donnarumma salvini fazzolari meloni

CIUFF CIUFF! SALVINI È FINITO SUL BINARIO MORTO E SPERA DI RICONQUISTARE CONSENSI CAMBIANDO IL “CAPOTRENO” – LE DIMISSIONI IMPOSTE ALL’AD DI FS DONNARUMMA MOSTRANO LA DEBOLEZZA DEL LEADER LEGHISTA, CHE SI ERA STUFATO DI DOVER RISPONDERE POLITICAMENTE DELL’INSODDISFAZIONE DEI VIAGGIATORI PER I RITARDI DEI TRENI – MARCELLO SORGI: “DONNARUMMA NEGLI ULTIMI TEMPI ERA PIÙ VICINO, FORSE TROPPO, A FDI E A PALAZZO CHIGI, E IN CERCA DI COPERTURE PRESSO IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI, CHE INVECE NON LO AMAVA PARTICOLARMENTE. QUANDO SALVINI HA DETTO A MELONI CHE OGNI TANTO, SPECIE IN QUEST’ULTIMO PERIODO DI NON PARTICOLARE SPLENDORE PER LA LEGA, ANCHE LUI HA DIRITTO DI INTESTARSI UNA DECISIONE, LA PREMIER HA ALLARGATO LE BRACCIA E HA CAPITO CHE DOVEVA ACCONTENTARLO...”

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

Stefano Antonio Donnarumma e Matteo Salvini

Solo qualche mese fa, era il 5 marzo, Stefano Antonio Donnarumma, defenestrato giovedì da amministratore delegato e direttore generale delle Ferrovie dello Stato, aveva tenuto la “lectio magistralis” di inaugurazione dell’anno accademico della prestigiosa Scuola di politica “Vivere nella comunità”, fondata dallo scomparso economista Pellegrino Capaldo con l’obiettivo di selezionare e formare giovani destinati alle classi dirigenti del futuro.

 

stefano donnarumma - piano industriale fs - foto lapresse

Davanti a un pubblico qualificato di accademici, banchieri, manager pubblici e privati, Donnarumma aveva raccontato di aver cominciato la propria carriera nel settore ferroviario, quasi fosse un predestinato, e averla poi allargata a varie importanti esperienze, prima di tornare a occuparsi di treni, sempre all’insegna di tre virtù che consigliava di onorare a tutti quelli che ambissero a carriere di successo: «Humanitas, honestas, humilitas».

 

[…]  uno sguardo eloquente, che parve a tutti i presenti quello proprio di un uomo che siede su una delle poltrone più importanti dell’organigramma di Stato e si sente al sicuro. Anche per questo Donnarumma non fece alcun cenno a quell’altro aspetto della vita infernale di persone come lui, il cui futuro non dipende, o non dipende soltanto dalla propria competenza, ma dalla ragnatela di rapporti politici che è riuscito a costruire e dalla sua capacità di coltivarli.

 

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

Sapendo che possono variare in ogni momento, suscitare gelosie, ripensamenti, fino a condanne irrevocabili, come appunto quella che ha portato alla sua caduta. La fine del predestinato - per Donnarumma come per altri - è preceduta di solito da voci sempre più insistenti, uguali ma opposte a quelle che avevano accompagnato la nomina: «Non è più lui». «Non si rende conto». «Non ce la fa più».

 

Poi a un certo punto la ghigliottina cala, com’è stato giovedì. Stavolta s’è voluta costruire una messinscena, per tratteggiare piena unità d’intenti tra il ministro dei Trasporti e l’a.d. anche nel momento della sostituzione. Una passeggiata fatale - e pubblica - dei due, dalla sede del ministero a quella delle Fs. Subito dopo, per Donnarumma è arrivato il momento delle dimissioni e per Salvini quello della “svolta”.

 

Stefano Antonio Donnarumma e Matteo Salvini

«I manicomi sono pieni di gente che si crede Napoleone o vuole risanare le Ferrovie»: è una delle più riuscite battute di Andreotti. Il divo Giulio, si sa, fondava la sua popolarità su una rinomata saggezza popolare, legata a un’esperienza irraggiungibile. Di sicuro era un problema che invocava risposte che i treni, appesantiti da diversi progetti basati sui fondi del Pnrr, avessero cominciato ad accumulare ritardi crescenti, continui e insopportabili per i passeggeri […] e che ciò accadesse a causa del numero enorme di cantieri sulla rete ferroviaria.

 

stefano donnarumma - piano industriale fs - foto lapresse

Altra certezza era che una volta avviati i lavori e non potendoli fermare per non perdere i fondi, non esistesse alcuna possibilità di normalizzare in breve tempo la situazione.

 

A questo punto serviva un capro espiatorio: Donnarumma lo aveva compreso, così come aveva capito che Salvini si era stufato di dover rispondere politicamente dell’insoddisfazione dei pendolari che prendono il treno tutti i giorni per lavoro o degli italiani che hanno programmato spostamenti in periodo di vacanze.

 

MATTEO SALVINI IN TRENO

Sentendosi già vittima designata, l’amministratore delegato s’era convinto di poter rimediare ai guai dell’oggi con un progetto di potenziamento per il domani, realizzato grazie anche a investimenti privati. Il piano non convinceva né Salvini né Giorgetti. Donnarumma ha insistito, non rendendosi conto che così aveva praticamente messo la testa sul tavolo.

 

Decisa l’esecuzione, firmata e controfirmata dal vicepremier e dal ministro dell’Economia, si trattava di concordare con Meloni il licenziamento, da parte del vertice del Carroccio, di un manager negli ultimi tempi più vicino, forse troppo da un certo punto di vista, a FdI e a Palazzo Chigi, e in cerca di coperture presso il sottosegretario Fazzolari, che invece non lo amava particolarmente.

 

giovanbattista fazzolari giancarlo giorgetti

Apparentemente un groviglio complicato, non facile da sciogliere. Ma quando Salvini ha detto a Meloni che ogni tanto, specie in quest’ultimo periodo di non particolare splendore per la Lega, anche lui ha diritto di intestarsi una decisione, la premier ha allargato le braccia e ha capito che doveva accontentarlo.

 

Così è nata l’idea della passeggiata all’aperto di Salvini e Donnarumma, come se fossero diventati amici due che non lo sono mai stati. L’a.d. delle Ferrovie, negli ultimi minuti prima di diventare ex, avrà dovuto far ricorso alle virtù a cui ha conformato la sua esistenza, non si sa quale delle tre.

 

LO CHIAMAVANO TRENITA - MEME SU MATTEO SALVINI E I TRENI

L’“honestas” non è in discussione. L’“humanitas” in questo caso rimane presunta. L’“humilitas” è evidente, o almeno ostentata. Adesso, per qualche giorno, si discuterà se, essendosi scrollato di dosso la colpa dei ritardi ferroviari, Salvini sia uscito più o meno forte da questa storia. Sono interrogativi di rito. I treni, com’è chiaro, in tutta questa storia c’entrano fino a un certo punto.

stefano donnarumma al forum di cernobbio

 

 

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO