amanda knox netflix

IL MOSCIO DOCUMENTARIO ''AMANDA KNOX'' DI NETFLIX NON SCIOGLIE NESSUN DUBBIO, MA ALMENO SERVE AL ''FOGLIO'' PER RICORDARE IL CIRCO DI MAGISTRATI E GIORNALISTI CHE DIPINSERO L'AMERICANA COME UNA MANGIAUOMINI E SOLLECITO COME UN POVERO PLAGIATO - MA SERVE ANCHE A RICORDARE CHI CONIÒ IL SOPRANNOME 'FOXY KNOXY', AMANDA LA VOLPINA (IN SENSO EROTICO): LEI STESSA, SU MYSPACE...

 

Salvatore Merlo per ''il Foglio''

 

E il reciproco amore tra i giornalisti e i magistrati diventa un labirinto senza uscita, una via senza meta, il solito di quasi tutte le tresche clandestine e adultere, che hanno il nulla come ultimo scopo: abissi senza sfogo.

AMANDA KNOX 9AMANDA KNOX 9

 

"La gente adora i mostri. Quando ne ha la possibilità, vuole vederli", dice a un certo punto Amanda Knox, imperscrutabile e inintelligibile, vittima o carnefice, in questo documentario kolossal americano in onda su Netflix, questo romanzo sospeso tra Kafka e Dostoevskij, girato con una sapienza narrativa tanto prodigiosa quanto elusiva, un racconto in cui tutto, dai protagonisti ai comprimari, sembra giocare per rendere ogni parola, e persino la verità giudiziaria, ammesso che esista, ancora meglio revocabile, ritrattabile, smentibile, a suscitare dunque altri ingarbugliamenti, più fiere sospettosità, vaste nubi di nuovo gas che quasi offuscano lei, Amanda, lei che dà il titolo a questo film stilisticamente perfetto dei registi Brian McGinn e Rod Blackhurst, girato lungo cinque anni di lavoro, e che alla fine ha in realtà per protagonisti la giustizia italiana, machiavellica e grossolana, e un giornalismo corrivo alle più ardue dissennatezze della morbosità, pronto a maneggiare il fango e la monnezza proveniente dai corridoi delle procure, a distribuirli a piene mani sulle colonne dei quotidiani.

AMANDA KNOX 5AMANDA KNOX 5

 

Magistrati e giornalisti, dunque, selvaggiamente avvinghiati come figure del valzer, il pubblico ministero di Perugia Giuliano Mignini - la probità affettata, le preghiere inginocchiato in chiesa, le citazioni evangeliche, l' accademismo letterario, e una vena di narcisistico bigottismo - inscalfibile nel perseguire sin dai primi giorni successivi all' omicidio di Meredith Kercher, la tesi dell' assassina sessuomane, a suggerirla ai media, sempre col gelato sorriso di chi ha dalla sua parte una logica inoppugnabile, se non addirittura la verità.

 

AMANDA KNOX NETFLIXAMANDA KNOX NETFLIX

E poi il cronista del Daily Mail, Nick Pisa, capelli al gel, cravattone, abito blu iridato, cui non interessa la complessità, ma il gioco a spese della complessità: si abbeverava di dettagli morbosetti, e talvolta persino fasulli, provenienti dagli ambienti giudiziari, tutto quel genere di informazioni pseudo erotiche, utili a rafforzare la tesi dell' accusa, che in quei mesi crescevano, s' ingigantivano, scavalcavano il senso delle proporzioni: "Certo, diverse notizie non si sono rivelate vere", confessa a un certo punto, "ma siamo giornalisti e riportiamo quel che ci viene detto. Se avessi perso tempo a verificare avrei dato un vantaggio alla concorrenza".

 

knox sollecito  e63a23e918knox sollecito e63a23e918

Ecco dunque i due "anti eroi" di questo film, secondo un classico schema da sceneggiatura cinematografica, ecco Pisa e Mignini, il cronista britannico e il magistrato italiano, che raccontando l' omicidio e le sue implicazioni, e raccontando diffusamente anche se stessi ("il mio modello è Sherlock Holmes", si abbandona a dire a un certo punto il pm mentre tiene in bocca una pipa spenta), fanno pian piano emergere uno strapotente cortocircuito, quell' imprendibile intreccio di vanità, sensazionalismo, pressione pubblica, rapporti contorti tra media e pm, quel velenoso pasticcio che in Italia ben conosciamo e che il giornalista anglosassone, con singolare compiacimento racconta così: "Il nome in prima pagina su uno scoop mondiale è come fare sesso".

Amanda KnoxAmanda Knox

 

E fu lui, infatti, a pubblicare sul tabloid per il quale allora lavorava il diario intimo che Amanda aveva scritto in prigione, in uno stato di fragilità e di prostrazione, quando a un certo punto, al solo scopo di destabilizzarla psicologicamente e spingerla a confessare, le fu raccontato dalle autorità italiane - sembra incredibile - che era ammalata di Aids. Ebbene, in quel diario Amanda si confessava, elencava nel dettaglio tutte le persone con le quali aveva avuto rapporti sessuali nel corso della sua giovane vita, le persone dalle quali dunque avrebbe potuto aver contratto la malattia.

Amanda KnoxAmanda Knox

 

Quell' elenco fu pubblicato dal Daily Mail, qualcuno lo aveva passato al giornalista - "Chi mi ha dato il diario che Amanda scrive in carcere? Un giornalista non rivela mai le propri fonti" - e una volta reso pubblico, ebbe l' effetto di confermare e rafforzare in maniera determinante la tesi della procura (confermata in Appello ma poi smontata in Cassazione), dunque la tesi di Mignini, che descriveva Amanda come una malata di sesso, una figura dominante, una mangiatrice di uomini capace di manipolare il suo ragazzo, e coimputato, Raffele Sollecito.

Amanda KnoxAmanda Knox

 

Scrisse il Guardian dopo l' assoluzione definitiva: "Gli inquirenti si sono resi colpevoli di grottesca incompetenza, panico da pressione mediatica e misoginia". Col risultato che di tutta la vicenda, alla fine, non si è capito nulla, se non il fatto che, forse, giustizia non è stata fatta. In carcere resta solo Rudy Guede per "concorso in omicidio". Concorso con chi? E anche nel film, Brian McGinn e Rod Blackhurst lasciano che i dubbi, i retropensieri, le favole torbide formino un insieme stordente, capace d' incarnare ogni suppurazione e insensatezza d' una giustizia degradata a spettacolo.

 

 

GIULIANO MIGNINIGIULIANO MIGNININICK PISANICK PISAGiuliano MigniniGiuliano MigniniAMANDA KNOX PARLA AL SUO ARRIVO A SEATTLE AMANDA KNOX PARLA AL SUO ARRIVO A SEATTLE

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?