giuseppe conte piazza affari

BARBARI IN FUGA DALLA PENISOLA - TORNANO SOTTO LA SOGLIA DEL 50% LE QUOTE DI POSSESSO DI SPA ITALIANE IN MANO A FONDI STRANIERI - AVEVANO IL 51% DI PIAZZA AFFARI NEL 2015 E DOPO QUATTRO ANNI (SCESI AL 48%) NON COMANDANO PIÙ - LA RITIRATA NON SEMBRA LA RISPOSTA ALL’AVANZATA DEGLI ITALIANI, MA ALLA SCELTA DI DIRE ADDIO A UN PAESE E UN MERCATO CHE NON SONO REMUNERATIVI - D’ANGELO (UNIMPRESA): “IL NOSTRO SISTEMA ECONOMICO È MENO ATTRATTIVO E IL GOVERNO NON SA DARE LE NECESSARIE RISPOSTE”

(AGI) - Tornano sotto la soglia del 50% le quote di possesso, in mano a fondi esteri, di società per azioni italiane presenti in Borsa. Il totale della capitalizzazione delle imprese quotate del nostro Paese è sceso, negli ultimi quattro anni, da 545 miliardi di euro a 502 miliardi di euro e durante questo periodo si è registrata la "ritirata" da parte di soggetti stranieri: avevano oltre il 51% di Piazza Affari a giugno 2015 (282 miliardi), sono scesi al 48% a giugno 2019 (243 miliardi).

 

tempo rocks piazza affari party 02 phmeschina

Il sistema imprenditoriale italiano resta a trazione familiare: le quote complessive delle società per azioni, il cui valore è salito complessivamente di 60 miliardi a quota 2.138 miliardi in quattro anni, sono per lo più in mano alle famiglie con il 40% del totale, seguito dal 26% in mano agli stranieri, dal 17% in mano alle aziende e dall'8% delle banche. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa, secondo il quale dal primo semestre 2015 al primo semestre 2019 le società per azioni hanno visto salire di oltre 60 miliardi di euro il loro valore, mentre le "quotate" hanno visto calare di 43,5 miliardi la loro capitalizzazione.

 

 "Dopo anni di scorribande, registriamo un passo indietro da parte dei soggetti esteri. Il calo appare legato più alla perdita di valore delle società quotate e non a un ritorno degli italiani. Probabilmente, complice diverse ragioni, il nostro sistema imprenditoriale e finanziario risulta meno attrattivo e i motivi sono diversi: la crescita economica è lenta e la politica non riesce a dare le necessarie risposte ovvero meno tasse, meno burocrazia, più investimenti in infrastrutture, giustizia civile velocizzata" commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D'Angelo.

 

giuseppe conte a piazza affari 7

Lo studio dell'associazione è basato su dati della Banca d'Italia aggiornati al secondo semestre 2019 e incrocia i dati relativi al valore di bilancio delle azioni - quotate e non - detenute da tutti i soggetti economici che operano nel nostro Paese: imprese, banche, assicurazioni e fondi pensione, Stato centrale, enti locali, enti di previdenza, famiglie, investitori stranieri. Secondo l'analisi, per quanto riguarda l'intero universo delle società per azioni del nostro Paese, la fetta maggiore è in mano alle famiglie: in calo al 39,47% rispetto al 44,51% del 2015. Nella speciale classifica, seguono gli stranieri col 26,14% (era il 24,13%), le imprese col 17,04% (era il 13,37%), le banche con il 7,98% (era il 10,56%) e lo Stato col 5,08% (era al 4,89%), le assicurazioni e i fondi pensione col 2,75% (era l'1,90%); quote minoritarie sono riconducibili alle amministrazioni locali (stabili attorno allo 0,61% dallo 0,63%) e agli enti di previdenza (dallo 0,03% allo 0,92%).

 

Complessivamente, il valore delle società per azioni è cresciuto, dal primo semestre del 2015 al primo semestre del 2019, del 2,89%, con un aumento di 60,1 miliardi, salendo dai 2.077,9 miliardi del 2015 ai 2.138,1 miliardi di quest'anno. Bilancio negativo per le famiglie, che hanno perso valore per 80,8 miliardi (-8,74%) da 924,7 miliardi a 843,9 miliardi. Saldo positivo (+57,4 miliardi con un aumento dell'11,15%) anche per gli investitori esteri: avevano quote azionarie che valevano nel 2015 501,3 miliardi e ora valgono 558,7 miliardi. Ecco i risultati per le altre categorie di azionisti: le banche hanno visto calare il valore delle loro partecipazioni di 48,6 miliardi (-22,20%) da 219,3 miliardi a 170,6 miliardi; le assicurazioni e i fondi pensione registrano "plusvalenze" per 19,2 miliardi (+48,75%) da 39,4 miliardi a 58,7 miliardi. Variazione positiva per le quote delle imprese, che hanno 86,6 miliardi in più (+31,20%) da 277,7 miliardi a 364,4 miliardi. "Bilancio" in attivo pure per le partecipazioni degli enti di previdenza, cresciute di 19,1 miliardi da 573 milioni a 19,6 miliardi, per quelle dello Stato centrale salite di 7,1 miliardi (+6,98%) da 101,5 miliardi a 108,6 miliardi, per quelle degli enti locali aumentate di 50 milioni (+0,38%) stabili a poco più di 13,1 miliardi.

PIAZZA AFFARI BORSA MILANO

 

Per quanto riguarda le società per azioni presenti a Piazza Affari, il valore complessivo è calato di 43,5 miliardi (-7,98%), dai 545,6 miliardi del 2015 ai 502,1 miliardi del 2019. Il primato nell'azionariato, nonostante il calo, spetta agli investitori esteri detentori del 48,41% delle quote, in netta diminuzione dal 51,74% del 2015. Nella speciale classifica, seguono le imprese col 26,06% (era il 19,22%), le banche col 10,33% (era il 9,94%), le famiglie con l'8,71% (era il 12,52%), lo Stato col 4,78% (era il 2,88%), le assicurazioni e i fondi pensione con lo 0,79% (era il 3,14%); quote minoritarie sono riconducibili alle amministrazioni locali (0,66%) e agli enti di previdenza (0,25%).

 

Gli azionisti esteri hanno "perso" o "ceduto" 39,2 miliardi (-13,90%) da 282,3 miliardi a 243,1 miliardi, le imprese hanno 25,9 miliardi in più (+24,78%) da 104,8 miliardi a 130,8 miliardi, mentre le famiglie hanno perso 24,5 miliardi (-35,99%) da 68,3 miliardi a 43,7 miliardi. Bilancio negativo, poi, anche per le banche con un calo delle quote di spa quotate pari a 2,3 miliardi (-4,42%) da 54,2 miliardi a 51,8 miliardi. Giù le quote di assicurazioni e fondi pensione di 13,1 miliardi (-76,74%) da 17,1 miliardi a 3,9 miliardi. Le quote in mano allo Stato centrale sono aumentate di 8,2 miliardi (+52,69%); variazione positiva anche per quelle delle amministrazioni locali, salite di 900 milioni (+37,14%) da 2,4 miliardi  a 3,3 miliardi; positivo il saldo per le quote degli enti di previdenza, salite di 692 milioni (+120,77%) da 573 milioni a 1,2 miliardi.

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...