CAFONALINO - IL CAPO DI GOOGLE SUPERSTAR ALL’INCONTRO CON GLI STUDENTI: “AHO’, È UGUALE A EPIFANI!” - “NON CREDETE A TUTTO QUELLO CHE LEGGETE ONLINE”

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

DAGOREPORT

Centro conferenze dell'hotel Cavalieri a Roma, 500 studenti di liceo da tutta Italia. Brusio e profumi adolescenziali nell'aria. Dopo un sottofondo di 883, parte a tutto volume "Bulletproof" di David Guetta. All'ingresso della sala i fotografi cominciano ad ammassarsi, deve essere arrivato l'ospite della serata. Parte un applauso convinto, i ragazzi si alzano in piedi, scattano foto con i telefonini. "Eccolo, è arrivato! Anvedi!"

L'americano brizzolato entra nella sala sorridendo a tutti, ricambiato, stringe mani, si mette in posa. Dopo pochi secondi la voce si diffonde: "Ma che stai a di', guarda che non è lui, l'ho googolato, ci assomiglia ma non è lui". Infatti si tratta di John Phillips, nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, accompagnato dalla moglie Linda Douglass (assente il gatto Budetti).

Quando, dopo un paio di minuti, entra il vero Eric Schmidt, il presidente esecutivo di Google che i ragazzi sono venuti a conoscere, l'applauso è timido, temono di sbagliare di nuovo. Si fa scrosciante quando Andrea Ceccherini, presidente dell'Osservatorio Permanente Giovani-Editori e organizzatore dell'evento, lo annuncia ufficialmente. "Aho, questo sì che è lui, t'avevo detto che era uguale a Epifani". Sale sul palco anche Emilio Carelli, il giornalista che lo intervisterà, e l'incontro può iniziare.

Ceccherini lo presenta come l'"uomo da 8 miliardi di dollari", e ricorda la sua carriera: Sun Microsistem, Novell, e, nel 2001, l'incontro fatale con Larry Page e Sergey Brin, che tre anni prima avevano fondato Google, ancora poco più di una start-up. Schmidt è un ingegnere con le carte in regola, ha studiato a Princeton e si è specializzato a Berkeley, ma non è solo un tecnico: conosce bene anche Washington e Wall Street. Quello che serviva ai due giovani nerd per portare il loro motore di ricerca da due camere e cucina nella Silicon Valley a una società da 290 miliardi di capitalizzazione. Sarà CEO per 10 anni, finché nel 2011 lascia il ruolo al fondatore Larry Page e diventa presidente esecutivo.

"Siamo qui per aiutare questi ragazzi a sviluppare il loro senso critico, per offrirgli le "istruzioni per l'uso" che gli consentano di orientarsi nel mare dell'informazione", spiega Ceccherini. "Come può un adolescente che cerca una notizia su Google e trova migliaia di risultati, capire quale di questi è una fonte attendibile?"

Il ciclo di incontri organizzato dall'Osservatorio si chiama appunto "Tra Giovani, web ed informazione di qualità", e dopo una breve introduzione di Carelli, Schmidt prende la parola: "L'accesso alle notizie online è fondamentale per una democrazia, per la libertà e la crescita delle persone. Quando si fa una ricerca, Google ordina i risultati secondo un ‘ranking', facendo una classifica delle fonti in base alla loro attendibilità. Ma i giovani sanno che non si devono accontentare di un solo risultato, che devono cercare altre voci, altri punti di vista".

Carelli gli chiede se i "brand", nomi riconoscibili come "Wall Street Journal" e "New York Times" (i cui direttori erano all'incontro dell'Osservatorio a Bagnaia) possono essere un faro in mezzo al flusso incontrollato delle informazioni, e se la carta stampata (old media) avrà ancora un futuro.

Secondo Schmidt, gli old media sopravvivranno perché si sono già trasformati, hanno sviluppato un'identità online e stanno evolvendo insieme alla tecnologia. Non dice se la carta stampata ce la farà, per lui conta l'autorevolezza della testata, non la forma. I giornali di cui i lettori si fidano non moriranno affatto. La vera domanda è come giudicare le notizie che vengono da blogger e "new reporters", quei giornalisti che lavorano da soli senza avere una redazione alle spalle.

Il manager torna più volte sul concetto di manipolazione: "La gente è mediamente credulona, è là fuori c'è sempre qualcuno che ha interesse a disseminare notizie false, o creare bisogni che non ci sono. I siti delle case farmaceutiche ci dicono continuamente che dobbiamo prendere sempre più medicine, anche quando non è vero. Dovete imparare, da consumatori intelligenti, a capire cosa è davvero necessario. Lo stesso vale per le notizie. E' bastato un finto tweet su Obama ferito da un'arma da fuoco, che la borsa ha perso cento miliardi in dieci secondi."

Schmidt era reduce dalla giornata del "Google Big Tent", una conferenza organizzata dall'azienda americana e - in Italia - dalle camere di commercio, per parlare di investimenti e tecnologia. Molti si aspettavano un annuncio da lancio d'agenzia, qualche grosso progetto tecnologico, ma il capo ha raffreddato le fregole: "Investiremo in Italia, ma solo quando avrà la banda larga" (stiamo freschi).

Sulla scia dei temi del "Big Tent", Carelli gli ha quindi domandato cosa può fare l'Italia per affrontare la crisi e la disoccupazione giovanile arrivata al 40%.
"La vostra situazione è seria, e ci vorrà del tempo prima di uscirne. Quello che posso dirvi sono i risultati delle nostre ricerche: per crescere bisogna puntare sulle start-up dei giovani, le uniche che creano nuovi posti di lavoro, visto che le grandi e medie aziende non assumono più. Ma i ragazzi devono avere spirito imprenditoriale, conoscere la tecnologia, e soprattutto devono studiare programmazione informatica, logica, e teorie di business. Per applicarle alle aree in cui gli italiani sono più forti: cultura, arte, stile, design".

"Il fatto più importante di questa fase storica è che nei prossimi cinque anni ci saranno tra i due e i tre miliardi di persone che avranno per la prima volta accesso a internet", dice Schmidt concludendo l'intervista.

"Con la diffusione di tablet e smartphone, un numero enorme di persone povere, con uno scarso livello di educazione e alfabetizzazione, che abita in paesi prevalentemente non democratici, accederà alle stesse informazioni che abbiamo noi. E' qualcosa di epocale e inedito, che spaventa molti governi. Questi proveranno, ed è già successo, a censurare e bloccare siti come Google e Youtube. Ma i loro cittadini, grazie alla tecnologia, potranno chiedere e ottenere più trasparenza e libertà".

Undici studenti prendono poi la parola per fare domande. Ottimo inglese, preparati, alcuni scelti dai professori, altri volontari e improvvisati (c'è anche chi cerca di barattare un intervento con un buon voto in pagella, inutilmente). Tra loro, due italianissimi studenti di origine araba, dai licei di Legnano e Verona. Nord, sud e centro, ognuno chiede di un tema diverso, dal pericolo di scrivere messaggi mentre si guida a Calico, la nuova utopia di Google che punta a rendere l'uomo immortale, o almeno a rallentarne l'invecchiamento.

Domande scomode non sono mancate, e a queste Schmidt ha risposto con sorriso sulle labbra e frasi da avvocato civilista americano (in Italia diremmo ‘democristiane'). "Prendiamo la privacy molto seriamente. Ci assicuriamo che i nostri utenti possano sempre scegliere quali dati condividere".

Parlando di Snowden, ha voluto ricordare - riallacciandosi al tema della manipolazione delle informazioni - che quanto scritto dal "Guardian" sull'accesso diretto ai server di Google da parte della National Security Agency "era semplicemente falso. Il governo americano, se vuole i dati di singoli individui custoditi nei nostri server, deve fare richiesta attraverso una corte speciale (la "FISA court"). Non posso rivelare esattamente quante richieste riceviamo, ma vi assicuro che sono meno di quanto crediate".

Una risposta non esattamente rincuorante, visto che la FISA court è segreta e senza contraddittorio, e che la NSA, per ammissione del capo dei servizi segreti inglesi, condivide le informazioni che raccoglie in America con l'intelligence di mezzo mondo

A chi pensa che il futuro di Google siano gli occhiali Glass, gli smart-watch, e simili aggeggi, Schmidt fa capire che sì, questi gingilli sono divertenti (soprattutto per Larry Page, aggiungiamo noi), ma Google resta pur sempre un motore di ricerca, e si sta concentrando sull'intelligenza artificiale. "Vogliamo essere in grado di anticipare le vostre richieste, offrirvi suggerimenti mirati prima ancora di digitare una parola". Traduzione: conoscere i nostri gusti e le nostre abitudini per offrirli agli inserzionisti, che da sempre è il vero business di Mountain View.

Sulla moneta virtuale Bitcoin, Schmidt è entusiasta dal punto di vista tecnico, perché "hanno creato un sistema sofisticato e davvero notevole", e scettico dal punto di vista pratico. "Chi cerca una moneta anonima e non tracciabile, nella stragrande maggioranza dei casi la vuole usare per fini illeciti. Per questo rischia di essere proibita da molti governi".

Il manager ammette che il dibattito sul "diritto all'oblio" è ancora aperto: "Se qualcuno viene arrestato a 18 anni, è giusto che la notizia resti in rete per sempre? O si deve riconoscere che da giovani si commettono errori, e non è giusto che ci perseguitino anche nell'età adulta? E se qualcuno viene arrestato per sbaglio? E' un tema complesso, che si incrocia con la libertà di espressione garantita dal Primo Emendamento".

Google riceve migliaia di richieste al giorno di persone che vorrebbero far sparire notizie compromettenti - sia vere che false - dall'indicizzazione del motore di ricerca. Ma continua a non prendere una posizione definitiva, anche nella convinzione che la rete si "autocorregga": per ogni falsa informazione, ci sarà chi riuscirà a smentirla.

L'ultima domanda è forse la più spinosa. Un ragazzo domanda a Schmidt di una class action che vede Google accusata di "leggere" (fare uno scanning per fini pubblicitari) il contenuto non solo di tutte le email scambiate tra gli account del suo servizio di posta elettronica Gmail (questo si sapeva), ma anche delle email che partono da altri provider, come Yahoo e Microsoft, senza che i loro utenti abbiano mai acconsentito a questa forma di "processing".

Un paio di settimane fa, la giudice Lucy Koh - la stessa che ha deciso la lite tra Apple e Samsung sui brevetti - ha dichiarato ammissibile la class action. Si tratta di un caso che ha dato non pochi grattacapi a Mountain View, e continuerà a darne per i prossimi mesi.

Il liceale ha però fatto un po' di confusione con l'inglese, e quella volpe di Schmidt ha colto al volo l'occasione per svicolare: "Non ho capito bene la domanda, mi stai chiedendo delle intrusioni nelle caselle Gmail? C'è stato un episodio di hacker cinesi, che abbiamo risolto. Ripeto, solo se il governo ce lo chiede siamo costretti a fornire i dati degli utenti".

Il tempo a quel punto era finito, e il grande capo ha salutato così gli studenti, sinceramente impressionato dalla loro competenza e dal livello delle domande: "Ragazzi, se voi siete la futura classe dirigente di questo Paese, prendete il potere ‘sooner than later', il prima possibile".

 

Suora tecnologica Schmidt e Carelli Palco Maria Latella John R Phillips con la moglie Linda Douglass John R Phillips ambasciatore USA in Italia John R Phillips ambasciatore USA in Italia John R Phillips ambasciatore USA in Italia Heinz Beck Giovani per Schmidt Giovani per Schmidt Giovani per Schmidt Eric Schmidt Eric Schmidt Eric Schmidt Eric Schmidt andrea ceccherini eric schmidt Ceccherini Schmidt e Carelli eric schmidt a roma eric schmidt andrea ceccherini emilio carelli

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