‘STA BANCA D’ITALIA NON VALE UN TUBO - L’ISTITUTO DI VIA NAZIONALE HA ASSET PER 20 MLD € MA, FIN DALLA SUA NASCITA, NEL 1936, LE QUOTE NON SONO MAI STATE RIVALUTATE: QUELLA DI INTESA, CHE DETIENE IL 33%, è DI 46.500 € - CON IL RIASSETTO QUELLE PICCOLE SOMME DIVENTEREBBERO MILIONI - ANCHE IL “WALL STREET JOURNAL” DICE CHE LA RIVALUTAZIONE “POTREBBE ALLEGGERIRE L’IMPATTO DELLA CRISI” - SARÀ LA VOLTA BUONA?...

Marco Ferrando per "Il Sole 24 Ore"

Il pressing non è asfissiante perché di mezzo c'è la Banca d'Italia. Ma negli ultimi mesi - complici i nuovi requisiti di patrimonializzazione imposti al mondo del credito - le pressioni di banche e assicurazioni per vedersi rivalutate le quote in Palazzo Koch si sono fatte decisamente più serrate, al punto da attirare l'attenzione degli operatori internazionali.

Ieri il Wall Street Journal ha dedicato un servizio alla vicenda, spiegando che l'istanza nel corso delle ultime settimane è stata rilanciata da diverse banche e specificando che la proposta segna un altro tentativo da parte delle banche europee di «alleggerire l'impatto della crisi del debito che ha contagiato l'eurozona».

La vicenda è di vecchia data, perché risale addirittura alla fondazione della banca centrale, nel 1936, e ai 300 milioni di lire che allora le casse di risparmio versarono per consentirne la nascita. Il problema è che da allora a oggi il mondo è cambiato, ma non la valutazione delle partecipazioni in via Nazionale: in oltre 70 anni Bankitalia ha accumulato asset per oltre 20 miliardi di euro, ma intanto le quote sono rimaste in pancia agli azionisti senza alcuna rivalutazione.

Morale: Intesa Sanpaolo, che è primo socio con circa il 33% di Banca d'Italia, vede la propria quota valutata 46.500 euro, l'equivalente dei 91 milioni di lire sborsati nel '36 dalle casse successivamente confluite nel gruppo. UniCredit sta un po' più in basso con il 22,5%, segue Generali con il 6,3 e poi via via tutti gli altri soci, comprese quelle piccole banche che a bilancio oggi contabilizzano le loro partecipazioni per pochi euro ma che con l'auspicato aumento di capitale gratuito potrebbero contare su risorse fresche per decine di milioni.

Così si spiega il pressing, guidato da Giovanni Berneschi: Carige, di cui è presidente, ha in mano un 4% che oggi vale 6mila euro e che domani, se l'istanza delle banche venisse accolta anche solo in parte, potrebbe collocarsi tra i 200 e i 400 milioni, utilizzabili come denaro fresco in caso di liquidazione o diversamente ai fini della patrimonializzazione.
Risorse a parte, la questione è problematica sotto il profilo della governance (oggi Bankitalia è controllata da chi deve controllare, ma al tempo stesso ha un azionariato che ne ha preservato l'indipendenza dal governo), tuttavia già un mese fa lo stesso Berneschi aveva dichiarato a Il Sole 24 Ore che «ci troviamo a un punto di svolta».

In effetti, poche ore dopo, durante l'ultima assemblea Abi, il presidente dell'associazione Giuseppe Mussari ha ricordato alla presenza del presidente del Consiglio Mario Monti e del governatore di via Nazionale Ignazio Visco che dalla valorizzazione delle quote «trarrebbero beneficio i patrimoni delle banche, aumenterebbe la nostra capacità di erogare credito. Si porrebbe fine a illazioni tanto infondate quanto pretestuose».

E visto il cantiere sempre aperto delle misure volte a dare solidità al sistema finanziario italiano non è da escludere che veramente il riassetto di via Nazionale questa volta sia dietro l'angolo; anche perché - assicurano le banche - in caso di rivalutazione delle quote pure il Fisco avrebbe i suoi benefici.

 

scontri polizia e manifestanti di fronte a bankitalia da repubblica bankitalia big IGNAZIO VISCO BANKITALIA BANCA ITALIADraghi si tiene il suo tesoro - Bankitalia - Benny da LiberoFABRIZIO SACCOMANNI BANKITALIA

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