte dei paesi non ha il tempo di costruire da zero i propri sistemi di difesa in modo rapido”, dice Seth J. Frantzman, analista della Foundation for Defense of Democracies e autore di “Drone Wars”. “Per cui si rivolgono a Israele”.

 

Rheinmetall – attraverso la controllata italiana RWM Italia – e l’azienda israeliana Uvision Air Ltd. hanno firmato una joint venture per gli Hero, i droni kamikaze. Nel 2024 il portafoglio ordini di Rheinmetall superava i 200 milioni e includeva consegne a otto paesi europei.

Uvision Air Ltd - hero

 

Chi segue la guerra in Ucraina avrà sentito parlare degli Himars. […] La risposta europea è EuroPULS, frutto di un’altra cooperazione israeliana. Il gigante franco-tedesco Knds e l’israeliana Elbit hanno creato una joint venture dedicata alla vendita di quest’arma, con focus sul mercato europeo. “Per l’Europa l’interesse sta nelle capacità di nicchia in cui Israele è all’avanguardia, come la difesa aerea e missilistica”, ha spiegato Jamie Shea di Chatham House.

 

Tomer Malchi, fondatore di Asio, rivela che gli ordini sono aumentati del 400 per cento dall’inizio della guerra a Gaza. I telefoni di Asio aiutano i soldati a pianificare missioni, orientarsi e rispondere alle minacce in tempo reale. Asio è in trattativa con venti paesi, anche europei. L’Europa, spogliata delle sue illusioni buone per tv e giornali, sta imparando una lezione antica: chi vuole restare sovrano deve comprare spade da chi sa usarle.

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

Israel Weapon Industries arbel

 

 

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