IL CINEMA DEI GIUSTI - A 40 ANNI DALLA MORTE DI ORSON WELLES, A BEN 70 DAL PRIMO CIAK DEL SUO “DON CHISCIOTTE”, I FAN DI TUTTO IL MONDO POSSONO ESULTARE - PERCHÉ BEN TRE CINETECHE EUROPEE HANNO UNITO LE LORO FORZE E I LORO MATERIALI PER DARE IL VIA AL PROGETTO DI RECUPERO DEL FILM PIÙ AMATO E SOFFERTO, E MAI FINITO, DI WELLES, CHE LUI STESSO CHIAMAVA “IL MIO BAMBINO” E CHE DAL 1957 AI PRIMI ANNI ’80 HA MONTATO, SMONTATO, RIMONTATO, COME FOSSE UN PUZZLE IRREALIZZABILE... - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
orson welles durante le riprese di don chisciotte
Finalmente ci siamo. A quarant’anni dalla morte del suo autore, Orson Welles, a ben settanta dal primo ciak del film, i fan di tutto il mondo possono esultare.
Perché ben tre cineteche euopee, la Filmoteca Espanola, la Cinematheque Francaise, la nostra Cineteca Nazionale e il FilmMuseum Múnich, hanno unito le loro forze e i loro materiali per dare il via al progetto di recupero del film più amato e sofferto, e mai finito, di Welles, il “Don Chisciotte”, che lui stesso chiamava “il mio bambino” e che dal 1957 ai primi anni ’80 ha montato, smontato, rimontato, come fosse un puzzle irrealizzabile.
Esteve Rimbau, storico del cinema, autore e regista, esperto del cinema di Welles, supervisionerà così la ricostruzione del Don Chisciotte con materiali provenienti da archivi delle quattro cineteche. Oja Kodar ha dato la sua benedizione e gran parte del materiale mancante. Si partirà ovviamente dalla sceneggiatura originale.
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Ma la lavorazione del film, come tutti gli studiosi sanno, fu lunga e complessa. Welles la iniziò in Messico nel 1957, subito dopo aver terminato le riprese di “L’infernale Quinlan”, con l’esule spagnolo Francisco Reiguera come Don Chisciotte, Akim Tamiroff in quello di Sancho Panza e Patty McCormack come Dulcinea.
Neanche un anno dopo, Orson Welles andò a Roma, girò con gli stessi attori e iniziò a montarlo con il materiale che aveva girato in Messico e quello italiano. Nel 1961 ne girò un’altra parte, assieme al documentario pensato per la Rai “Viaggio nella terra di Don Chisciotte”. Quando tornò a Roma, per girare “Il processo” e durante la lavorazione in Spagna di “Falstaff”, girò e aggiunse nuove scene.
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Nel 1966 preferì togliere le scene con Patty McCormack e lavorò di nuovo alla sceneggiatura. Non lo fermò nemmeno la morte dei due protagonisti nei primi anni ’70. Ci lavorò a più riprese fino al 1982. Jesús Franco, che fu regista della seconda unità anche per “Falstaff”, aveva girato un centinaio di inquadrature per Welles, ne fece una versione nel 1992 con materiali della Filmoteca Española e scene del documentario girato per la Rai.
Ma non riuscì a inserire nel film i materiali che stava montando a Roma lo stesso Welles con Mauro Bonanni. 50 mila metri di pellicola che Oja Kodar ritrovò nel 2017 e che la Cineteca Nazionale ha fatto digitalizzare. 80 minuti di pellicola in 35 mm vennero aggiunti dalla Cinémathèque Française, che li mostrò già nel 2025.
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Altri 50 mila metri in 16 mm e 35 mm vennero acquistati dalla Filmoteca Española. A questo punto Esteve Rimbau ha in suo possesso tutto il materiale riguardante il film girato da Welles e in parte montato. Aspettiamo con pazienza…
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