giorgia meloni domani

C'È ANCORA UN “DOMANI” PER LA DEMOCRAZIA IN ITALIA? – LA CHIAMATA ALLE URNE DI EMILIANO FITTIPALDI: “IL VOTO STAVOLTA NON EQUIVALE SOLTANTO A ESERCITARE UN DIRITTO-DOVERE. GLI ELETTORI SI ASSUMERANNO UNA RESPONSABILITÀ DIRETTA VERSO IL FUTURO DELL’EQUILIBRIO COSTITUZIONALE DELLA NOSTRA REPUBBLICA” – “CHI VOTA SÌ, ANCHE SE IN BUONA FEDE, SOTTOLINEA CHE NELL’URNA BISOGNA RESTARE NEL MERITO TECNICO DELLA RIFORMA. MA SAREBBE UN ERRORE GRAVE NON VALUTARE IL CONTESTO POLITICO CHE VIVIAMO. DA ANNI LA DESTRA DI GOVERNO MOSTRA INSOFFERENZA VERSO OGNI CONTROLLO: DAI GIUDICI INTIMORITI QUANDO EMETTONO DECISIONI SGRADITE, ALLE AUTORITÀ INDIPENDENTI QUANDO ESERCITANO LE LORO PREROGATIVE, FINO AL GIORNALISMO CHE OSA INDAGARE E CRITICARE, MINACCIATO CON QUERELE E RISARCIMENTI DANNI. IL VOTO ASSUME UN SIGNIFICATO PIÙ LARGO: RIGUARDA L’IDEA STESSA DI DEMOCRAZIA CHE SI INTENDE FAR PREVALERE...

meloni nordio

Emiliano Fittipaldi per “Domani”

 

Andare alle urne, domenica e lunedì, stavolta non equivale soltanto a esercitare un diritto-dovere.

 

Gli elettori in questa tornata referendaria si assumeranno una responsabilità diretta verso il futuro dell’equilibrio costituzionale della nostra Repubblica, probabilmente in uno dei punti più delicati della nostra Carta: quello in cui i poteri incontrano i loro limiti.

 

Quando ai cittadini si chiede di pronunciarsi sul rapporto tra politica e magistratura non si è mai nel territorio neutro delle riforme tecniche. Si decide, piuttosto, se i contrappesi disegnati dai costituenti debbano restare un presidio di libertà per tutti, oppure diventare un impaccio da ridimensionare, per il vantaggio di pochi.

 

LA MANINA DI GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY MANNELLI - IL FATTO QUOTIDIANO

Votare No alla riforma del governo delle destre non coincide con una difesa rituale dell’esistente, né con la retorica (chissà perché tanto vituperata da qualche esponente della destra) della costituzione antifascista da preservare a ogni costo.

 

Ma significa provare a tutelare un principio: l’autonomia della giurisdizione non appartiene solo ai magistrati, appartiene ai cittadini. E dunque sono loro a doversi mobilitare, per difendere i loro stessi interessi.

 

«Bisogna sempre dire ciò che si vede», suggerisce il poeta francese Charles Péguy. E ciò che è davanti ai nostri occhi è una riforma che non cura nessuno dei mali atavici che affliggono la giustizia italiana.

 

Non accorcia i processi, non colma la voragine degli organici tra i giudici, non rafforza il personale amministrativo del ministero di via Arenula (mancano circa 10mila addetti sui 40mila previsti), non scioglie nessuno dei nodi che rendono estenuante il cammino di chi (cittadini, imprese, colpevoli o innocenti) avrebbe diritto a ottenere una sentenza in tempi ragionevoli, come avviene nei paesi civili.

 

L’indipendenza dei magistrati

GIUSY BARTOLOZZI E ANDREA DELMASTRO A CENA A BISTECCHERIE D ITALIA - FOTO DEL FATTO QUOTIDIANO

La premier Giorgia Meloni, che insieme a Carlo Nordio e all’amico dei mafiosi Andrea Delmastro ha scritto il testo della legge, ha scelto invece di intervenire direttamente sulla Costituzione.

 

Imponendo al parlamento un testo blindato che promette di separare le carriere (opzione del tutto inutile, dal momento che vige già da anni una ferrea separazione delle funzioni) ma che in realtà ha un unico, reale obiettivo: dividere e indebolire la magistratura, punendola e umiliandola, in modo da limitare la sua autonomia e rafforzare, di converso, il potere dell'esecutivo. Che è da sempre il core business della destra post-fascista.

 

voto referendum costituzionale sulla giustizia foto lapresse

L’indipendenza della magistratura non è però un privilegio corporativo da tollerare con fastidio, ma una barriera contro l’occupazione della giustizia da parte di qualsiasi governo («potrebbe essere utile anche a voi», confessò Nordio rivolgendosi a Elly Schlein).

 

Dopo il Ventennio, i costituenti vollero sottrarre giudici e pubblici ministeri al controllo della politica perché avevano compreso una verità elementare: senza un potere capace di giudicare scevro dal timore di essere colpito dalle altre autorità che l’esprit di Montesquieu vorrebbe in equilibrio per evitare tirannie, ogni libertà diventa più fragile.

 

La separazione delle carriere, accompagnata dalla duplicazione del Csm e dalla nuova Alta Corte disciplinare, non introduce infatti solo un diverso assetto organizzativo.

 

DILLE DI NO - PRIMA PAGINA DI DOMANI .- 22 MARZO 2026

Spezza il comune orizzonte ordinamentale tra giudicante e requirente, isolando il pubblico ministero e separandolo dalla cultura della giurisdizione e lo espone, in prospettiva, a una futura ridefinizione del suo statuto: Antonio Tajani ha già ipotizzato come il controllo della polizia giudiziaria andrebbe il prima possibile sottratto ai pm e consegnato all’esecutivo.

 

Idee identiche a quelle di Licio Gelli. Le riforme costituzionali contano non solo per ciò che dispongono, ma per ciò che rendono possibile: il cantiere della giustizia, vincesse il Sì, resterebbe ahinoi aperto a lungo.

 

Il contesto politico

Anche il sorteggio, esibito come rimedio contro l’eccesso (reale) di potere delle correnti, rivela l’artificio dell’intera operazione. Per i membri laici il sorteggio resta infatti temperato, preceduto da una selezione politica; per i magistrati viene immaginato in forma secca, affidato dunque alla dispersione individuale.

 

MEME SUL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

Ma anche se il parlamento sceglierà un terzo dei membri, una minoranza compatta e organizzata sarà sempre più influente di una maggioranza ridotta a costellazione di monadi.

 

Che, tra l’altro, perderanno lo status che ha ontologicamente ogni eletto, che deriva dal fatto di rappresentare non solo sé stessi, ma l’intera comunità che lo ha votato.

 

Ora chi vota Sì, anche se in buona fede, sottolinea che nell’urna bisogna restare nel merito tecnico della riforma. Ma sarebbe un errore grave non valutare il contesto politico che viviamo.

 

Da anni la destra di governo mostra insofferenza verso ogni controllo: dai giudici intimoriti quando emettono decisioni sgradite su sicurezza e migranti, alle autorità indipendenti quando esercitano le loro prerogative (vedi la riforma della Corte dei conti che liberalizza di fatto il danno erariale) fino al giornalismo che osa indagare e criticare, minacciato con querele e risarcimenti danni. Il voto assume un significato più largo: riguarda l’idea stessa di democrazia che si intende far prevalere. Noi, a Domani, non abbiamo dubbi su da che parte stare.

REFERENDUM - RIFORMA DELLA GIUSTIZIAMEME SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIAgiorgia meloni al comizio per il si al referendum sulla giustizia teatro parenti di milano foto lapresse 4GIORGIA MELONI SELFIE AL TEATRO PARENTI - COMIZIO PER IL SI AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA giorgia meloni al comizio per il si al referendum sulla giustizia teatro parenti di milano foto lapresse 6manifesto con Giorgia Meloni e Carlo Nordio bruciato alla manifestazione per il no al referendum a romamanifesto con Giorgia Meloni e Carlo Nordio bruciato alla manifestazione per il no al referendum a roma

PRIMA PAGINA DEL FATTO QUOTIDIANO - DOMENICA 22 MARZO 2026

GIORGIA MELONI E IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - VIGNETTA BY NATANGELO PER IL FATTO QUOTIDIANO

IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - VIGNETTA BY NATANGELO - IL FATTO QUOTIDIANO

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…