TELECOM-MEDIA DEI CONFLITTI - IL VERO PROBLEMA DELLA LISTA TELECOM DI FOSSATI SONO I CONFLITTI DI INTERESSI CHE GAMBERALE E DI GENOVA HANNO IN METROWEB (CASO STRANO VOGLIONO FONDERLA IN TELECOM)

Antonella Olivieri per il "Sole 24 Ore"

Il problema delle quote rosa nella lista Findim per Telecom è un inciampo che sarà risolto già oggi. L'elenco che era già stato depositato comprendeva tre nomi, Vito Gamberale, Girolamo Di Genova e Franco Lombardi, tutti uomini e per questo in violazione dell'articolo statutario di Telecom che stabilisce che le liste «che contengano un numero di candidati pari o superiore a tre debbono assicurare la presenza di entrambi i generi, così che i candidati del genere meno rappresentato siano almeno un terzo del totale, con arrotondamento all'unità superiore».

La soluzione è stata trovata allungando a cinque nomi la lista comunque di minoranza, con l'innesto di due donne, che andranno ad aggiungersi ai candidati già presentati: dovrebbe trattarsi di un ingegnere di un settore attiguo alle tlc e di un legale. È chiaro che essendo tre i posti riservati alle minoranze nel consiglio Telecom, che sarà rinnovato con 13 membri in tutto, solo se la lista di Fossati fosse la più votata, passerebbero tutti e cinque i candidati. Eventualità comunque improbabile dato che la lista Telco, secondo stime preliminari, è accreditata di un supporto intorno al 30%.

Ma il vero problema della lista Findim sono le due candidature capofila che rischiano di inciampare in assemblea. Nessun discute delle alte competenze specifiche di Vito Gamberale e Girolamo Di Genova, entrambi ex top manager del gruppo Telecom. Il punto è che Gamberale è, con il fondo F2i, il "padrone" di Metroweb e Di Genova siede nel consiglio di quest'ultima, oltre che in quello di Aetra che produce sistemi per fibra ottica.

Entrambi sono cioè impegnati in attività in concorrenza con Telecom e infatti, a quanto risulta, correttamente, entrambi nell'accettare la candidatura di Findim hanno dichiarato di trovarsi nelle condizioni di cui all'articolo 2390 del codice civile.

Articolo che prevede: «Gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti, né esercitare un'attività concorrente per conto proprio o di terzi, né essere amministratori o direttori generali in società concorrenti, salvo autorizzazione dell'assemblea. Per l'inosservanza di tale divieto l'amministratore può essere revocato dall'ufficio e risponde dei danni».

L'eventuale nomina di Gamberale e Di Genova dovrà quindi passare al vaglio dell'assemblea. Ma come è possibile che Telco conceda l'esonero al divieto di concorrenza allo sfidante che ha chiesto la presidenza per le minoranze? Il cda Telco di suo, nel varare la propria lista, ha deciso di proporre all'assemblea, come si legge nel comunicato, «di autorizzare i candidati alla carica di consigliere al proseguimento delle attività indicate nei rispettivi curricula vitae e comunque di svincolarli dal divieto di concorrenza, per quanto occorrer possa ai sensi dell'articolo 2390 c.c.».

Una formula standard che però, in dipendenza da come sarà formulata la delibera in assemblea (tocca al presidente), potrebbe o meno legare le mani a Telco nel bloccare le candidature altrui in concorrenza. Normalmente la delibera dell'esonero viene proposta a riguardo di tutti gli amministratori e Telco nel chiedere di votare a favore si è già sbilanciata, anche se nessuno dei suoi candidati ricade nella fattispecie.

Qualche perplessità sull'opportunità di infilarsi in questa situazione serpeggia nell'azionariato di F2i e non è detto che Gamberale e Di Genova non decidano di dimettersi da tutti gli incarichi in concorrenza, se nominati in Telecom. Tanto più che - è noto - il piano strategico messo a punto da Fossati proprio con i due ingegneri candidati prevede, per risalire la china sul mercato domestico, proprio l'integrazione con Metroweb.

L'ad di Telecom, Marco Patuano, non ha voluto commentare le voci di un interesse del gruppo per una quota di Metroweb: «Non ci sono notizie, sono rumor di mercato e come tali non li commentiamo». Ma le cifre riportate dall'agenzia Bloomberg - fino a 300 milioni per una quota inferiore al 50% - si scontrano con le valutazioni interne fatte quando al vertice operativo c'era Franco Bernabè, che stimavano in 220 milioni il valore dell'intera Metroweb: proprio per questo Telecom non ne fece nulla e Metroweb fu acquistata nel 2011 dal fondo di Gamberale per 436 milioni.

 

 

Vito Gamberale Gamberale e Moretti MARCO FOSSATI jpegMARCO PATUANOMarco Patuano - Telecom Italia

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