asia argento weinstein

“HARVEY WEINSTEIN MI HA MANGIATA. UN ORCO IN MEZZO ALLE GAMBE È UN TRAUMA” - ASIA ARGENTO VUOTA IL SACCO: “ERO SOLO UNA RAGAZZINA E NON HO DENUNCIATO PRIMA PERCHÉ HARVEY WEINSTEIN ERA IL TERZO UOMO PIÙ POTENTE DI HOLLYWOOD. NOI DONNE NON SAREMMO STATE CREDUTE. SAREMMO STATE TRATTATE COME DELLE PROSTITUTE - E POI L’HO FATTO PER LA MIA CARRIERA! 

Gianmaria Tammaro per “la Stampa”

 

ASIA ARGENTO DITO MEDIO

«La cosa più sconvolgente sono le accuse delle donne italiane, la criminalizzazione delle vittime delle violenze». La voce è rotta dall' emozione ma ferma, sicura. Sceglie le parole con cura, una per una. Ogni tanto trema per la rabbia e la frustrazione. Asia Argento è appena tornata in Italia. Dopo la pubblicazione dell' inchiesta del New Yorker in cui ha denunciato di essere stata violentata da Harvey Weinstein, uno dei più potenti produttori di Hollywood, aveva deciso di rimanere in silenzio.

I TWEET DI ASIA ARGENTO SUL CASO WEINSTEIN

 

Ma le polemiche che l'hanno travolta, mettendo in dubbio la veridicità della sua testimonianza e la sincerità dei suoi sentimenti, l' hanno convinta a tornare a parlare. Per questo motivo ora racconta e si racconta, non risparmiandosi sui dettagli di uno degli scandali sessuali più gravi che abbiano mai colpito il mondo dello spettacolo. «Cercare di ricostruire quello che è successo vent' anni fa è stato difficilissimo, credetemi. Mi sono messa in gioco in prima persona e ho fatto in modo che anche altre donne potessero parlare».

asia argento

 

Perché ha deciso di rivelare questa storia a distanza di tanti anni?

«Non sono l' unica che ha deciso di parlare adesso. Hanno parlato tutte ora. "Perché non avete parlato prima?", ci chiedono. Perché Harvey Weinstein era il terzo uomo più potente di Hollywood. Ora è diventato il duecentesimo e il suo potere e la sua influenza si sono sensibilmente ridotti».

I TWEET DI ASIA ARGENTO SUL CASO WEINSTEIN

 

Non pensa che parlare prima avrebbe evitato che altre donne subissero come lei?

«Prima non c' erano stati scandali sessuali come quello di Bill Cosby. E se avessimo parlato allora, noi donne non saremmo state credute. Saremmo state trattate come delle prostitute. Come, tra l' altro, sta succedendo qui in Italia: una cosa di cui mi dispiace tremendamente».

 

Che cosa l' ha ferita maggiormente?

«Non ho ricevuto nessuna critica per il mio comportamento in nessun altro Paese. Ci sono amici che mi mandano articoli usciti in tutto il mondo, in cui nessuno si permette di fare "victim blaming", di colpevolizzare le vittime. Nessuno all' estero. Guardi invece che cosa stanno facendo in Italia contro noi vittime».

 

E lei come reagisce?

asia argento harvey weinstein

«Oggi sono in grado di sopportarlo. Se avessi detto vent' anni fa quello che ho detto oggi, probabilmente non mi sarei più ripresa. Sarei caduta in depressione. E sarebbe stato addirittura peggio di quello che poi mi è successo. Mi creda: dopo quel giorno, non sono più stata la stessa persona».

 

Come ha vissuto questi anni di silenzio?

«Avevo ventuno anni quando è successo. Sa quanto tempo mi ci è voluto prima di capire? Anche se ne parlavo con amici e con amiche, con i fidanzati, questa è una cosa che tenevo seppellita. Una vergogna incredibile, mi creda. Mi ci sono voluti anni per capire che ero una vittima. E per tutto il tempo mi sono sentita colpevole di non essere scappata via, di non aver avuto la forza di dire no».

asia argento scarlet diva

 

Si sente ancora in colpa per questo?

«Io mi sono opposta dieci, cento, mille volte a Harvey Weinstein. Mi ha mangiata. Un orco in mezzo alle gambe è un trauma. Io ero una ragazzina. Questa è una cosa che ricordo ancora oggi. Una visione che mi perseguita. Non c' è bisogno di legare le donne, come dice qualcuno, perché ci sia violenza».

 

harvey weinstein

Che cosa temeva che le potesse accadere, in caso di denuncia all' epoca dei fatti?

«La violenza che io ho subito risale al 1997. In Italia, solo un anno prima lo stupro era diventato crimine contro la persona e non solo contro la morale. Pensi se avessi parlato allora. Come avrei potuto? E poi sì, era per la mia carriera! Un tempo io ci tenevo tantissimo alla mia carriera. Ero giovane e anche io avevo i miei sogni. Non volevo niente da Weinstein, ma non volevo nemmeno che mi distruggesse».

 

ASIA ARGENTO

Fabrizio Lombardo, ex capo di Miramax Italia, nega di averla portata da Harvey Weinstein, come lei invece sostiene.

«Lombardo è un bugiardo. Ci sono tantissime prove e tantissimi testimoni che ribadiscono che quello che ho detto io è vero. La sua è una bugia: chi gli crede? Ho i suoi messaggi ed erano intimidatori: come può sostenere che me li ha mandati per sbaglio? Voleva dirmi che sono una pazza e una prostituta. Con quei messaggi voleva mettermi paura e farmi credere che nessuno mi avrebbe presa sul serio».

 

Dopo il primo incontro in un hotel in Costa Azzurra, lei iniziò una relazione con Weinstein?

«Questa è un' assurda falsità. Una bugia orrenda. Io non ci sono stata insieme cinque anni dopo quella violenza, come insinua qualcuno».

weinstein obama

 

Weinstein cercò di contattarla ancora?

«Alcuni mesi dopo quella violenza, quando ancora doveva uscire "B. Monkey", Weinstein continuava a contattarmi, sì. Continuava a scrivermi e a cercarmi. Mi offriva pellicce e appartamenti. Ricordo che venne a Roma e mi propose di incontrarci per discutere delle strategie per pubblicizzare il film».

ASIA ARGENTO

 

Lei accettò?

«Lo incontrai nella camera di un albergo, nel salottino. Con lui c' era una sua assistente. Ricordo che vedendola mi sentii sollevata. Dopo un po', però, l'assistente se ne andò e successe di nuovo la stessa cosa. Weinstein mi fu di nuovo addosso. Allora mi sentii doppiamente in colpa. Perché mi ero fidata una volta di troppo. Io non volevo. Non mi piaceva. Quando lui iniziò a toccarmi, era come se potessi vedere dall' esterno quello che succedeva. Come se quella ragazza non fossi io».

 

Qual era l'atteggiamento di Weinstein nei suoi confronti?

«Se sente la registrazione pubblicata dal New Yorker, il modo in cui parlava alle donne, scoprirà che cambiava costantemente tono: passava dall' essere un bambino frignone a imporre con violenza quello che voleva. Aveva mille personalità. Mille. E cercava quella che funzionava di più con te. Weinstein era un predatore seriale. L'ha fatto con centinaia di donne. Se lo scandalo non è uscito prima, è perché lui insabbiava tutto. Ha pagato non solo donne, ma anche giornali e giornalisti».

 

kate beckinsale e weinstein

Come cambiò il suo comportamento, nei confronti di Weinstein?

«L'unico mio potere, dopo quella violenza, era non accettare nessun regalo. Era non andare a nessun provino che mi veniva offerto. Io sognavo di diventare la più grande attrice e di vincere il premio Oscar. Erano i sogni di una ragazzina, l'ho detto. "Che bello - pensavo dopo aver girato il film "B. Monkey" - adesso potrò lavorare all' estero". Allora amavo il mio lavoro e ci tenevo. E prima di avere figli era tutto quello in cui credevo. Dopo Weinstein non ho più creduto in niente che riguardasse il mio lavoro».

 

Argento Asia MORGAN

Quindi vi incontraste altre volte?

«Prima di risponderle, mi permetta di ribadirlo ancora una volta: la nostra non era una relazione. Non scherziamo. Non pensiamola nemmeno per un istante questa cosa. Tantissime volte sono riuscita a scappare e a evitarlo. Ero con amiche e lui riusciva a entrare negli alberghi e a trovarmi. Una notte, ricordo, venne a bussare alla porta della mia stanza e io ebbi paura. Al Festival di Toronto volle vedermi a tutti i costi; io lo incontrai insieme a una mia amica e lui si mise a piangere. Come un bambino».

 

In una scena del suo primo film da regista, "Scarlet Diva", il personaggio che lei interpreta subisce delle avances. Le viene chiesto di fare un massaggio. Era un modo per raccontare la sua storia?

harvey weinstein fa il dito medio

«Quando nel 2002 uscì negli Stati Uniti "Scarlet Diva", Weinstein lo vide e mi contattò. Prima mi fece i complimenti e si comportò come un amico, poi mi disse: "Ho visto il tuo film! Che ridere!". Aveva paura che dicessi pubblicamente che in quella scena, quella in cui mi viene chiesto un massaggio, era a lui che mi riferivo. Ma non l' avrei detto».

 

Perché?

«In quel momento, era impensabile fare un film del genere in cui denunciavo non solo quello ma anche altri abusi che avevo subito. Avevo solo 23 anni. Parlarne apertamente mi faceva paura: non volevo sentirmi dire che ero stata debole, che ero stata incapace di difendermi. Io volevo credere in ogni modo di essere una persona diversa».

 

Nessuno le chiese mai se quella scena si riferisse a una sua vera esperienza di vita?

ASIA ARGENTO PER TERRY RICHARDSON

«Mi è successo varie volte. E io ogni volta rispondevo di sì. Ma nessuno poi l' ha riportato. L' ho raccontato ad amici attori, produttori, giornalisti; l'ho detto anche ad amici che non lavoravano in questo ambiente. Ma nessuno ha fatto niente. Per me, certo, ma anche per tutte le altre donne».

 

Poi però ha deciso di farsi avanti in prima persona: come mai?

«Quando mi ha chiamato Ronan Farrow del New Yorker, ho iniziato a raccontargli la mia storia ma solo in via confidenziale e anonima. Sono stata la prima a farlo. Non ce la facevo più. Mi sono consultata con il mio fidanzato e con altre persone a me vicine. Tutti mi hanno incoraggiato. Dopo aver raccontato la mia storia, ho detto a Ronan di dirlo anche alle altre attrici e modelle, e di specificare che avevo deciso di acconsentire alla pubblicazione del mio nome».

 

Che cosa è successo a quel punto?

«Il giorno dopo Farrow mi ha richiamato dicendomi che anche altre donne, spinte dal mio racconto, avevano deciso di farsi avanti. E questo mi sembra importante. Prima non ci era stata data nessuna possibilità. C' era un' omertà assoluta su quest' uomo. Appena ho potuto, appena ci è stata data l'opportunità, tutte noi abbiamo denunciato».

 

In Italia non tutti la pensano così. Non tutti le credono. Non tutti stanno dalla sua parte.

harvey weinstein versione maiale

«La cosa più sconvolgente è che ci sono anche donne tra queste persone. Donne che stanno scrivendo contro di me. Donne che mi stanno denigrando. E questo è grave. Perché sono sicura che anche tante tra queste donne hanno vissuto o anche solo visto cose del genere. E ora fanno finta di niente. Mi accusano di esserci stata».

 

La accusano anche di aver firmato la petizione a favore di Roman Polanski, indagato per pedofilia.

«Roman Polanski fu arrestato in Svizzera. Io non conoscevo la faccenda fino in fondo. Ammetto la mia ignoranza. Fui contattata dal Festival di Cannes. Mi dissero che c' era una petizione e che tutti stavano firmando perché quello che aveva fatto questo giudice a Polanski era contro i diritti di ogni individuo. Io firmai e solo dopo mi sono informata. Ammetto la mia colpa».

ASIA ARGENTO PER TERRY RICHARDSON

 

Si è pentita?

«Mi ero fidata e mi sono sbagliata. C'erano tantissimi colleghi coinvolti e che avevano firmato. Io non avevo letto bene il caso. E poi Polanski era uno dei miei registi preferiti. Lo ripeto: mi fidai, sbagliando. E di questo mi sono profondamente vergognata. E ora mi vergogno ancora di più. Nessuno mi costrinse, voglio precisarlo. Ma mi fidai. E oggi dico pubblicamente che vorrei non averlo mai fatto».

 

Dopo essersi fatta avanti insieme alle altre donne e aver raccontato quello che le è successo, cosa spera che accada?

«L'unica cosa in cui ora spero, anche dopo aver rivissuto questa terribile esperienza ed essere stata insultata nel mio Paese - e solo nel mio Paese! - è che ci sia un risveglio tra quelle di noi che hanno subito. Che sempre più donne dicano basta. Ora questi uomini, questi mostri, dovranno avere paura così come noi, ogni volta che li abbiamo incontrati, che siamo rimaste da sole con loro, ne abbiamo avuta».

OBAMA WEINSTEIN

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