lovaglio milleri caltagirone giorgetti mediobanca

E LO CHIAMANO LIBERO MERCATO – I PM HANNO  MOLTI “INDIZI” DEL “CONCERTO” TRA LOVAGLIO (MPS), CALTAGIRONE E MILLERI, PER CONQUISTARE MEDIOBANCA CON L’APPOGGIO DEL GOVERNO – UN ESEMPIO? IL 22 AGOSTO L’OFFERTA DI MEDIOBANCA SU BANCA GENERALI VIENE RESPINTA IN ASSEMBLEA CON IL VOTO CONTRARIO DI CALTAGIRONE E DI ALCUNI SOCI ASTENUTI, COME DELFIN. PER LA PROCURA, L’ASTENSIONE È “POCO PIÙ DI UN ESPEDIENTE PER MASCHERARE IL CONCERTO”. IL MEF AVEVA GIÀ “DISAPPROVATO” LA MOSSA DI MEDIOBANCA, COME RIPORTA UNA CONVERSAZIONE TRA STEFANO DI STEFANO, DG PARTECIPAZIONI E CONSIGLIERE MPS, E ALESSANDRO TONETTI, VICE DG DI CDP. A DOMANDA SE LA CASSA ABBIA IN ESSERE CONTRATTI CON MEDIOBANCA, DI STEFANO COMMENTA: “DOBBIAMO TENERNE CONTO PERCHÉ È UN APPROCCIO MOLTO ANTIGOVERNATIVO”

Estratto dell’articolo di Fabrizio Massaro per “Milano Finanza”

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

Presunti patti occulti, acquisti concertati e passaggi assembleari da sminare: c’è la riscrittura di un anno di scalate bancarie nelle prime carte dell’inchiesta della procura di Milano che indaga Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio per le ipotesi di manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza di Consob, Bce e Ivass.

 

Cuore dell’inchiesta sono le operazioni che hanno fatto entrare l’ingegnere romano e il presidente di Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio) e ceo di EssilorLuxottica nel novembre 2024 nel capitale della banca senese e poi portato quest’ultima a lanciarsi con un’ops alla conquista di Mediobanca. Tutti e tre gli indagati, come era scontato, hanno rivendicato la totale correttezza dei loro comportamenti.

 

luigi lovaglio

Nel decreto di perquisizione i pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi coordinati dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano, […] svelano molti retroscena […].

 

[…]   Il 13 novembre 2024 inizia «la fase terminale del progetto»: è il giorno della privatizzazione del 15% di Mps da parte del Tesoro. Caltagirone e Delfin prendono il 3,5% a testa pagando le azioni non a sconto, come di solito avviene in operazioni di questo tipo, ma a premio del 6,96%. A comprare il pacchetto furono anche Banco Bpm (5%) e Anima (3%).

 

francesco gaetano caltagirone - giorgia meloni

La cessione avvenne con quello che in gergo si chiama «accelerated book building» (Abb). Ma quella su Mps appare alla magistratura essere una procedura di vendita «organizzata in modo da apparire come una gara competitiva e trasparente, viceversa caratterizzata da opacità e anomalie e comunque costruita in modo tale che risultassero acquirenti» appunto Caltagirone e Delfin, è scritto nel decreto di perquisizione.

 

[…] A rivelare alcuni retroscena è lo stesso Caltagirone. Sentito dalla Consob, ha dichiarato di essere stato interpellato nell’ottobre 2024 dal Mef, che era interessato a creare un nucleo di investitori italiani per Montepaschi, dando la sua disponibilità a partecipare alla cordata.

 

GIANCARLO GIORGETTI E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE (FOTOMONTAGGIO)

Dal Mef gli sarebbe stata data - parole di Caltagirone - «sommaria informazione degli altri soggetti che sarebbero stati invitati alla procedura di Abb» curata da Banca Akros, del gruppo Banco Bpm (mentre i precedenti collocamenti erano stati affidati a Bofa, Ubs, Jefferies, Mediobanca).

 

I nomi che il Mef gli avrebbe fatto? Bpm, Anima e Delfin. Ma con l’authority presieduta da Paolo Savona, l’ingegnere romano è stato categorico: «Con i soci rilevanti o con la banca non vi sono stati né vi sono accordi o patti di alcun genere».

 

Francesco Soro

Anche Romolo Bardin, ceo di Delfin e braccio destro di Milleri, ha sostenuto alla Consob di contatti di Milleri con Caltagirone ed altri esponenti istituzionali sul collocamento. «In tali circostanze - ricostruiscono i pm - Milleri aveva raccolto l’interesse del Mef per la creazione di un nucleo di investitori italiani».

 

Ma il Mef ha negato queste ricostruzioni. In una lettera del 29 luglio alla Consob, il direttore generale Francesco Soro ha sostenuto che «non vi è stata alcuna interlocuzione, contatto o scambio tra i competenti uffici del Mef e gli azionisti» che hanno comprato le azioni in Abb, «e/o con altri potenziali investitori».

 

andrea orcel commissione banche foto lapresse

[…]  A far crescere le «perplessità» dei pm sulla correttezza dell’Abb è stato anche l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, sentito il 9 aprile. La sua banca avrebbe voluto partecipare alla gara perché «si stava profilando, per quanto a nostra conoscenza, la possibilità di un’operazione strategica tra Bpm e Mps che avrebbe mutato il panorama del settore» (tanto è vero che Orcel lancerà poco dopo un’offerta pubblica proprio su Banco Bpm).

 

Così incarica di partecipare all’Abb il top manager Giacomo Marino che si presenta alla gara attraverso l’intermediario Jefferies, per non far sapere ad Akros il nome del vero acquirente. «Ma poco dopo Marco Staccoli (di Jefferies, ndr) - ha ricostruito lo stesso Marino ai pm - «mi contattò per comunicarmi che Banca Akros gli aveva riferito che il book era stato già chiuso e che l’operazione era stata già conclusa». In pochi minuti, per di più dopo aver alzato dal 7% al 15% il quantitativo di Mps offerto.

 

banca akros

Il Mef pare aver scelto Akros perché avrebbe chiesto le fees più basse; ma secondo quanto ricostruito dalla Gdf, questo è verificato solo in una fase di rilancio, alla quale però venne invitata solo la controllata di Banco Bpm e non anche le altre banche che si erano candidate per l’incarico.

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Scrivono i pm: «Non è spiegabile, se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione» l’incarico dell’Abb alla sola Akros, che per di più, durante lo svolgimento del collocamento, non avrebbe dato informazione al mercato sull’orientamento del prezzo delle offerte e avrebbe «precluso la partecipazione» di altri investitori come BlackRock o i fondi Millennium, Norges e Pt2. Insomma, secondo i pm, la procedura «non è stata competitiva». Se si fosse trattato di una gara pubblica, «certamente» si sarebbe configurato il reato di turbativa d’asta.

 

E sarebbe «ingenuo» ritenere una coincidenza che Caltagirone e Delfin abbiano acquistato la stessa quota di azioni, il 3,5%, per di più offrendo un identico premio del 6,96%.

 

ALBERTO NAGEL

[…]  L’effetto dell’arrivo di Caltagirone e Delfin nel capitale di Mps risultò evidente con l’ingresso di nuovi cinque consiglieri, tra i quali il figlio dell’ingegnere, Alessandro, nel board della banca senese al posto di altrettanti consiglieri dimissionari. Tre di questi, Annapaola Negri-Clementi, Paolo Fabris De Fabris e Lucia Foti Belligambi, hanno dichiarato alla Consob che le loro dimissioni «sono state richieste o imposte dal Mef o in un caso dal deputato della Lega Bagnai che aveva detto di esprimersi per conto del Mef», è scritto nel decreto.

 

francesco gaetano caltagirone

Circostanza negata da Soro alla Consob: «Non vi è stata alcuna interlocuzione tra i Mef e i detti consiglieri dimissionari» per spingerli a lasciare il board. «Il vero ingegnere è stato lei»

 

Il 17 aprile i soci Mps votano in assemblea l’aumento di capitale al servizio dell’ops su Mediobanca. La maggioranza non era scontata. L’indomani la Gdf intercetta Lovaglio al telefono con Caltagirone: «Le faccio i complimenti perché è stato molto bravo», dice l’ingegnere al banchiere. «Il vero ingegnere è stato lei, io ho solo eseguito l’incarico… comunque godiamoci questa cosa, è stata… ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l’idea, esatto». «Perfetto, bene. È andata come doveva, grazie». «Come meritavamo», chiosa Lovaglio.

 

Nagel non sta a guardare e il 28 aprile reagisce con una mossa difensiva: un’offerta su Banca Generali, da pagare anche con le azioni di Assicurazioni Generali. Ma il 22 agosto l’operazione viene respinta in assemblea con il voto contrario di Caltagirone e di alcuni soci astenuti, come Delfin e le casse Enasarco, Enpam e Cassa Forense.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

Per i pm, l’astensione della holding guidata da Milleri è stata «poco più di un espediente per mascherare il concerto». E per di più, per i pm, anche il Mef - sottolineano i pm - aveva «disapprovato» la mossa di Mediobanca.

 

Lo si evince da una conversazione intercettata in cui il 17 giugno Stefano Di Stefano, dg Partecipazioni e consigliere Mps, chiede ad Alessandro Tonetti, vice dg di Cdp, se la Cassa abbia in essere contratti con Mediobanca, come advisor o come finanziamenti. Di Stefano commenta la linea di Mediobanca: «Dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo».

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