biasi palenzona ghizzoni

UNICREDIT, SOCI DIVISI SUL SUCCESSORE DI GHIZZONI (PRONTO A MOLLARE: TROVATO L’ACCORDO SULLA BUONUSCITA) – PALENZONA, SPONSOR DI NAGEL (CALTAGIRONE NICCHIA, DEL VECCHIO PRO) – MORELLI E VALERI IN PISTA – GLI ARABI VOGLIO CAMBIARE ANCHE IL PRESIDENTE VITA, I SOCI ITALIANI VOGLIONO PROROGARLO PER ALTRI 6 MESI

1. DAGOREPORT

ghizzoni palenzona ghizzoni palenzona

Non è detto che domani il Cda di Unicredit partorisca il successore di Ghizzoni. Anche se l’Ad è pronto a lasciare avendo raggiunto l’accordo sulla buonuscita. Il vero sponsor della candidatura di Alberto Nagel – che mira a fondere Unicredit con Mediobanca, magari con il Corriere al fianco – è Furbizio Palenzona. Nagel con il Camionista piemontese ha sempre avuto un antica consuetudine: Unicredit è il primo socio di Mediobanca e quando venne nominato Ghizzoni fu proprio Palenzona a portarlo al cospetto di Nagel: lui - disse indicando Ghizzoni - non ti darà mai fastidio….

PALENZONAPALENZONAghizzoni montezemolo   ghizzoni montezemolo

 

Ora il problema è trovare l’accordo tra i soci di Unicredit: Caltagirone su Nagel dice “ni”, Del Vecchio è più favorevole. Saranno decisivi la Fondazione Cariverona guidata da Paolo Biasi e gli emiratini del fondo Aabar. Biasi propende per un Ad che abbia gestito banche con molti dipendenti, tipo Morelli (Monte dei Paschi) o Valeri (Deutsche Bank Italia).

 

Altro problema: gli arabi vogliono cambiare l’intera governance, gli italiani mirano a tenere sulla poltrona per altri sei mesi il presidente Giuseppe Vita. Lucrezia Reichlin si agita tanto per prendere lei il posto di Vita ma non si può fare; lei è espressione della minoranza.

PALENZONA PALENZONA

 

2. UNICREDIT: CDA CONVOCATO DOMANI ALLE 16

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - E' arrivata la convocazione formale del cda straordinario di UniCredit che, secondo le attese, affrontera' il tema governance e la possibile sostituzione dell'a.d. Federico Ghizzoni. Il board, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, si riunira' domani alle 16.

 

3. SI APRE LA SFIDA UNICREDIT BENSERVITO A GHIZZONI TIMORI RICAPITALIZZAZIONE

Federico Ghizzoni Unicredit Federico Ghizzoni Unicredit

Andrea Greco per “la Repubblica”

 

Alberto Nagel article Alberto Nagel article

La banca che dieci anni fa sembrava poter diventare la prima d’Europa domani avrà un nuovo divorzio anticipato: allontanare l’ad Federico Ghizzoni e trovare un nuovo capoazienda, che in autunno potrebbe chiedere altri denari agli azionisti (servono tra 5 e 7 miliardi a Unicredit, e sarà difficile trovarli solo con dismissioni o tagliando i 900 miliardi di impieghi). Nel cda in cantiere domani alle 16, Ghizzoni dovrebbe presentarsi dimissionario. Un modo per accelerare la sostituzione, perché consentirà di passare il dossier dalle mani del presidente Giuseppe Vita a quelle del Comitato nomine.

 

bollore nagel mediobanca interna nuovabollore nagel mediobanca interna nuova

Mani più operative, perché ne fanno parte gli emissari dei grandi soci, a partire dai tre vice presidenti Fabrizio Palenzona (Caritorino), Luca Montezemolo (Aabar) e Vincenzo Calandra (Carimonte). Già domani potrebbero essere scelti i selezionatori per sfrondare la rosa dei candidati ad. Ristretta, stando alle voci: Marco Morelli (Bofa), Flavio Valeri (Deutsche Bank), Alberto Nagel (Mediobanca), Carlo Cimbri (Unipol), gli ex Sergio Ermotti (Ubs) e Jean-Pierre Mustier (Tikehau).

MARCO TRONCHETTI PROVERA E ALBERTO NAGEL FOTO BARILLARI MARCO TRONCHETTI PROVERA E ALBERTO NAGEL FOTO BARILLARI

 

Soci e consiglieri contano di completare la successione nel cda del 9 giugno, per dar modo al nuovo capo di redigere un piano di rilancio che consenta alla banca, entro i test di vigilanza autunnali, di rialzare il patrimonio Cet1 sopra l’attuale 10,85% dell’attivo a rischio (solo 50 punti base più del diktat Bce: poco, specie perché la banca è tra le 29 istituzioni mondiali a rischio “sistemico”, cui serve più solidità). «La prima banca paneuropea», slogan del 2005, era figlia di una visione europeista spinta, di una fiducia totale nei mercati e di tutto il carisma di Alessandro Profumo.

 

federico ghizzonifederico ghizzoni

Premesse non mantenute: l’acquisizione di Capitalia, la tedesca Hvb, la polacca Pekao e altre, ha finito per creare un bestione arduo da gestire e che ha imbarcato tutte le complessità e i rischi che la crisi ha portato agli europei, specie del Sud. Non si è arrivati qui per caso, ma per scelte sbagliate. La visione di Profumo non seppe prevedere il cambio di congiuntura, né riparare all’arrivo della tempesta; «mi compro la libertà con i soldi dati ai soci», diceva negli anni d’oro “Alessandro Magno”. Quando il flusso cedolare s’è fermato è finita la libertà, e il Condottiero è stato accompagnato alla porta.

 

A quel punto, però, i superstiti hanno fatto l’errore costato poi tanti miliardi ai soci: spartirsi le spoglie bancarie del capo, un pezzo a testa, seguitando a navigare a vista, senza un ferreo riassetto. Molti protagonisti dei tentativi di cambiamento di queste ore - paradosso - sono in sella da allora. Manager come Paolo Fiorentino o Marina Natale, leader delle Fondazioni come Palenzona, Calandra o Paolo Biasi, gli stessi che nel 2010 preferirono nominare un amministratore delegato outsider, di buon carattere e poco ingombro, per gestire la banca senza scossoni.

 

ghizzonighizzoni

«Qui non ci sono scheletri nell’armadio!», replicava sdegnato Ghizzoni ai giornalisti nei primi mesi di mandato chiedevano se avrebbe svalutato quella ventina di marchi comprati a prezzi “pre-crisi” e deprezzati in un istante. Un anno dopo le svalutazioni di avviamenti furono di 8,6 miliardi (e richiesero il secondo aumento di capitale). Nel bilancio 2013 i marchi furono svalutati di altri 14 miliardi (terzo aumento). «Ghizzoni non ha saputo costruirsi una sua squadra manageriale di valore», racconta ora un azionista, con il senno di poi.

Paola Severino Francesco Palenzona e Farnco Bernabe Paola Severino Francesco Palenzona e Farnco Bernabe

 

La transizione alle porte non sarà indolore, comunque. Da mesi Unicredit ha un cda riottoso e disallineato al volere di molti soci stabili, che da almeno sei mesi si confrontano per il ricambio di teste e schemi. Fondazioni come Caritorino, Cariverona e Carimonte, soci privati come Caltagirone e Del Vecchio, fondi esteri come gli emiratini di Aabar. Tutti schierati secondo le loro sensibilità e convenienze, in geometria variabile nella più classica delle battaglie di potere. Le Fondazioni, ad esempio, fanno leva su Lucrezia Reichlin, economista e sola esponente delle minoranze di mercato, che ambisce alla presidenza (Vita è in scadenza tra due anni ma lo scossone in arrivo difficilmente lo risparmierà nei prossimi mesi). Anche Luca Montezemolo, esponente di Aabar (primo socio al 5%) gradirebbe la presidenza, ma il suo asse con le Fondazioni s’è rotto mesi fa.

 

federico ghizzoni (2)federico ghizzoni (2)

Mentre si tratta su buonuscite e altri dettagli, l’agenda Unicredit è variegata. Oggi Ghizzoni sarà a Madrid, dove apre una filiale e incontra il ministro Luis De Guindos e il re di Spagna Filippo VI. Stasera nell’Unicredit Pavillon a Milano il “Diversity Media Awards”, premio di comunicazione sulle tematiche Lgbt.

 

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