1. NEGLI AMBIENTI DELLA FINANZA MILANESE IL LIBRO DI CESARONE GERONZI “CONFITEOR” È STATO ACCOLTO CON FREDDEZZA E INDIFFERENZA. NEI PALAZZI ROMANI CIRCOLA LA VOCE CHE LA "CONFESSIONE" DI CESARONE SIA STATA COSTRUITA PER AVANZARE LA SUA CANDIDATURA ALLA PRESIDENZA DELLO IOR CHE SARA' DECISA IL 6 DICEMBRE 2. MONTI E PASSERA HANNO CAPITO CHE IL GIOIELLO NUCLEARE ANSALDO ENERGIA STA PARTICOLARMENTE A CUORE NON SOLO A BAGNASCO, MA ANCHE A BERSANI CHE A PARTIRE DA LUNEDÌ POTREBBE PER INIZIARE LA SUA MARCIA D’AVVICINAMENTO A PALAZZO CHIGI 3. PARE CHE NEL MIRINO DI MASTRAPASQUA CI SIA LA POLTRONA DELLE POSTE OCCUPATA DA MASSIMO SARMI CHE, A SUA VOLTA, VORREBBE CAMBIARE POLTRONA PER FINMECCANICA 4. IL DESTINO CINICO E INGRATO DELL’EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA GIORGIO FOSSA

1- BATTAGLIA POLITICA PER IL GIOIELLO NUCLEARE ANSALDO ENERGIA
Gli uscieri di Finmeccanica hanno un diavolo per capello.

Negli ultimi anni hanno cercato di superare le barriere del fortino di piazza Monte Grappa utilizzando il massimo dell'informazione che potevano reperire con le nuove tecnologie.
Per questo motivo si sono iscritti in massa a Facebook, Linkedin, Twitter e pur privilegiando in maniera assoluta quel sito disgraziato di Dagospia, hanno smanettato su YouTube, Wikipedia e nell'intero universo del web.

Pochi giorni fa la loro voglia di interagire è stata interrotta da una circolare del comandante supremo Giuseppe Orsi che ha per titolo "Linee guida sull'utilizzo dei social media". Nel testo, rivelato dal blog "BluBirdNews" gestito dal giornalista Alberto Brambilla, si fa espresso divieto ai dipendenti di non divulgare informazioni sensibili per non esporre l'azienda a danni reputazionali.

In caso di violazione "Finmeccanica si riserva di adottare le misure, anche di carattere disciplinare che dovesse ritenere più idonee". Per molti uscieri e un'infinità di dipendenti sparsi nelle società italiane e internazionali del Gruppo, i paletti introdotti da Orsi e dai centurioni della comunicazione sono stati interpretati con disappunto e ironia perché il gusto di veicolare attraverso i social network le vicende pruriginose che hanno buttato un'ombra sull'azienda, hanno assunto negli ultimi mesi un sapore gustoso ed esemplare.

Resta il fatto che d'ora in avanti le parole di Orsi che dà del coglione al cardinale Bagnasco e del pazzo al suo braccio destro, non potranno più essere veicolate anche se agli occhi dei 70mila dipendenti questo è un altro segno della debolezza e della paura che attraversa i piani alti dell'azienda.

Il momento è difficile e tutto fa pensare che Orsi non riesca a trovare sotto l'albero di Natale i 1.300 milioni che i tedeschi hanno buttato sul piatto per Ansaldo Energia. Venerdì scorso è volato a Monaco di Baviera per incontrare il presidente dell'azienda tedesca, Peter Loscher, ma prima di salire sull'aereo si è visto in gran segreto con Maurizio Tamagnini, il manager che guida il Fondo strategico italiano.

Il Fondo e gli altri partner privati non sembrano avere la forza finanziaria di Siemens, ma è chiaro che il Governo non ha intenzione di aprire le porte ai tedeschi senza aver salvaguardato in qualche modo l'italianità dell'azienda genovese. A questo punto la situazione è di stallo e sono in pochi a pensare che Monti e Corradino Passera abbiano voglia di procedere nella cessione di Ansaldo Energia entro tempi brevi.

Per quanto digiuni di sensibilità politica, i due esponenti del Governo hanno capito che il gioiello nucleare sta particolarmente a cuore non solo al Bagnasco dileggiato volgarmente, ma anche a Pierluigi Bersani che a partire da lunedì potrebbe mettere in cassaforte il successo nelle primarie per iniziare la sua marcia d'avvicinamento a Palazzo Chigi.

In questa prospettiva Orsi trova anche l'opposizione sempre più secca dei sindacati, della Regione Liguria e dei manager che guidano Ansaldo Energia. L'oppositore più agguerrito è Giuseppe Zampini, il 66enne ingegnere di Belluno che sulla cessione dell'azienda ai tedeschi si è messo di traverso perché non riesce a capire le vere ragioni che inducono Siemens a mettere le mani sulle attività nucleari.

Ieri Zampini ha potuto incassare un successo significativo nella sua città perché i saggi della Confindustria di Genova lo hanno designato all'unanimità come futuro presidente per il 2012-2016. La nomina sarà ratificata nella prossima Assemblea, ma finalmente chiude un periodo di conflitti tra l'Associazione degli imprenditori e Finmeccanica che due anni fa era stata sbertucciata con l'arrivo alla direzione generale di Massimo Sola al posto del candidato di Finmeccanica, Mario Orlando.

Anche se si tratta di una medaglietta, la designazione rafforza Zampini che gode del totale appoggio del cardinale Bagnasco e a quanto si dice anche del presidente Napolitano che poco tempo fa l'avrebbe ricevuto in un incontro riservato.


2- PARE CHE NEL MIRINO DI MASTRAPASQUA CI SIA LA POLTRONA DELLE POSTE OCCUPATA DA MASSIMO SARMI CHE, A SUA VOLTA, VORREBBE CAMBIARE POLTRONA PER FINMECCANICA
Chi ha la passione per la fisiognomica, la disciplina costruita nel ‘700 dallo studioso svizzero Kaspar Lavater, può divertirsi a trovare incredibili identità tra il manager delle Poste Massimo Sarmi e il capo dell'Inps Antonio Mastrapasqua.

Entrambi hanno un volto scavato sul quale sventolano orecchie generose, ed entrambi sembrano aver macerato sul viso ossuto un'identica voglia di potere. Tra i due quello che ha conquistato il più alto numero di poltrone è sicuramente l'ex-commercialista Mastrapasqua che oltre a quella dell'Inps colleziona altre 25 poltrone secondo uno schema di potere monocratico che fa invidia perfino a Luchino di Montezemolo.

Nemmeno lui sa quanto gli rendono le cariche, ma gli è rimasta viva la memoria dell'aiuto fondamentale che ha ricevuto da Gianni Letta fin dal 2004 quando era un semplice consigliere dell'Inps.

Nei corridoi dell'ente previdenziale i dipendenti paragonano le orecchie generose di Mastrapasqua all'"orecchio terribile" di Beethoven che pur essendo sordo fin da giovane riuscì a comporre meravigliose sinfonie. Dall'ottobre scorso il poliedrico manager ha capito che l'aria stava cambiando per colpa della ministra delle lacrime Fornero che dopo uno scontro furibondo sul numero degli esodati disse che c'era l'esigenza di cambiare la governance dentro l'ente previdenziale.

Il manager dalle 25 cariche e altrettanti compensi cercò di minimizzare gli attriti con la ministra e durante un convegno alla Bocconi le riconfermò una grande stima, ma da quel momento si è capito che prima o poi avrebbe dovuto alzare i tacchi.

Il poi sembra che stia arrivando perché nel mirino di Mastrapasqua (gran frequentatore del circolo Canottieri Aniene) sembra che sia entrata la poltrona occupata dal suo gemello fisiognomico, Massimo Sarmi. Quest'ultimo sta partecipando in questo momento a una convention in Marocco organizzata da Euromed Postal, l'organismo che associa 13 stati del bacino mediterraneo. Anche lui vorrebbe cambiare poltrona e qualcuno ha indicato il suo nome per Finmeccanica.

È un'ipotesi molto aleatoria rispetto all'arrivo di Mastrapasqua come novello postino perche' può contare sull'appoggio dei sindacati (primo fra tutti la Cisl del ridanciano Bonanni che alle Poste ha sempre avuto un ruolo preminente).


3- IL DESTINO CINICO E INGRATO DELL'EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA GIORGIO FOSSA

Il suo nome sembrava sparito dalla cronaca e in pochi ricordano che Giorgio Fossa, nativo di Gallarate, classe 1954, è stato un buon presidente di Confindustria dopo Luigino Abete e prima di Antonio D'Amato.

Quando si è ritirato da viale dell'Astronomia ha concentrato il suo impegno nell'azienda di famiglia che lavora e assembla cilindri e pneumatici. Oltre a questa attività manifatturiera Fossa non si è tirato indietro quando si è trattato di gestire la vicenda della Compagnia "Volare", ma quella è stata un'esperienza dolorosa che lo ha riportato a intraprendere attività nel campo della finanza e della consulenza.

Così nel 2005 ha messo in piedi "Italianlink", una piccola società di consulenza aziendale costruita con un giardinetto di partner tra cui spiccavano i nomi di Pietro Mentasti, Sandro Bicocchi e Andrea Mondello, l'ex-presidente della Camera di Commercio di Roma.

Anche questa esperienza non è stata felice e pochi giorni fa la società è stata messa in liquidazione affidando allo stesso Fossa il compito di liquidatore. Già due anni fa "Italianlink" aveva registrato - come scrive il quotidiano "MF" - ricavi per soli 209mila euro e l'anno scorso il fatturato si è addirittura azzerato.

Eppure quando Fossa diede alla luce la sua piccola boutique per selezionare opportunità di business sui mercati esteri e favorire l'arrivo di investitori stranieri, spese parole entusiaste.

La logica spietata dei numeri ha prevalso e il povero Fossa dovrà tornare all'azienda di famiglia.


4 - NEL NOME DI IOR?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che negli ambienti della finanza milanese il libro di Cesarone Geronzi "Confiteor" è stato accolto con freddezza e indifferenza.

Dopo una lettura attenta dei capitoli che riguardano le vicende di Mediobanca e Generali è scattata la parola d'ordine di ignorare l'opera scritta a quattro mani con il giornalista Mucchetti. Anche se ci saranno due presentazioni a Roma e Milano con un parterre di tutto rispetto, il libro dovrà essere considerato alla stregua di uno sfogo personale, zeppo di dietrologie, che non cambia nulla negli equilibri dei cosiddetti poteri marci.

Diverso e' invece il commento nei palazzi romani dove circola la voce che la "confessione" del ragioniere di Marino, sia stata costruita per avanzare la sua candidatura alla presidenza dello IOR che sara' decisa il 6 dicembre".

 

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